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Da aziende di stato
a imprese di Partito?
Per Xi “controllo” fa rima
con “competizione”

Da imprese pubbliche con management relativamente autonomi, a compagnie le cui decisioni devono essere sottoposte obbligatoriamente al vaglio preventivo del Partito comunista cinese. Il rafforzamento del controllo del Partito sulle aziende di stato (Soe) – uno dei cavalli di battaglia della “Nuova era” proclamata dal presidente cinese Xi Jinping – è stato dettagliato in un nuovo regolamento, varato dal Comitato centrale, che ha l’obiettivo di “rafforzare complessivamente la direzione delle aziende di stato da parte del Partito comunista”.

 

È la prima volta che il CC del Pcc elenca ufficialmente ruolo e compiti dei comitati di Partito all’interno delle aziende possedute (interamente o maggioranza) dallo stato: un centinaio di colossi che fanno riferimento direttamente a Pechino, e migliaia di compagnie dei settori più disparati che dipendono dagli enti locali che, complessivamente, generano tra il 23%-28% del prodotto interno lordo, impiegando il 5%-16% della forza lavoro cinese (Banca mondiale 2017).
Secondo il regolamento – entrato in vigore lo scorso fine settimana -, in ogni Soe nella quale siano impiegati almeno tre iscritti al Partito deve essere istituito un organo del Pcc (i dati ufficiali pubblicati nel 2018 dal Partito indicano che, nel 2017, erano già presenti organi di Partito nel 93% delle Soe).

 

Il regolamento chiarisce che “tutte le principali scelte industriali e di management devono essere discusse dall’organo aziendale del Partito comunista prima di essere presentate al consiglio di amministrazione o al management per decidere in merito”. Secondo lo stesso regolamento – riportato dal quotidiano hongkonghese South China Morning Post – la carica di segretario di Partito e di presidente del consiglio di amministrazione di una Soe dovranno essere ricoperte dalla “stessa persona”. Così come la poltrona di general manager dovrà coincidere con quella di vice segretario di Partito. Inoltre, per le Soe che ricadono direttamente sotto l’autorità del governo centrale, è prevista all’interno del consiglio di amministrazione la presenza anche di un “vice segretario di Partito particolare”, senza alcuna funzione manageriale, ma incaricato dello “sviluppo del Partito” (all’interno dell’azienda, nda).

 

Il rafforzamento del potere del Partito all’interno delle aziende di stato va visto nel contesto della riforma – attesa per il primo trimestre 2020 -, che traccerà un piano triennale di sviluppo in base al quale molte Soe aprirebbero all’ingresso di capitale privato (con quote di minoranza), nel tentativo di renderle più produttive (nel 2019, i profitti delle Soe sono aumentati del 5,3% rispetto all’anno precedente) e proiettarle sempre più sui mercati internazionali. In sostanza le aziende di stato sono a caccia di manager e amministratori competenti, efficienti e di caratura globale, che però dovranno agire in stretto coordinamento con il Partito.

 

È chiaro che il controllo del Pcc sulle aziende di stato non potrà prescindere da negoziazioni e concertazioni tra questi tecnici e i funzionari di Partito, dal momento che questi ultimi non possiedono le competenze per determinare strategie industriali efficaci per un settore tanto vasto e articolato. Inoltre il rafforzamento della supervisione del Partito mira a limitare l’indipendenza delle Soe anche per frenare le gestioni allegre che, negli ultimi decenni, hanno portato molte di queste aziende sull’orlo del fallimento.

 

Ma con il nuovo regolamento – ancora una volta – il Pcc rivendica apertamente la linea del complessivo rafforzamento del Partito-stato emersa dal XIX Congresso (ottobre 2017): anche sull’economia, proprio nella fase in cui è sottoposta a un processo di profonda trasformazione che dovrebbe ammodernare il sistema manifatturiero. Ma, soprattutto, l’economia è tra i principali terreni di scontro con gli Stati Uniti, che continuano invano a chiedere a Pechino ulteriori riforme di (aperture al) mercato, nel tentativo di indebolire proprio quel settore statale cinese che punta a diventare un concorrente globale sempre più accanito delle corporation Usa.