Visto da Pechino

Pace e cooperazione,
la posta in gioco
del vertice Trump-Xi




I

l primo faccia a faccia tra il presidente cinese, Xi Jinping, e quello statunitense, Donald Trump, del 6-7 aprile prossimo avrà profonde implicazioni politiche, economiche e militari per il mondo e, in particolare, per il Pacifico occidentale. I colloqui nel resort di Trump a Mar-a-Lago ricordano la visita del 2013 di Xi all’ex presidente Barack Obama nella tenuta di Sunnylands in California, tre mesi dopo che il leader cinese aveva assunto l’incarico. Oggi come allora, l’incontro tra Xi e Trump dovrebbe servire alle due maggiori potenze economiche del Pianeta come opportunità per rafforzare la comprensione reciproca, promuovere gli interessi comuni e mettere da parte le divergenze.

 

Si tratta di un incontro fondamentale, perché arriva in un momento in cui entrambi i paesi si stanno battendo per superare difficoltà crescenti. Trump e la sua amministrazione hanno subito battute d’arresto in patria a causa delle loro controverse politiche e delle loro mosse eccentriche fin dalla suo ingresso nella Casa Bianca. Trump non è riuscito a far passare il progetto repubblicano per rimpiazzare l’Obamacare, i tribunali hanno bloccato il suo bando nei confronti di cittadini provenienti da sei nazioni a maggioranza musulmana ed è rimasto invischiato in inchieste del Congresso per l’interferenza della Russia nelle elezioni di novembre e presunti legami tra Mosca e il team di Trump.

Trump si trova inoltre ad affrontare spinose questioni internazionali, come promuovere la stabilità in Medio Oriente, la lotta all’ISIS e resettare le relazioni tra Stati Uniti e Russia.

 

La Cina ha di fronte le sfide del suo rallentamento economico, quella dell’aumento dei rischi del suo sistema finanziario, con tutti i problemi sociali che ne derivano. Quest’anno nel Paese andrà in scena il XIX Congresso del Partito comunista, durante il quale verrà scelta una nuova leadership (dovrebbero essere sostituiti cinque membri su sette – esclusi Xi Jinping e il premier Li Keqiang – del Comitato permanente del Politburo, l’organismo che, di fatto, governa la Cina, ndt), e il governo deve continuare a promuovere la Belt and Road Initiative per migliorare le sue relazioni diplomatiche.

L'incontro tra Xi e Obama avvenne nel difficile contesto del riequilibrio dei rapporti di forza provocato dall'ascesa della Cina, ma oggi la relazione bilaterale è sottoposta a stress ancora maggiori
 

Su questo sfondo, un rapporto stabile tra Cina e Stati Uniti gioverebbe a entrambi i paesi. Quattro anni fa, il presidente Xi e Obama si videro in un momento delicato, mentre l’ascesa della Cina spingeva verso un riequilibrio del potere globale e metteva alla prova la relazione bilaterale. Oggi, l’incontro tra Xi e Trump avviene in un contesto ancora più complesso. Complessità che in parte derivano dall’imprevedibilità dell’amministrazione Trump. Da quando è entrato nello Studio ovale, il presidente Trump ha turbato i cinesi con una telefonata non convenzionale con la leader di Taiwan Tsai Ing-wen e ha ripetuto le sue precedenti bastonate contro la Cina su commercio e valuta. Nel febbraio scorso tuttavia il presidente Trump si è impegnato a onorare la politica “Una sola Cina” durante la prima conversazione telefonica con la sua controparte cinese. Questa promessa ha evitato che la relazione tra Cina e Stati Uniti si deteriorasse ulteriormente e ha rappresentato l’indispensabile premessa per il prossimo meeting tra i due capi di Stato.

Dall’incontro in California tra Xi e Obama nel 2013, a molte questioni che preoccupano entrambi i paesi non è stata trovata una soluzione: problemi come la ripresa economica globale, le tensioni nella penisola coreana, la cybersecurity e le contese territoriali nella regione Asia-Pacifico. Al contrario alcuni motivi di frizione, in particolare il programma nucleare della Corea del nord, si sono fatti più acuti. Nel frattempo, il dietrofront sulla globalizzazione e sulle politiche per contrastare i cambiamenti climatici operato dall’amministrazione Trump ha lasciato a Washington e Pechino con un territorio comune più piccolo su cui operare assieme.

