Via le bombe

I nuovi caccia J-20 e J-31,
potenti e invisibili
ma col tendine d’Achille




Per controllare i mari e per una concreta pianificazione strategica sulle isole contese, la Cina guarda costantemente ai possibili sviluppi tecnologici. Un sguardo particolare è rivolto al campo dell’aeronautica, per garantire sia la copertura aerea dell’area del Mar cinese meridionale, sia una formulazione strategica in grado di operare in autonomia negli spazi aerei intorno ai suoi arcipelaghi. In questo contesto, dopo aver ricordato la nuova produzione dei jet fighter J-15, ribattezzati “squali volanti” (飞鲨), negli ultimi anni – prima sulla carta, poi negli hangar – sono comparsi sulla scena politico-militare nuovi potenziali protagonisti dei cieli: i J-20 e J-31, i nuovi jet fighter di quinta generazione.

 

 

Rispetto ai J-15, i J-20 e ai J-31 sono di maggiori dimensioni e quindi necessariamente più pesanti; attestandosi, i J-20, intorno alle 50.000 libbre (circa 22.600 kg) con un serbatoio in grado di trasportare fino a 35.000 libbre (circa 15.875 kg) di carburante. Mentre i J-31 hanno una dimensione inferiore, pari a circa 16,700 kg. Ciò a causa di due fattori principali: da un lato i J-20 e J-31 sono cosiddetti “land-based aircraft”, jet la cui base operativa iniziale è la terraferma (con piste di decollo più lunghe), dato che la loro conformazione fisica non garantisce loro la possibilità di essere operativi da una portaerei (che hanno piste più corte). Il secondo elemento è legato al carico di munizioni che questi jet sono in grado di trasportare, un volume di gran lunga maggiore rispetto ai precedenti J-15. La tipologia di missili di cui i nuovi fighter possono dotarsi comprende missili guidati contro obiettivi di superficie. La Cina, per favorire l’implementazione di questi dispositivi d’arma si basa sulla China Aerospace Science and Technology Corporation (Luoyang/CASC), che ha sviluppato un set di missili guidati da poter implementare all’interno dei nuovi caccia. Tra quelli potenzialmente utilizzabili spiccano: i Lei-Ting (雷霆) – Thunderbolt LT-3; i Fei-Teng (飞腾) – bombe da volo FT-1, FT-3 e FT-5; e le bombe plananti “glide bombs”, ossia dispositivi muniti non solo di sistemi di controllo di volo, necessari per la fase di attacco, ma anche di ali, fondamentali per il cambiamento di rotta, come gli FT-2, FT-4, FT-6 e i Lei-Shi (雷石) – Thunderstone) LS-6.

 

 

 

 

Armi particolarmente importanti non solo per la loro efficacia militare, ma soprattutto per il fatto che, per ottenerne il massimo effetto, è necessario che gli stessi missili vengano sganciati da lunga distanza, favorendo così l’effetto sorpresa. In virtù di questa ragione, diventa centrale l’impiego degli “stealth aircraft” (隐身战机) i quali, per le loro caratteristiche tecniche, possiedono la capacità di sganciare i missili da postazioni molto lontane, tra i 1.000 e i 1.500 km; situazione che garantisce non solo l’invisibilità del velivolo durante le manovre di sgancio (condizione dalla quale deriva, appunto, il loro nome, “stealth”), ma, soprattutto, l’esecuzione di operazioni militari a sorpresa. Di conseguenza, queste caratteristiche rendono questi jet di quinta generazione particolarmente rilevanti rispetto ai J-15, che presentano grosse lacune nelle fasi di controllo aereo, a causa della loro scarsa autonomia di volo.

