Visto da Pechino

Anti-dumping, la Cina
boccia il “muro
protezionista” dell’Ue




Il gruppo di negoziatori del Parlamento europeo e di ministri dell’Unione europea (Ue) ha raggiunto martedì scorso a Strasburgo un accordo informale su nuovi metodi d’inchiesta anti-dumping che fa temere che l’organismo paneuropeo punti a rafforzare il suo muro di protezionismo.

 

Quest’intesa informale verrà votata il prossimo 12 ottobre nella Commissione commercio internazionale e poi dall’intero Parlamento nella sessione plenaria prevista per il mese prossimo a Strasburgo. L’Ue si sta avviando a costruire una nuova barriera anti-dumping.

Secondo il comunicato stampa pubblicato sul sito internet del Parlamento, la Commissione europea dovrà riferire nei dettagli sulle condizioni specifiche dei paesi esportatori, concentrandosi su “distorsioni significative” di prezzi e costi e fornirà inoltre indicazioni chiare su cosa si intende per “distorsioni”.

 

Tuttavia, il concetto di “distorsioni significative” non è contemplato né dalle norme anti-dumping, né da quelle anti-sussidi dell’Organizzazione mondiale per il commercio (Wto).
I paesi al di fuori dell’Ue temono che, legalizzando questo concetto, stia giocando con le parole davanti al mondo intero, e in particolare alla Cina, utilizzando la “distorsione del mercato” per nascondere il suo approccio del “paese surrogato”.

In base all’articolo 15 del protocollo d’accesso sottoscritto dalla Cina quando entrò nella Wto nel 2001, il meccanismo del paese surrogato è scaduto l’11 dicembre del 2016.

La bozza di questa settimana segna un grosso passo avanti per il suo piano, a lungo preparato dall’Ue, di affilare le sue armi di difesa commerciale

Alcuni analisti cinesi ritengono che adottando lo schema basato sulla “distorsione del mercato” la Ue stia provando a uccidere tre uccelli con una pietra: salvaguardando la sue reputazione liberoscambista, ottemperando agli obblighi previsti dall’articolo 15 e, nello stesso tempo, mantenendo il sua asso nella manica dell’approccio del paese surrogato.

La bozza di legge assicura anche che nelle decisioni sulle misure anti-dumping verranno prese in considerazione il rispetto degli standard internazionali su lavoro e ambiente nell’ambito della produzione manifatturiera.
E, nei procedimenti anti-dumping, per le compagnie dell’Ue non è previsto alcun ulteriore onere di prova. Le piccole e medie imprese verranno assistite nelle procedure – annuncia la nota dell’Ue – rendendo apparentemente più semplice l’avvio di misure anti-dumping e, nello stesso tempo, aumentando i rischi di frizioni commerciali.

“Tutte le parti coinvolte, in particolare i sindacati, possono dare impulso a decisioni sulle misure di difesa commerciale”, si legge nel documento.

La bozza di questa settimana segna un grosso passo avanti per il suo piano, a lungo preparato dall’Ue, di affilare le sue armi di difesa commerciale.
Nel novembre 2016, la Commissione europea propose un elenco provvisorio di esempi da utilizzare per identificare quali sarebbero le distorsioni significative del mercato, dando così avvio alla sua campagna per sostituire il suo approccio del “paese surrogato” con quello di “distorsione del mercato”.

 

 

Dopo una discussione il 20 giugno scorso, membri della Commissione sul commercio del Parlamento europeo hanno apportato una serie di emendamenti al documento proposto dalla Commissione, incluso quello che prevede che, nella valutazione delle sue pratiche commerciali, vadano tenuti presenti gli standard fiscali, sociali ed ambientali del paese esportatore.

 

Queste modifiche sono state approvate con 33 voti a favore, tre contrari e due astensioni.
Subito dopo, la Cina ha invitato l’Ue ad attenersi alle regole della Wto nelle sue inchieste anti-dumping contro la Cina.

“L’emendamento prevede ancora l’approccio del paese surrogato nelle inchieste anti-dumping, approccio che è discriminatorio, ingiusto e contrario ai regolamenti della Wto”, ha dichiarato il portavoce del ministero del Commercio, Sun Jiwen.

 

Sun ha aggiunto che la Cina è molto preoccupata per questo processo di emendamenti da parte dell’Ue e spera che quest’ultima ottemperi ai suoi obblighi nei confronti della Wto nella gestione degli attriti commerciali bilaterali e che promuova scambi commerciali continui.
Ma nella sua sessione plenaria dello scorso luglio, il Parlamento europeo ha dato il via libera ai colloqui con i governi nazionali per nuove e più severe regole anti-dumping dell’Ue, aprendo la strada all’approvazione della bozza di accordo di martedì scorso.



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