Via le bombe

La milizia marittima
e la guerra di popolo
nel Mar cinese del sud




La modernizzazione militare della Cina, in campo marittimo, mostra alcuni significativi elementi operativi, nonché strategico-dottrinari, destinati a giocare un ruolo sempre più incisivo negli affari regionali.

La milizia marittima cinese (haishang minbing 海上民兵) per caratteristiche operative riproduce in mare l’assetto strategico della guerra irregolare che la Cina ha già ampiamente impiegato, seppur sulla terraferma, attraverso la dottrina maoista della guerra di popolo. In virtù di questa riflessione storica, e non solo, l’attuale milizia marittima è stata battezzata dal professor Andrew Erickson (tra i massimi esperti di questioni marittime cinesi) come “Little Blue Men”; ossia un riadattamento del termine “Little Green Men”, in voga negli ambienti militari, che descrive le operazioni di guerra asimmetrica che la Russia ha condotto in Crimea, attraverso l’impiego di un gruppo speciale di soldati, mascherati e dotati di attrezzature militari moderne.

 

Grazie al lavoro di Erickson, oggi veniamo a conoscenza della creazione, addestramento e pianificazione strategica della milizia marittima cinese. Ma in cosa consiste? Com’è strutturata? E come opera questa milizia? In generale, la milizia marittima non è gestita dall’Esercito popolare di liberazione (PLA), che interviene solo in casi di attività coordinate a livello provinciale. La maggior parte delle attività, ossia quelle locali, oltre a essere gestite dal PAFD (People’s Armed Forces Department), vengono coordinate dai gruppi governativi civili. In queste fasi, lo scopo primario è quello di rendere operative “cellule speciali di milizia” (专职人民武装干部), “leader di unità operative” e “personale di informazione” (信息员). Questo personale selezionato costituisce l’elemento centrale della milizia marittima e favorisce l’implementazione del controllo e comando del partito, nonché il mantenimento della coesione politico-militare tra le varie unità. Essenziale per l’esplicazione della funzione di controllo sulla milizia sono i “capitani di nave” (船老大) e il personale di informazione.

Lavoratori, pescatori e soldati smobilitati su pescherecci e mercantili si producono in operazioni di affiancamento delle navi sospette con manovre non del tutto convenzionali

Il personale operativo di base della milizia, invece, è composto da due principali sotto-componenti: da un lato le riserve ordinarie, ossia il personale registrato alle varie milizie, che però non prestano servizio effettivo. Dall’altro, invece, la forza primaria, composta da personale operativo, pronto a essere mobilitato in caso di necessità. La forza primaria, ovviamente, è quella che ottiene tutte le risorse paramilitari per le proprie attività e, in base alle operazioni di monitoraggio condotte presso le isole contese del Mar cinese meridionale, si intuisce che la forza primaria della milizia marittima è composta principalmente da lavoratori (tra cui ovviamente anche pescatori) e da soldati smobilitati, i quali, con le loro navi – di solito pescherecci o navi mercantili non ordinarie -, avviano operazioni di affiancamento delle navi sospette con manovre non del tutto convenzionali, al punto da incrementare la probabilità di incidenti in mare. Il passaggio – nell’autunno scorso – della “USS Lassen”, un cacciatorpediniere americano, all’interno delle 12 miglia marittime delle isole contese, sulle quali la Cina rivendica sovranità esclusiva, oltre a scatenare le proteste di Pechino, ha registrato l’impiego diretto di questi pescherecci, che hanno coadiuvato la Guardia costiera nelle operazioni di identificazione ed espulsione.

 

L’equipaggio dei pescherecci della milizia è munito di veri e propri dispositivi militari, quali artiglieria e sistemi radar. Uno strumento particolarmente rilevante, di cui la maggior parte di queste navi sono provviste, è il sistema satellitare di navigazione Beidu, che permette di intercettare altre navi in mare e trasmettere allo stesso tempo messaggi, anche complessi, grazie all’ausilio di specifici schermi digitali, attraverso i quali è possibile inviare anche messaggi scritti a mano. Questi elementi illustrano, complessivamente, la capacità della milizia marittima di condurre operazioni di guerra informatizzate.

 

 

Tuttavia, non va sottovalutato che lo stesso sistema satellitare Beidu assolve anche altre funzioni, che fanno della milizia marittima cinese un organo particolarmente rilevante per le operazioni di salvataggio in mare. Infatti, la notorietà della milizia deriva anche dal fatto che essa ha portato in salvo pescherecci che si trovavano nel mezzo di tifoni o bufere. In virtù di questa caratteristica, la milizia coordina queste attività con la Stazione del Border Defense Department del Villaggio di Tanmen, nell’isola di Hainan.

