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Il nuovo ordine cinese
contro la giungla
del neoliberismo

Negli ultimi anni, nei paesi occidentali si sono verificate frequenti esplosioni di disordine, in particolare a partire dal 2016. Una gran quantità di rifugiati dal Medio Oriente si è riversata in Europa, scuotendo la stabilità politica di quasi tutti i paesi del Vecchio continente; il referendum sulla Brexit ha contagiato l’economia mondiale con una insicurezza persistente; la tendenza anti-globalizzazione e la rapida espansione del populismo hanno consentito alle forze della destra di rafforzarsi in molti paesi; e i paesi occidentali stanno subendo attacchi terroristici con una frequenza senza precedenti. Intanto, la crisi del debito, quelle della finanza e del welfare hanno provocato la stagnazione o addirittura il declino degli standard reali di vita della maggior parte dei comuni cittadini. In breve, nel momento in cui il disordine in Occidente è diventato una fonte primaria di incertezza e instabilità globale, è lo stesso modello occidentale che viene messo duramente alla prova.

 

Al contrario, l’ordine della Cina funziona. Nell’arco di pochi decenni, la Cina ha utilizzato un modello che l’Occidente rifiuta di riconoscere per conseguire la sua rapida ascesa, stupendo lo stesso Occidente e il mondo intero. Specialmente a partire dal 2012 – quando il Partito comunista cinese ha celebrato il suo XVIII Congresso nazionale – il Comitato centrale del Pcc, sotto la guida di Xi Jinping, ha, in maniera accorta e coraggiosa, concepito progetti strategici, affrontando in maniera approfondita questioni che vanno dalla lotta alla corruzione e la promozione dell’integrità, al rafforzamento delle riforme. Con la creazione di un metodo completamente nuovo per il governo nazionale e mantenendo una forte determinazione politica in ogni area del Paese, la Cina ha portato a picchi mai raggiunti finora la sua economia, le sue capacità in ambito scientifico e tecnologico, nel settore della difesa, nonché la sua influenza internazionale.

 

La Cina è attualmente la seconda economia più grande del pianeta e il principale motore della crescita economica del mondo. Ha fornito il maggior contributo all’eliminazione della povertà, dato vita alla più grande classe media ed è diventata uno dei paesi in cui la sicurezza dei cittadini è maggiormente tutelata. Nel momento in cui l’esperienza e i principi della Cina fanno irruzione sul palcoscenico globale, essi forniscono una serie di soluzioni cinesi a complicate problematiche di governance globale. Secondo un sondaggio del 2016 dell’agenzia francese Ipsos, l’89% dei cinesi ritiene che il suo paese sta andando nella giusta direzione, contro il 36% degli statunitensi e il 13% dei francesi.

 

Sia l’ordine cinese sia il disordine occidentale si sdipanano sullo sfondo di una prolungata globalizzazione. Dunque perché, al cospetto di questa globalizzazione, la Cina è riuscita a instaurare l’ordine, mentre l’Occidente è sprofondato nel disordine e perfino nel caos?

 

 

I. Percezioni e strategie diverse riguardo alla globalizzazione

La globalizzazione che Stati Uniti ed Europa hanno fatto di tutto per promuovere nell’arco di un prolungato periodo di tempo è essenzialmente una globalizzazione neoliberista che serve gli interessi del capitale monopolistico internazionale. Caratterizzato anzitutto da liberalizzazioni, privatizzazioni e mercatizzazione, il neoliberismo promuove la deregolamentazione economica e ha come forza motrice l’obiettivo della massimizzazione del profitto, in molti casi anche sostenendo la “legge della giungla” dove il forte prevale sul debole. Parallelamente, al fine di promuovere politiche che massimizzino gli interessi del capitale, il neoliberalismo porta avanti anche la richiesta della cosiddetta “democratizzazione politica”. In quanto vincitori della Guerra fredda, i paesi occidentali ritengono che assieme alla globalizzazione economica neoliberista tutti i paesi accetteranno inevitabilmente il loro modello di democrazia neoliberale.

 

 

La globalizzazione economica dominata dal neoliberismo ha permesso a molti paesi occidentali di raggiungere un benessere incredibile. Tuttavia, proprio mentre il capitale occidentale si espande all’estero, gli stessi paesi occidentali stanno sperimentando una serie di problemi tra cui delocalizzazione, deindustrializzazione e grave disoccupazione. In mancanza di sistemi di redistribuzione equi in questi paesi, a pagare il prezzo della globalizzazione è la gente comune, mentre la maggior parte dei benefici sono appannaggio della minoranza più ricca. Ciò ha causato l’impennata della popolazione impoverita, l’aumento delle diseguaglianze economiche e la diffusione all’interno della società di sentimenti di antagonismo e divisione. In base alle stime del premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, il reddito medio reale delle famiglie statunitensi nel 2014 era inferiore a quello del 1989. Attualmente un americano su sette vive al di sotto della soglia di povertà. Nello stesso tempo, lo 0,1% più ricco degli statunitensi possiede una quantità di ricchezza quasi pari a quella del 90% della popolazione Usa.

