Via le bombe

Cyber-guerra di popolo,
le milizie informatiche
al servizio dell’Esercito




L’esercito cinese sta utilizzando sempre di più il settore civile per aumentare la sua cyber-potenza. E in questo ambito di integrazione civile-militare relativamente nuovo il Partito comunista cinese (PCC) si sta muovendo per rafforzare il controllo statale sulla proiezione della cyber-potenza nazionale.

 

Subito prima del XIX Congresso del PCC, la Cyberspace Administration of China ha pubblicato uno dei più importanti documenti politici sulla concezione cinese del cyberspazio. Questo testo sottolinea la necessita di “approfondire l’integrazione militare-civile nella cyber-security e nell’informatizzazione”. Lo studio fornisce inoltre istruzioni su sistemi integrati civile-militare, progetti di cyber-security e politiche per l’innovazione.

 

Questo documento politico fa seguito all’istituzione, nel gennaio 2017, della Commissione centrale per lo sviluppo integrato militare-civile. Su impulso di questa Commissione, nel dicembre 2017 è entrato in funzione il primo Centro d’innovazione per la cyber-security della Cina. Gestito dal 360 Enterprise Security Group (una delle principali compagnie di sicurezza del Paese), il centro ha la funzione di promuovere la collaborazione del settore privato per “aiutare (l’esercito) a vincere le prossime cyber-guerre”.

I pirati patriottici possono essere un utile strumento per intralciare avversari statali, ma spesso si rivelano insubordinati, inaffidabili ed estremisti. Pechino ora mira a coordinarli e controllarli

La stretta collaborazione civile-militare risale alla fondazione della Repubblica popolare cinese. La dottrina maoista della “guerra di popolo” sottolineava che il vantaggio militare della Cina risiedeva nella capacità di mobilitare la sua immensa popolazione.

La spinta a utilizzare il settore civile per lo sviluppo delle cyber-potenzialità dell’esercito cinese sta guadagnando consensi anche al di fuori dei circoli militari. La National Outline for Medium and Long Term Science and Technology Development Planning (2006–2020) sottolinea l’importanza di integrare gli sforzi scientifici e tecnici civili e militari. L’Esercito popolare di liberazione (PLA) ha seguito questa raccomandazione, rafforzando le sue partnership col settore delle telecomunicazioni civili – specialmente ZTE e Huawei – e sviluppando ulteriori legami con le università.

Le “cyber-milizie” della Cina rappresentano uno dei prodotti più evidenti di questo cambiamento. Questi gruppi sono cresciuti dall’inizio degli anni Duemila, ormai ne fanno parte oltre 10 milioni di persone, e spesso hanno sede nelle università e nelle aziende civili. Il PLA ha appoggiato l’idea di cyber-milizie fin dal 2006, ma è probabile che l’azione di questi gruppi venga confinata nel cyber-spionaggio, tenendoli fuori dalle cyber-operazioni offensive, dato il rischio di danneggiare il lavoro delle cyber-unità regolari dell’Esercito.
Tra le cyber-milizie cinesi, i famigerati “hacker patriottici” sono forse la più conosciuta. Questi hacker possono essere un utile strumento per intralciare avversari statali, ma spesso si rivelano insubordinati, inaffidabili ed estremisti. Sono generalmente animati da nazionalismo popolare, come dimostrato, ad esempio, dalle cyber-battaglie tra hacker statunitensi e cinesi seguite all’incidente dell’EP-3 statunitense del 2001.

 

 

La Strategic Support Force (SSF) rappresenta la risposta del PLA per ridurre i rischi di cyber-milizie imprevedibili, continuando allo stesso tempo a sfruttarne le capacità. Creata nel dicembre 2015 per unire e centralizzare in un unico organismo tutte le potenzialità -cyber, spaziali e di ISR (intelligence, sorveglianza e riconoscimento) del PLA, la SSF ha assunto il controllo anche di numerosi istituti di ricerca dell’Esercito popolare di liberazione. L’integrazione di queste entità civili all’interno di strutture di Stato formalizzate come la SSF riflette il desiderio della Cina di ridurre la pericolosità di questi hacker.

 

 

Ma questa integrazione implica che il PLA e lo Stato cinese non potranno più respingere in maniera credibile le loro responsabilità quando le operazioni dei loro hacker sono scoperte da altri Stati. L’accresciuta capacità da parte degli Stati uniti di attribuire cyber-operazioni ad attori cinesi, assieme al nuovo approccio di Washington di sanzionare grandi aziende di Stato cinesi come forma di rappresaglia, ha convinto Pechino della necessità di rafforzare il controllo.

 

 

L’accentramento perseguito da Pechino è una manifestazione del cosiddetto “Stato azienda”, che sempre di più caratterizza il sistema politico cinese. In esso, il PCC riconosce la presenza di gruppi d’interesse come il risultato inevitabile di una società plurale. Nello stesso tempo, il Partito cerca di cooptare o dirigere il comportamento di queste entità per perseguire i suoi obiettivi e mantenere la stabilità.

 

La dimensione civile-militare della proiezione della cyber-potenza si è manifestata sporadicamente dall’inizio degli anni Duemila. Tuttavia soltanto recentemente assistiamo a sforzi coordinati per utilizzare la sfera civile e, soprattutto, centralizzarla e organizzarla in modo che possa servire efficacemente gli obiettivi di difesa e militari della Cina.

 

 

Tratto da EASTASIAFORUM



Commenti


Articoli correlati