 

Ma quali sono le principali milizie operanti nel Mar cinese meridionale? La Milizia Danzhou del porto di Baimajing, che ha esercitato un ruolo particolare nelle operazioni militari contro il Vietnam, nella battaglia delle isole Paracel del 1974. La seconda, anche questa rilevante, è la Tanmen Village Maritime Militia Company, operante anch’essa ad Hainan, famosa per le sue operazioni del 2012 contro le Filippine presso l’isola di Scarborough Shoal, il cui ruolo paramilitare ha ricevuto una particolare attenzione governativa, al punto che il Presidente Xi Jinping ha nominato il villaggio di Tanmen come modello da emulare per future operazioni. Infatti questa milizia ha anche supportato ampiamente i lavori di costruzione nelle isole Paracel e parte di quelle Spratly. Le ultime due, infine, sono rispettivamente la Sansha City Maritime Militia, creata nel 2013, e la Sanya Maritime Militia del 2001. La prima, stando alle fonti ufficiali, potrà essere impiegata per operazioni interne alle isole Paracel, mentre la seconda potrebbe essere utilizzata per operazioni contro gli Stati Uniti.

 

Natura strategico-dottrinaria di un corpo molto speciale

Perché un paese in grande espansione economica e militare decide di indirizzare il proprio assetto tattico in questa direzione? Una delle spiegazioni risiede nella continua centralità della dottrina della guerra di popolo di Mao, che diventa adesso una “guerra di popolo in mare”. Essa, oltre a configurarsi generalmente come la classica dottrina della guerra asimmetrica che un attore più debole mette in atto nei confronti di avversari più forti, nel caso cinese assume una validità particolare in virtù della presenza di tre elementi fondamentali che rendono la guerra di popolo un marchio di fabbricazione cinese: flessibilità operativa; fusione tra la sfera militare e quella civile (junmin ronghe 军民融合); e infine mobilitazione della popolazione attraverso campagne nazionaliste.
Per quanto riguarda la prima condizione, che si lega inevitabilmente alla seconda, la presenza di questi pescherecci – armati alla leggera e facili da mobilitare – creano, a livello tattico, due fondamentali condizioni, affinché l’arte della guerra asimmetrica trovi massima espressione: confusione e sorpresa. Anche l’assetto legale sembra favorire questa condizione. L’accordo tra Cina e Stati Uniti, il CUES (Code for Unplanned Encounters at Sea), non include i servizi marittimi – come la milizia – ma solo la marina, garantendo alla milizia, quindi, la capacità di intervenire, anche militarmente, eseguendo operazioni irregolari per il raggiungimento di determinati obiettivi politici. Tra l’altro gli stessi membri della milizia, in risposta alla necessità di applicare un certo grado di flessibilità strategica, indossano – in maniera non convenzionale – le uniformi militari, così da agire in qualità di soldati (qualora la situazione lo richiedesse), oppure da semplici pescatori (privandosi di conseguenza delle uniformi), qualora si dimostrasse particolarmente svantaggioso agire sotto il profilo strategico-tattico.

 

 

La seconda condizione riguarda più da vicino la fusione burocratico-operativa tra la sfera militare e quella civile. Ciò si esplica, principalmente, nell’istituzionalizzazione di settori operativi – di carattere militare – per i quali anche i civili ricevono un corrispondente addestramento ed equipaggiamento, pur mantenendo, a livello istituzionale, il proprio carattere civile. Per spiegare questo fenomeno, tra gli analisti cinese si ricorre, spesso, alla seguente formula: “l’organo militare esprime le sue richieste, il NDMC [National Defense Mobilitization Committee] le coordina e il governo le implementa”.
Infine, la terza condizione, le continue mobilitazioni nazionalistiche, serve lo scopo principale di tenere alto il livello di attenzione, tra i civili e, ovviamente, i militari, sui possibili rischi che la nazione potrebbe affrontare. In questo modo, si consolidano due aspetti essenziali per una corretta esecuzione delle operazioni di guerra. Superamento delle contraddizioni interne con lo scopo di attivare uno sforzo nazionale congiunto per il bene del paese e, soprattutto, a livello militare, il continuo consolidamento dell’unità interna del settore militare nel suo complesso.

 

In conclusione, quindi, la milizia marittima cinese rappresenta un elemento operativo ed istituzionale che sfugge ai radar della concezione convenzionale della guerra. Questa condizione è particolarmente rilevante perché illustra, in maniera più nitida, gli elementi fondamentali della cultura strategica cinese. Tuttavia, se da un lato, la milizia sembra sottolineare, nuovamente, l’importanza della dottrina maoista della guerra di popolo, dall’altro, però, il suo impiego non va eccessivamente strumentalizzato; la milizia, infatti, oltre alle operazioni puramente militari, copre anche vaste operazioni umanitarie in mare aperto, attraverso servizi di soccorso attivi 24/7, che non dovrebbero essere poste in secondo piano o addirittura cancellate dall’equazione.



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