 

 

In conseguenza della promozione in tutto il mondo di politiche economiche neoliberiste da parte dei paesi occidentali, le risorse economiche primarie di molti paesi in via di sviluppo sono controllate dal capitale occidentale. E perfino i risparmi dei cittadini comuni possono essere saccheggiati nei crolli di Wall Street. Paesi che “importano” la democrazia occidentale sono o diventati dipendenti dall’Occidente, oppure hanno subito un drastico degrado della vita politica, sfociato in conflitti interni o addirittura nella guerra. E i paesi occidentali stanno ancora oggi pagando il prezzo per il loro intervento nel processo politico del Medio Oriente e la distruzione della stabilità politica regionale. La continua escalation della crisi dei rifugiati e gli attacchi terroristici sono direttamente attribuibili alla mancanza di una buona governance nella regione, all’accumulazione e alla precipitazione di fattori di instabilità.

 

 

Sebbene si sforzi costantemente e attivamente di integrarsi nel flusso della globalizzazione, la Cina rifiuta la globalizzazione politica, o “occidentalizzazione”. Il popolo cinese considera la globalizzazione economica una grande tendenza storica alla quale bisogna adattarsi, ma nello stesso tempo riconosce che si tratta di un’arma a doppio taglio: maneggiata correttamente porterà benessere alla popolazione, ma utilizzata impropriamente può essere foriera di disastri.

 

Per questo motivo, non soltanto la Cina rifiuta di abbandonare il socialismo, ma continuerà a utilizzare i vantaggi istituzionali del socialismo per sconfiggere i difetti e gli abusi della globalizzazione neoliberista ed eventualmente andare oltre il capitalismo. La Cina ha mantenuto la sua determinazione strategica pur integrandosi nella globalizzazione, esplorando e aderendo a un percorso di sviluppo che è adatto alle sue condizioni nazionali. Ha sempre promosso un’idea di sviluppo incentrata sulle persone, insistito sull’equità sociale e sulla giustizia, e permesso a persone di diversi strati sociali di condividere i frutti della globalizzazione. Come risultato di ciò, il paese ha raggiunto la ribalta internazionale e accumulato le possibilità economiche e politiche necessarie a favorire il cambiamento dell’ordine mondiale.

 

 

II Assetti istituzionali diversi

L’assetto istituzionale del socialismo con caratteristiche cinesi ha trasformato la Cina in una protagonista del processo di globalizzazione e permesso alla grande maggioranza del popolo cinese di trarne benefici. Mentre è ovvio che da questo punto di vista le istituzioni occidentali hanno fallito.
1. Riguardo alle istituzioni politiche

La differenza principale tra le istituzioni della Cina e quelle dei paesi occidentali è che la prima può contare su una forza politica che rappresenta gli interessi collettivi del popolo mentre i paesi occidentali no. In Occidente differenti partiti politici rappresentano gli interessi di gruppi sociali diversi. A causa di ciò, le politiche nazionali vacillano costantemente, i partiti politici e i gruppi d’interesse entrano spesso in conflitto tra loro e si perde facilmente la bussola dello sviluppo nazionale. Al contrario, il Partito comunista cinese è un partito politico interamente al servizio del popolo, e ha svolto il ruolo di guida, di regolatore e di coordinatore lungo tutto il percorso di modernizzazione del Paese. Oggi il Pcc è diventato il partito più forte al mondo per capacità di pianificazione strategica e di attuazione, di integrazione sociale, di riformare e di innovare. Ciò ha permesso alla Cina di sconfiggere il populismo, le visioni di corto raggio, l’antagonismo sociale, il legalismo e molti altri problemi tipici della globalizzazione neoliberista.

 

2. Riguardo alle istituzioni economiche

Al fine di salvaguardare gli interessi del capitale, il neoliberismo promuove un’economia di mercato improntata al laissez-faire e si oppone duramente a qualsiasi forma di controllo o intervento governativo. Tuttavia, la globalizzazione capitalista senza vincoli e la finanziarizzazione hanno indebolito gli effetti stabilizzatori delle politiche macroeconomiche dei governi. In conseguenza di ciò, molti paesi occidentali sono scivolati in crisi finanziarie, crisi del debito e crisi economiche mentre il reddito medio delle loro popolazioni ha subito una lunga stagnazione e le loro proprietà si sono svalutate in maniera significativa. Al contrario, l’economia socialista di mercato della Cina rappresenta un modello sostanzialmente nuovo, che combina in maniera organica la “mano invisibile” e la “mano visibile” e garantisce lo sviluppo congiunto dei settori pubblico e privato. Essa trae vantaggio dall’economia di mercato per ottimizzare la distribuzione delle risorse mentre, nello stesso tempo, può contare sul socialismo per garantire appieno equità e giustizia. Questo modello è alla base del miracolo della rapida ascesa della Cina e dei sostanziali miglioramenti nelle condizioni di vita della grande maggioranza della sua popolazione, e pertanto rappresenta un sistema istituzionale migliore del modello economico neoliberista.

