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Hwasong-15, il razzo
che fa sognare Kim
punta dritto agli Usa

Il 29 novembre scorso, la Corea del Nord ha testato quello che risulta essere attualmente il missile balistico intercontinentale (ICBM) più potente del proprio arsenale: il Hwasong-15, noto anche, in Occidente, come KN-22. Il nuovo ICBM nordcoreano rappresenta un ulteriore miglioramento dell’assetto nucleare del regime, elemento necessario per la propria sopravvivenza e per la propria capacità strategica nella regione.

 

Il missile presenta caratteristiche notevoli, tra le quali, ad esempio, l’apogeo. Il Hwasong-15 è stato lanciato utilizzando una traiettoria verticale, raggiungendo un’altitudine di circa 4,500 chilometri, di gran lunga superiore rispetto agli altri due test del Hwasong-14 (KN-20) – il primo ICBM nordcoreano – comparso sulla scena internazionale con i test del 4 e del 28 luglio 2017. I precedenti lanci di ICBM hanno fatto registrare un’altitudine rispettivamente di 2,800 e 3,700 chilometri, volando rispettivamente per 39 e 47 minuti e coprendo entrambi una distanza di circa 1.000 chilometri. Il Hwasong-15, invece, ha volato per 53 minuti di volo, coprendo anch’esso una distanza di circa 1,000 chilometri.

 

Per rispondere alle esigenze di deterrenza attraverso il rafforzamento militare nordcoreano, i test missilistici degli ICBM sono stati effettuati con traiettorie verticali, onde evitare di provocare ulteriormente gli altri attori regionali, come per esempio il Giappone (e di riflesso gli Stati Uniti), in quanto tra la fine di agosto e gli inizi di settembre dello scorso anno, la Corea del Nord ha testato altri missili balistici a raggio intermedio (IRBM) – gli Hwasong-12 –, in traiettoria suborbitale, che hanno sorvolato i cieli del Giappone, precipitando nell’Oceano Pacifico.

Il nuovo vettore rappresenta   un significativo progresso,   ma presenta ancora significativi problemi che non lo rendono altamente efficace in termini operativi, almeno nel breve periodo

È possibile ipotizzare che non sarebbero state più tollerate ulteriori simili provocazioni. Così, la traiettoria verticale ha permesso al regime di continuare i suoi progressi militari senza surriscaldare oltremodo il sistema, facendo sì che il vettore precipitasse nel Mar del Giappone, quindi al di qua del territorio nipponico. Ma non solo. La traiettoria verticale è stata stabilita anche per ragioni tecniche, in quanto il missile, percorrendo una siffatta gittata, brucia molto più carburante rispetto ad una traiettoria suborbitale, garantendo così agli scienziati nordcoreani maggiori dati sulla performance del missile e dei motori nella fase di propulsione iniziale.

 

Inoltre, lo studio della traiettoria è molto significativo, poiché in base all’apogeo si può calcolare quale sarebbe stata la traiettoria suborbitale nel caso in cui il missile fosse stato lanciato in condizioni di lancio convenzionali. L’apogeo del Hwansong-15, di circa 4.500 chilometri, dimostra come il missile avrebbe potuto coprire una distanza di circa 13.000 chilometri in condizioni normali, rendendo il territorio americano vulnerabile alla deterrenza nordcoreana.

 

Nonostante le innegabili evoluzioni operative di quest’ultimo test, va tuttavia sottolineato che lo stesso non ha dotato la Corea del Nord di capacità strategiche prima finora inesistenti. Infatti, anche attraverso le versioni meno potenziate degli ICBM, testate l’estate scorsa, Pyongyang era comunque in grado di colpire obiettivi sensibili americani, come per esempio Guam, oppure la costa ovest della California. Quello che il Hwasong-15 ha evidenziato, invece, (è questa la parte più rilevante), è che la Corea del Nord adesso ha acquisito la capacità – teorica – di coprire distanze tali da tenere sotto attacco anche la costa orientale degli Stati Uniti dove è collocata la capitale Washington.

 

Ma il nuovo ICBM nordcoreano si distingue, rispetto ad altri dispositivi, anche per le indiscusse innovazioni tecnologiche ritenute impossibili da acquisire da parte del regime in così poco tempo, soprattutto alla luce dei test del Hwasong-14 effettuati qualche mese prima.

 

Innanzitutto nella parte posteriore del missile si riscontra il miglioramento del reattore, che adesso risulta essere sprovvisto dei cosiddetti propulsori Vernier, ossia dei piccoli dispositivi – il numero può variare da 2 a 4 – montati lateralmente o nella parte posteriore, che servono per migliorare la stabilità del missile nella fase di lancio e volo. In sostituzione dei propulsori Vernier, la Corea del Nord ha montato sul proprio missile le cosiddette sospensioni cardaniche che svolgono la stessa funzione degli antiquati propulsori, ma in maniera più complessa, perché posizionati direttamente all’interno del missile.

