Visto da Pechino

Cina “potenza rivale”,
la strategia di Trump
salto in un passato buio




I

l 18 dicembre scorso, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha pubblicato il suo primo documento di strategia di sicurezza nazionale, nel quale ha bollato Cina e Russia come “concorrenti” e “potenze rivali” che cercano di danneggiare gli interessi nazionali statunitensi su tutti i fronti.

 

La nuova strategia chiarisce che la politica di “America First” di Trump è concentrata sull’aumento di competizione tra paesi, in base alla vecchia idea secondo la quale la competizione, piuttosto che la cooperazione, caratterizza lo scenario internazionale attuale.

 

Il documento rivela che gli Stati Uniti non hanno rinunciato alle loro ambizioni egemoniche e che fanno di tutto per assicurarsi che le potenze mondiali cresceranno sotto l’egida degli e non con gli Stati Uniti, e comunque mai più degli Usa. Esso rivela inoltre la determinazione a promuovere un sistema globale serva meglio gli interessi degli Stati Uniti, invece che quelli della comunità globale.

 

Ma il nuovo documento non è privo di contraddizioni. Ad esempio, esso dichiara che l’America non imporrà mai agli altri i suoi valori seppure, nello stesso tempo, prefiguri una strategia per creare un mondo di Stati acquiescenti che sostengano gli interessi e riflettano i valori americani, a beneficio della sicurezza e della prosperità dell’America.

Nel 2016 il volume del commercio bilaterale tra i due paesi ha superato i 550 miliardi di dollari, con oltre 200 miliardi di investimenti nelle due direzioni

In un certo senso, questa strategia segnala un ritorno al lato oscuro della storia, quando le relazioni internazionali erano definite da giochi a somma zero. Enfatizza in maniera eccessiva la dimensione competitiva della politica internazionale e non riesce a tracciare un percorso per dare più spazio alla cooperazione. In realtà, simili documenti vengono dimenticati in fretta. Tuttavia se questa strategia venisse applicata interamente, si rivelerebbe controproducente rispetto all’obiettivo di rendere l’America nuovamente grande.

 

Certo, tra Cina e Stati Uniti c’è competizione, ma le rispettive economie sono più complementari che concorrenti. Ad esempio, nel 2016 il volume del commercio bilaterale tra i due paesi ha superato i 550 miliardi di dollari, con oltre 200 miliardi di investimenti nelle due direzioni. Inoltre, 2,6 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti dipendono dalla relazione con la Cina, che Pechino vuole continuare a costruire assieme agli Stati Uniti.

 

Rispondendo all’appena pubblicata strategia statunitense, l’ambasciata cinese a Washington ha dichiarato che la Cina resterà sempre impegnata a favore della pace mondiale, dello sviluppo globale e dell’ordine internazionale, ma ha aggiunto che porre gli interessi nazionali di alcuni paesi al di sopra di quelli comuni ad altri paesi e di quelli della comunità internazionale è egoistico e contribuirà a isolare gli Stati Uniti.
Secondo l’ambasciata cinese, gli Usa devono abituarsi all’ascesa della Cina e accettarla, ed è arrivato il momento che gli Stati Uniti abbandonino la loro superata mentalità a somma zero e lavorino con la Cina su un comune obiettivo di prosperità e progresso per tutti.

 

La Cina e gli Stati Uniti sono obbligati a cooperare, ma i due paesi hanno visioni radicalmente diverse sul futuro dei rapporti internazionali. A differenza degli Stati Uniti, la Cina ha espresso una visione e un approccio che prevedono apertura, inclusione e cooperazione win-win. Ora resta da vedere se la nuova strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti sarà davvero applicata, ma il riconoscimento da parte della Cina che è la cooperazione a definire l’attuale quadro globale, la pone chiaramente dalla parte giusta della storia.



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