 

3. Riguardo ai modelli di governance sociale

Il liberalismo occidentale dà priorità ai diritti individuali, mentre abbraccia una visione passiva dello Stato, considerando quale unica funzione di quest’ultimo la protezione dei diritti e delle libertà degli individui. Nei periodi di crescita economica, nelle società occidentali i diversi interessi sono relativamente bilanciati e il funzionamento della società si mantiene sostanzialmente stabile. Tuttavia, quando l’economia entra in una fase di declino, le democrazie rappresentative in Occidente fanno fatica ad affrontare le crisi che emergono a causa delle difficoltà di sostenere i programmi di welfare sociale, del drammatico divario della ricchezza e dell’intensificazione dei conflitti tra etnie, tra i gruppi d’interesse, e tra i diversi settori della gerarchia sociale. In confronto, nonostante la sua popolazione di 1,3 miliardi di persone, il suo immenso territorio e sebbene non abbia ancora raggiunto uno sviluppo equilibrato, la Cina ha raggiunto una stabilità sociale senza precedenti, ha assicurato a circa metà della sua popolazione copertura pensionistica e programmi di assistenza medica, e ha ormai una quantità di proprietari di immobili e standard di sicurezza pubblica superiori di quelli occidentali. Questi risultati sono stati resi possibili dalla creazione dall’esplorazione e dalla pratica di una serie completa di meccanismi istituzionali che si adattano alle condizioni nazionali uniche della Cina. Le caratteristiche più rilevanti di questo modello sono l’istituzione di un’interazione positiva tra il paese e la società e di un modello di governance sociale caratterizzato dalla leadership del Partito e del governo, dalla collaborazione del settore non governativo, e dalla partecipazione del pubblico.

 

III Differenze nell’equilibrio tra tre forze della governance nazionale

A un livello più profondo, l’ordine della Cina e il disordine dell’Occidente sono attribuibili a enormi differenze nell’equilibrio di tre fattori della governance nazionale: le forze politiche, quelle sociali, e il capitale.

 

In molti paesi occidentali si registra un profondo squilibrio tre politica, società e capitale, dal momento che quest’ultimo svolge un ruolo dominante. Negli Stati Uniti due verdetti della Corte suprema, nel 2010 e nel 2014, hanno abolito i limiti ai contributi delle corporation, dei sindacati e di singoli individui alle campagne elettorali. Il ruolo dominante del capitale evidenzia che la politica negli Usa manca della necessaria indipendenza e neutralità e che anche le loro forze sociali sono profondamente influenzate dal capitale. Per esempio i media, che dovrebbero costituire il cosiddetto “quarto potere”, in realtà possono solo soddisfare le richieste dei capitalisti invece che riflettere la volontà e le aspirazioni dei comuni cittadini, perché sono controllati dal capitale monopolistico. Come risultato diretto di ciò, la democrazia occidentale diventa una democrazia che serve il capitale monopolistico e nella quale gli interessi della gente comune devono dare la precedenza a quelli del capitale monopolistico, le differenze di ricchezza aumentano drasticamente, e la maggior parte dei comuni cittadini non può trarre beneficio dalla globalizzazione.

 

Altri paesi occidentali invece hanno forze sociali così potenti che non riescono a tenere sotto controllo le spinte verso il populismo e l’estremismo. Nello stesso momento, a causa della costante pressione della competizione elettorale, le forze politiche di questi paesi non hanno nemmeno la capacità di promuovere integrazione sociale, riforme e innovazione. E così in Europa attualmente il dilemma politico è proprio quello dello sbocco di forze sociali troppo forti che impediscono la creazione della sinergia necessaria per favorire le riforme.

 

In confronto, il potere politico in Cina mantiene la sua indipendenza unica dal capitale e dalle forze sociali. Mentre conserva una sorta di equilibrio con le altre due forze, il potere politico in Cina mantiene la sua capacità regolatoria e guida le forze sociali e il capitale. Questo è il motivo fondamentale per cui la Cina è riuscita a trarre beneficio e ad evitare le conseguenze negative della globalizzazione, la ragione dell’ascesa del Paese, quella per cui la vasta maggioranza dei cittadini comuni è riuscita a trarre benefici considerevoli dalla globalizzazione.

 

L’ascesa della Cina rappresenta senza dubbio un miracolo senza precedenti nella storia dell’umanità. L’ordine del Paese si regge su istituzioni esse stesse fondate su caratteristiche trasmesse dall’antica civiltà cinese, sul retaggio rivoluzionario del socialismo con caratteristiche cinesi, e su numerose lezioni tratte da altre civilizzazioni del mondo. In una prospettiva di medio-lungo termine, l’implicazione più significativa dell’ascesa della Cina per il mondo non è data soltanto dagli effetti globali dell’avanzata verso la prosperità di 1/5 della popolazione mondiale, ma anche dall’esperienza apportata da una serie completa di strumenti politici, economici e sociali che aiuteranno l’umanità a costruire società migliori.

 

 

 

Tratto dal numero 15 (2017) di Qiushi, la rivista di teoria del Partito comunista cinese