Nello specifico le sospensioni cardaniche permettono che i due ugelli del razzo ruotino su due assi durante la fase di volo, così da migliorarne direzione e stabilità. I motori che montano i cardani riescono a ridurre la perdita di propulsione dovuta alle fasi iniziali di manovra del missile. L’inserimento e la gestione delle sospensioni cardaniche richiede la presenza di una tecnologia avanzata; dimostrazione del fatto che Pyongyang ha fatto passi avanti enormi nel settore missilistico.

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Il vettore, inoltre, dimostra di essere inevitabilmente più lungo delle precedenti versioni, attestandosi intorno ai 22 metri di lunghezza. Altro elemento significativo riguarda il TEL (Transporter/Erector/Launcher) – ossia il sistema di trasporto, sollevamento e lancio – che risulta essere strutturato su 9 assi di trasporto rispetto alle versioni più piccole utilizzate per gli altri ICBM. Il TEL utilizzato per il Hwasong-15 è la versione modificata del modello cinese WS51200, segno evidente del trasferimento tecnologico da Pechino a Pyongyang. I motori, invece, risultano essere gli RD-250 sovietici, impiegati a loro volta per i missili balistici SS-18 Satan russi.

 

Nonostante siamo in presenza di un dispositivo particolarmente importante per l’evoluzione generale dei missili nucleari nordcoreani, il Hwasong-15 tuttavia presenta ancora significativi problemi che non lo rendono altamente efficace in termini operativi, almeno nel breve periodo. Innanzitutto il propellente utilizzato. Il Hwasong-15, come molti altri missili nordcoreani, monta un propellente liquido. Ciò diminuisce l’efficacia del missile nel suo complesso, perché questo combustibile necessita di un tempo maggiore per la sua preparazione e per il suo impiego, rispetto al propellente solido. Il combustibile liquido, tra l’altro, non potrà essere caricato sul missile prima delle vere e proprie operazioni militari; condizione che comprometterebbe l’intera efficacia e sopravvivenza del missile stesso. Il propellente solido, invece, è quello che garantirebbe maggiori successi operativi. Infatti questo combustibile può essere montato sui missili molto tempo prima delle fasi operative, rendendo i dispositivi pronti all’uso in qualsiasi momento.

 

 

L’altro elemento ancora fortemente sottosviluppato riguarda il TEL. Pur essendo stato modificato e reso maggiormente efficiente alla luce del test del nuovo ICBM, esso dimostra ancora alcuni elementi particolarmente deboli che ne destabilizzano l’intero assetto operativo. I TEL nordcoreani, infatti, sono costruiti su ruote e, di conseguenza, hanno una ridotta flessibilità logistica che impedisce loro di procedere tatticamente in territori impervi e poco praticabili. Allo stato attuale, la Corea del Nord possiede solo un TEL cingolato, che, per sua natura, garantisce maggiore flessibilità operativa. Tuttavia, l’unico TEL cingolato al momento in dotazione all’esercito nordcoreano viene impiegato per il lancio del missile Pukkuksong-2 (KN-15), missile balistico di medio raggio a due stadi con combustile solido: l’unico vero asso nella manica di Pyongyang.

 

Infine, l’ultimo tassello negativo del nuovo ICBM nordcoreano, che si riallaccia alle problematicità già riscontrate per gli altri dispositivi, è la testata del missile stesso e di conseguenza la sua fase di rientro nell’atmosfera. Stando alle valutazioni degli scienziati, il nuovo ICBM è stato in grado di raggiungere un apogeo di 4.500 chilometri semplicemente perché, appunto, la testata era molto leggera. Ciò dimostrerebbe l’attuale inefficacia tecnologica nordcoreana, in quanto una potenziale testata nucleare miniaturizzata avrebbe un peso specifico molto più elevato, riducendo inevitabilmente la propulsione del missile e quindi la sua capacità di coprire determinate distanze. Di conseguenza, allo stato attuale la fase di rientro del missile presenta ancora parecchie perplessità.

 

Il lancio del nuovo ICBM, tuttavia, illustra chiaramente come la Corea del Nord abbia fatto nel corso degli ultimi anni, e soprattutto sotto la leadership di Kim Jong-un, passi davvero enormi nel campo tecnologico e missilistico. Passi che si riteneva impossibile coprire in così poco tempo. Ciò, quindi, dimostra l’assoluta assertività nordcoreana nella realizzazione dell’arsenale nucleare necessario per la propria sopravvivenza. Sopravvivenza che diventa il cuore pulsante della dottrina della cosiddetta “deterrenza esistenziale” soprattutto alla luce delle sanzioni sempre più pressanti che, oltre a non sortire l’effetto sperato, spingono inevitabilmente il regime ad indirizzare moltissime risorse verso il settore militare; le stesse sanzioni che, tra l’altro, vengono inevitabilmente percepite come tentativi mascherati di abbattere il regime, senza considerare il fatto che lo stesso è ormai totalmente compenetrato alla politica e alla vita stessa del paese.