La debolezza di questi prototipi sta nel reattore, di fabbricazione russa: la tecnologia di Mosca non ha le caratteristiche per rendere operativi i jet fighter di Pechino nel Mar cinese meridionale

Inoltre, i nuovi jet possiedono determinate caratteristiche fisiche che li rendono ancor più particolari: innanzitutto la presenza, nei J-20, della configurazione delle alette canard (presente anche in modelli precedenti), così come delle ali trapezoidali “planform”, con stabilizzatori orizzontali, nei J-31, che garantiscono la capacità di compiere prestazioni supersoniche, così come corte manovre di atterraggio rispetto a una configurazione alare di tipo delta. Questi tipi di manovre, inoltre, sono particolarmente evolute grazie alla presenza dei cosiddetti “vortex lift”, ossia dei dispositivi, montati all’altezza delle ali con angoli di attacco molto elevati, che garantiscono equilibrio e flessibilità nelle fasi di decollo e atterraggio. Inoltre, nelle fasi di attacco, i nuovi velivoli montano ali tutte flessibili, in grado di essere regolate in base alle necessità operative. Un secondo elemento riguarda, ovviamente, la fusoliera, la quale è rivestita da una particolare copertura (tecnologia al plasma) che assorbe i segnali del radar, aumentando l’effetto dell’invisibilità. Un terzo elemento, anche se convenzionale, riguarda la cabina di pilotaggio, la quale è gestita attraverso un dispositivo che relaziona il joystick di comando con i pedali per tutte le funzioni del velivolo. Il quarto ed ultimo elemento rilevante, riguarda la forma del fighter in sé. Esso, infatti, rispetto ai suoi corrispettivi occidentali, presenta una grandezza maggiore in termini di struttura. Ciò è dovuto principalmente alle dinamiche geografiche che coinvolgono la Cina. Le acque che Pechino mira a controllare, infatti, richiedono un intervento aereo molto esteso – ossia tra la prima e la seconda catena di isole – il quale non potrebbe essere effettuato con successo se i velivoli avessero dimensioni più ridotte.

Tuttavia, i nuovi J-20 e J-31 presentano un tendine d’Achille: il reattore necessario per il funzionamento dei velivoli. Paradossalmente, entrambi i prototipi non montano un motore di fabbricazione cinese, a causa delle principali lacune nel sistema tecnologico del paese. Bensì, Pechino sembra, ancora una volta, costretta a dipendere dalla tecnologia russa per la creazione ed implementazione dei rettori necessari per l’assetto operativo dei nuovi jet fighter. Ciò crea non poche problematicità strategiche, dato che la tecnologia russa non riuscirebbe a garantire a Pechino la sufficienza operativa necessaria per la realizzazione degli obiettivi strategici in mare. Il motore che i nuovi jet potrebbero montare risulta essere l’Al-41F1S di fabbricazione russa, il quale tuttavia non possiede le caratteristiche necessarie, affinché i nuovi fighter cinesi possano operare sullo stesso livello dei corrispettivi F-22 e gli F-35 occidentali. Infatti, per rendere i propri velivoli funzionali allo scopo strategico prefissato dal governo, i motori dei jet fighter dovrebbero presentare le stesse caratteristiche del Pratt & Whitney montato su caccia equivalenti di fabbricazione americana ed europea.

 

 

 

In conclusione, a livello strategico, è innegabile che i J-20 e J-31 rappresentino l’evoluzione tecnologica cinese necessaria per la creazione di quella che Pechino ha definito come la ricerca di un'”aeronautica strategica” (战略空军), ossia quell’assetto militare in grado di operare non solo a livello tattico (attraverso misure difensive di base), ma anche a livello politico, con dottrine militari aeree (come per esempio la ricerca di una deterrenza strategica nei cieli) che possano tradurre in risultati politici tangibili ciò che accade a livello operativo. Ciò, quindi, implica, che Pechino sta ricercando l’assetto aereo più adatto – attraverso azioni sia difensive che offensive – per compiere missioni operative che possano chiaramente raggiungere con successo importanti obiettivi di sicurezza nazionale.

 

Tuttavia, i problemi tecnologici legati al motore pongono enormi dubbi sul futuro assetto operativo degli stessi fighter e soprattutto sulla loro efficienza strategica nel complessivo calcolo politico cinese. Ciò perché, come dimostra l’attuale dottrina difensiva cinese dell’A2/AD, l’assetto militare dell’aeronautica non dovrebbe solo garantire un semplice supporto militare alla difesa del territorio nazionale, ma dimostrare di possedere le capacità necessarie per controllare gli spazi operativi all’interno della prima e seconda catena di isole: ossia le aree dove potrebbe svilupparsi un confronto militare non solo con gli Stati Uniti, ma anche con quegli attori regionali che dovessero dimostrare, nel lungo periodo, insofferenza per le politiche di crescita politico-militare cinesi.

 

 



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