Visto da Pechino

Panama, così rinasce
la potenza marittima
della Cina di Xi Jinping




Nel lontano 1434, l’Imperatore della dinastia Ming bloccò tutti i viaggi per mare delle immense navi della flotta dell’ammiraglio Zheng He. La via della Seta marittima a quel tempo era per la grande Cina una solida realtà che si estendeva dal Vietnam alla Penisola Arabica, e le navi cinesi dominavano l’Oceano Indiano. Poi più nulla. La Cina tornò ad essere un impero soltanto terrestre. Mentre piccoli paesi europei – Portogallo, Spagna, Francia, Olanda, Inghilterra – si apprestavano di lì a pochi anni a scoprire l’America e a colonizzare, via mare, il mondo intero.

 

Quando nel 1492 Cristoforo Colombo vide terra dalla sua piccola caravella credette di essere arrivato proprio in Asia orientale. Non poteva immaginare che, per quella via, prima di approdare sulle coste della Cina raccontata da Marco Polo, si sarebbe dovuto attraversare il nuovo continente americano e poi l’intero Oceano Pacifico.

 

Nel 1522 la spedizione di Magellano, per la prima volta nella storia, completò il giro del mondo via mare. Ma per farlo dovette prima circumnavigare l’America del Sud – per passare dall’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico – e poi circumnavigare l’Africa – per passare dall’Oceano Indiano all’Oceano Atlantico. Solo con la costruzione in Egitto del Canale di Suez nel 1871 e la costruzione in America Centrale del Canale di Panama nel 1914, questo problema venne definitivamente risolto, riducendo nettamente i tempi di navigazione.

 

Nel 2012 una nave militare cinese, non a caso battezzata “Ammiraglio Zheng He”, per la prima volta nella storia concluse il giro del mondo in solitaria, passando attraverso il Canale di Suez il 27 maggio e per quello di Panama il 9 luglio. Così la Cina è tornata, anche simbolicamente, alla sua antica vocazione marittima, riallineandosi oggi agli stessi livelli di molte marine militari, esclusa quella degli Stati Uniti, che resta la dominatrice dei mari con le sue undici super portaerei.

Oltre 150 mila cinesi risiedono a Panama, dove lavorano nei settori bancario, edile, tecnologico e culturale. E il Trade Development Office verrà presto convertito in vera e propria Ambasciata

Tuttavia la sfida globale intrapresa dalla Cina non sembra focalizzata sul piano militare, ma piuttosto su quelli diplomatico e commerciale. In questi campi Pechino sta procedendo con passo costante e senza particolari clamori. Le imprese cinesi sono presenti in tutti gli angoli del mondo, dove sono arrivate senza sparare un colpo! I capitali cinesi sono investiti massicciamente nelle opere pubbliche di tantissimi paesi, soprattutto quelli in via di sviluppo, in Asia, in Africa, in Centro e Sud America, ma in Occidente l’opinione pubblica sembra non essersene accorta.
Il 13 giugno 2017 è una data importante, che segna l’ennesima silenziosa vittoria cinese. Panama, ex colonia spagnola, ex simbolo del dominio commerciale statunitense sui mari, celebra la sua piena adesione alla via della Seta marittima, diventandone uno snodo fondamentale con il suo Canale, che proprio aziende cinesi hanno contribuito negli ultimi anni a modernizzare. L’inaugurazione del nuovo Canale risale proprio al giugno dell’anno scorso ed è stata celebrata dal passaggio di una nave cinese super-conteiner della COSCO Shipping. Quasi una premonizione. La Cina era già il secondo utilizzatore internazionale del Canale, ma ora all’interesse commerciale per quest’ultimo si aggiunge per Pechino la vittoria diplomatica, anche questa costruita con le leve del lavoro, del profitto e del denaro. Infatti il governo panamense ha dato il ben servito alla signora Tsai Ing-wen, presidente “indipendentista” di Taiwan, dando mandato a un’altra donna, Isabel de Saint Malo de Alvarado, ministro degli esteri di Panama, di sottoscrivere il riconoscimento ufficiale della Repubblica Popolare come unica Cina, relegando sul piano internazionale l’isola di Taiwan a una regione sotto l’imperio di Pechino.
Un fatto questo che, secondo Jiang Shixue – direttore del Latin America research center della Università di Shanghai – potrebbe innescare, nel prossimo futuro, un effetto domino sui 20 paesi (collocati soprattutto proprio nell’area caraibica) che ancora riconoscono Taiwan come Stato sovrano.

 

Secondo gli ultimi dati, 150 mila cinesi risiedono in Panama e lavorano nei settori bancario, edile, logistico, tecnologico e culturale. A breve, a seguito del recente accordo, il China-Panama Trade Development Office verrà convertito in vera e propria Ambasciata. Senza contare che una azienda cinese ha iniziato i lavori per un nuovo canale per il passaggio di grandi navi container nello stato del Nicaragua, più a nord. Giusto per ricordare che se il futuro è imprevedibile, ciò non autorizza a chiudere gli occhi sul presente e a far finta di non vedere che non c’è più mare e paese del mondo in cui la Cina non sia vicina.



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