Via le bombe

Guerra insulare,
nella nuova strategia
rispunta Sun Tzu




Sulla scena politico-strategica della Cina è comparsa nel 2014 un’opera militare, particolarmente voluminosa, dal titolo 岛屿战争论 – traducibile come “Della Guerra Insulare”, che allarga, e allo stesso tempo complica, le riflessioni sulle dottrine militari cinesi e sui mezzi che Pechino sarebbe disposta a impiegare per risolvere le dispute territoriali nel Mar cinese meridionale. Il libro, scritto da Zhu Wenquan, un generale dell’esercito in pensione, affronta la delicata questione delle isole contese offrendo una prospettiva militare e, al tempo stesso, filosofica alla pianificazione strategica.
La Cina, storicamente potenza terrestre, avverte la necessità di colmare il gap tecnologico e dottrinario con le altre potenze marittime che sembrano possedere dottrine strategiche e operative più consolidate, soprattutto nel caso del Mar cinese meridionale. Pechino, quindi, è alla costante ricerca di una visione strategica complessiva che possa permetterle di avviare, se le circostanze dovessero richiederlo, operazioni militari contro le isole contese – che non mancherebbero di includere, nel calcolo strategico, anche Taiwan. Infatti, specialmente durante la prima e la seconda crisi dello stretto di Taiwan, Pechino non riuscì a realizzare efficienti operazioni d’attacco per la riconquista dell’Isola.

 

 

Sotto il profilo militare, la tesi esposta dal generale evidenzia la necessità di sviluppare una progressiva “totalizzazione” dell’approccio strategico cinese sui mari, ossia la capacità di combinare simultaneamente più strumenti militari che possano, a loro volta, operare su più livelli. Ma non solo. Il processo di totalizzazione si manifesta anche attraverso il principio cinese della “manifestazione delle due guerre”, ossia la condizione politico-militare per cui la preparazione tecnologico-militare alla guerra e la guerra successivamente combattuta rappresentano due guerre reali e non due stadi diversi in cui uno prepara virtualmente la realizzazione dell’altro.

Il Generale, inoltre, enfatizza la totalizzazione anche in virtù della progressiva trasformazione della natura della guerra che, come evidenziato nel suo volume, ha assunto caratteristiche ben precise. Da un lato, la guerra necessita di essere studiata a livello quadridimensionale, ossia a livello spaziale, atmosferico, marittimo e terrestre (天象、气象、海象、岛 [陆]象). Ciò perché la natura della guerra contemporanea ha assunto quattro particolari “non-forme” (“四无”形态): guerra dei droni (无人战); guerra invisibile (无形战); guerra silenziosa (无声战); e, infine, guerra senza confini (无边疆战). Tuttavia, al fianco delle medesime sono presenti altre due potenziali guerre future: la guerra ambientale (绿色的战争) e la guerra interstellare (星际的战争).

Il generale Zhu Wenquan elabora dieci principi strategici per colmare le lacune militari in mare: dalla conoscenza dell'avversario alla capacità di cambiare metodi di battaglia

A causa delle evidenti lacune militari cinesi in campo marittimo, il manuale, quindi, espone i seguenti dieci principi strategici che la Cina dovrebbe implementare per realizzare efficienti attacchi militari in mare e in eventuali conflitti inter-statali che vedano coinvolte le isole: il primo riguarda direttamente la necessità di ottenere e quindi mantenere complessivamente il controllo sistemico, ossia la capacità di controllare il sistema informatico, aereo, spaziale, marittimo e terrestre in caso di guerre locali. Il secondo principio, strettamente suntzuniano, enuncia che per sottomettere il nemico è necessario conoscerlo approfonditamente. Nello specifico, in guerra è necessario dissipare le così definite “tre nebbie fitte” (三重迷雾), cercando di acquisire una chiara conoscenza della natura del nemico; penetrare la sua apparenza (剥去敌外衣) e comprendere a fondo le sue vere intenzioni (洞悉敌本心). Il terzo principio riguarda l’importanza nella scelta di un punto strategico favorevole per l’atterraggio, perché la scelta di un punto vantaggioso rappresenta, nel complesso, il fulcro intorno al quale ruota la vittoria nelle isole. Il quarto principio, di carattere puramente operativo, evidenzia la necessità di organizzare un efficiente supporto d’ingegneria, attraverso l’impiego di operazioni congiunte tra i tre servizi militari (esercito, marina aeronautica), per aprire un passaggio d’accesso sull’isola, attraverso l’eliminazione di due enormi ostacoli operativi: da un lato il sistema di difesa del nemico e dall’altro la testa di ponte sul litorale, che spesso coincidono. Il quinto principio evidenzia la difficoltà ed enorme pericolosità nella fase dell’atterraggio, in quella che viene definita la cintura della morte (死亡地带), ossia l’area dove le due forze contendenti si scontrano frontalmente (lo sbarco in Normandia ne è una prova). Il sesto principio illustra l’importanza nel preparare simultaneamente due teatri di guerre: uno sull’isola e l’altro al di fuori dell’isola, con l’obiettivo di garantire maggior successo operativo sull’isola mentre si cerca di distruggere, all’esterno, i canali di rifornimento del nemico. Il settimo principio incoraggia l’applicazione di un sistema operativo congiunto tra i tre servizi militari attraverso un ampio utilizzo dell’informatizzazione. L’ottavo elemento pone l’accento sulla necessità di attivare attacchi a sorpresa, dato che in guerra, come ricorda l’autore, la sorpresa è la quintessenza della strategia. Collegato al precedente elemento, il nono principio enfatizza l’importanza di condurre – dall’inizio delle operazioni fino alla conclusione della guerra insulare – supporto e attacchi informatici violenti e di sorpresa.