Questi problemi persistenti e pressanti evidenziano il significato e la posta in gioco dell’incontro tra Xi e Trump nei primi 100 giorni dall’entrata in carica di quest’ultimo.

Nella relazione tra i due Paesi ci sono anche segnali positivi. In un recente incontro con il presidente Xi, il segretario di Stato USA Rex W. Tillerson ha dichiarato che “gli Stati Uniti sono pronti a sviluppare con la Cina rapporti basati sul principio ‘nessun conflitto, nessuno scontro, rispetto reciproco e cooperazione win-win'”, che ricorda il concetto espresso da Xi di “un nuovo tipo di relazione tra grandi potenze”. Xi ha risposto a Tillerson che i due paesi possono essere buoni partner e, finché entrambe le parti manterranno una comprensione reciproca, le relazioni procederanno “nel modo giusto”.

 

Malgrado le differenze, c’è ancora un grande terreno comune per il dispiegamento della partnership Cina-Stati Uniti, rappresentato soprattutto dai 519,6 miliardi di dollari di scambi bilaterali. Nonostante le dichiarazioni dure sul commercio da parte dell’amministrazione Trump, il mercato cinese è molto importante per l’economia statunitense. Nel 2015, la relazione commerciale Stati Uniti-Cina ha mantenuto circa 2,6 milioni di posti di lavoro negli USA e ha fatto risparmiare mediamente alle famiglie statunitensi fino a 850 dollari, grazie ai prodotti di consumo a buon mercato, secondo uno studio della US-China Business Council pubblicato nel gennaio scorso.

 

Nello stesso tempo, la Cina dovrebbe accelerare l’apertura dei suoi mercati per adattarsi al nuovo contesto economico globale. Ad esempio il mese scorso a Pechino un economista statunitense ha illustrato ai leader cinesi la questione delle tariffe sulle auto. Alle esportazioni di automobili cinesi negli Stati Uniti non viene applicata praticamente nessuna imposta e le aziende automobilistiche cinesi possono impiantarsi liberamente negli Stati Uniti. Al contrario, la Cina impone una tariffa del 25% sull’importazione di macchine statunitensi e ha fissato una serie di regole sulle joint venture per quanto riguarda il settore. Si tratta di regole che potevano essere considerate ragionevoli quando l’economia cinese era alle prime armi. Ma ora la Cina è la seconda economia del pianeta e – secondo l’economista USA – queste regole andrebbero modificate. E da questi cambiamenti trarrebbero vantaggio anche le riforme interne della Cina.

 

Ma certo i legami Cina-Stati Uniti vanno oltre la loro relazione bilaterale e riguardano un’ampia sfera di questioni tra le quali in particolare la Corea del nord e il Mar cinese meridionale. Se i due paesi non possono mantenere una solida interazione – o se, addirittura, la loro relazione peggiorerà – ciò non soltanto danneggerà l’ambizione della Cina di portare avanti la sua Belt and Road Initiative, ma alimenterà speculazioni su un conflitto tra la potenza guida del Pianeta, gli Stati Uniti, e quella in ascesa, la Cina.

 

Il futuro dei rapporti sino-statunitensi, la relazione bilaterale più importante del Pianeta, dipende da entrambe le parti. Per quanto riguarda la Cina, proseguire i suoi sforzi di riforma e mantenere il suo impegno a continuare ad aprire al mondo la sua economia aiuterà a espandere gli interessi reciproci di Cina e Stati Uniti e a mantenere la stabilità di lungo termine della sua relazione con gli Stati Uniti. Ciò a sua volta alimenterà un contesto internazionale dal quale potrà trarre vantaggio il futuro sviluppo della Cina. Dunque il presidente Trump e il presidente Xi dovrebbero fare in modo che il loro incontro assicuri una sana relazione bilaterale non soltanto per i prossimi quattro anni, ma ben oltre.


Tratto da Caixin

 



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