Infine, il decimo principio, il più importante, evidenzia alcuni aspetti fondamentali non solo della teoria presa qui in esame, ma anche della concezione generale cinese di concepire la strategia e la guerra. Un primo elemento che emerge è la richiesta di cambiare costantemente metodi di guerra in base al nemico e alle circostanze, considerando che Pechino dovrà sviluppare la capacità di condurre e vincere una guerra e mezzo. Il secondo elemento che traspare dal decimo principio è la combinazione dialettica tra “un’indomabile difesa” e “un attacco attivo” (要领在于顽强地“守”与积极地“攻”紧密结合), così come la fusione tra la sfera militare e quella politica.

 

Tuttavia, questi dieci principi militari, necessari per ottenere una vittoria nell’eventualità di una guerra insulare, potranno essere applicati solo se l’esercito cinese adotterà la formula tattica dell’A8S, ossia le 8 “precisioni” (精确, in inglese “accuracy”) da conquistare nel campo di battaglia – tempo, spazio, quantità, qualità, informazione, comando, distribuzione e gestione -, accompagnate dall'”imponderabile” (留有余地), che l’autore rende con il termine inglese “spare”, appunto per indicare che in guerra l’incertezza, nel calcolo strategico, gioca un ruolo essenziale che non può essere marginalizzato.

 

“Armonizzare il nemico senza combattere”

Ma come ogni buon trattato militare cinese che si rispetti, gli elementi filosofico-culturali non mancano; elementi che non solo arricchiscono il contenuto, ma offrono sottili indizi sulla cultura strategica cinese e come questa si riflette nelle varie dottrine militari. Un caso specifico è offerto dall’illustrazione di quegli elementi necessari affinché la Cina sviluppi una superiorità spirituale sull’avversario, ossia le tre abilità, i tre sentimenti e i tre avvertimenti (三才、三德、三戒), declinati in: abilità politica, di comando e di controllo; lealtà, coraggio e amore; e infine gli avvertimenti contro il sentimento di superiorità dopo una vittoria, la pigrizia e i desideri vani.

 

Tuttavia, in conclusione, gli elementi filosofici chiave dell’intera teoria della guerra insulare, che esprimono la cultura strategica cinese, sono due riadattamenti dei principi strategici suntzuniani per risolvere i problemi dottrinari odierni di Pechino. Per quanto riguarda il primo, mentre l’approccio di Sun Tzu si basava su una teoria a due livelli, incentrata dialetticamente sul rapporto tra guerra e politica, il generale Zhu, invece, la riposiziona su un nuovo piano, sviluppando, in questo caso, una teoria a tre livelli che, oltre a ripresentare il classico rapporto dialettico tra guerra e politica, illustra la presenza di uno stadio intermedio, attraverso il quale ottenere, in futuro, risultati significativi in campo politico senza la necessità di ricorrere alla guerra: il cosiddetto conflitto disarmato (政治—非武力斗争—战争 三段论).

 

Questa teoria a tre livelli viene definita anche come “una spada a triplo taglio” (三刃剑), perché se è vero che da un lato manifesta la volontà di opporsi all’uso militare in favore di misure più pacifiche, dall’altro esprime due tipi di messaggi: una già consolidata preparazione alla guerra, oppure la volontà di una futura preparazione bellica. Tuttavia, al di là della potenziale debolezza di questa teoria, la seconda riformulazione gioca un ruolo fondamentale. Mentre Sun Tzu dichiarava che la massima espressione di superiorità militare è “sottomettere il nemico senza combattere” (不战而屈人之兵), il generale Zhu, invece, dichiara che è necessario “armonizzare il nemico senza combattere” (不战而和人之兵). Il significato ultimo di un’espressione apparentemente complessa è quello di cercare – attraverso accurate misure di deterrenza strategica, ma anche di rispetto dei trattati internazionali, del diritto internazionale bellico, nonché promozione della cooperazione – misure politiche attraverso le quali ricreare la Grande Armonia(大同)tra le nazioni, ossia situazioni geostrategiche che possano portare benefici reciproci anziché rappresentare semplici giochi a somma zero.



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