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Quanto fa paura l’ETIM?
Ideologia e obiettivi
dei jihadisti uiguri

L’East Turkestan Islamic Movement (ETIM) rappresenta la principale organizzazione terroristica dello Xinjiang, ma è anche una delle più deboli tra quelle operanti in Asia Centrale. Come evidenziato in una precedente analisi per questa rubrica, lo Xinjiang è una delle regioni più turbolente della Cina, a causa delle spinte indipendentiste provenienti da una parte della popolazione uigura (l’idea di una separazione dal resto della Cina non rappresenta la priorità strategica della maggioranza degli abitanti della regione).
In virtù del fatto che la quasi totalità degli uiguri è di fede islamica – pur se distinti tra sunniti, sufi e wahabiti (gli ultimi presenti nella parte meridionale dello Xinjiang) – l’ETIM avanza l’idea della costruzione di uno stato islamico, indipendente da Pechino.

 

L’East Turkestan Islamic Movement affonda le sue radici nel Turkistan Islamic Party, movimento insurrezionale creato negli anni ’40, durante la famosa ribellione di Ili contro il Kuomintang, che garantì, fino al 1949, l’indipendenza di fatto dalla Cina dell’intera regione. Negli anni ’50 il movimento cambiò denominazione, adottando quella attuale. Tuttavia, dopo una serie fallimentare di vere e proprie battaglie militari contro Pechino, culminata nella disfatta militare del 1956, il movimento venne soppresso, anche a causa dell’uccisione e/o arresto dei suoi leader.
L’ETIM riprese vigore successivamente, sul finire degli anni ’80, ripresentandosi, con forza, nello scenario politico, dopo aver avviato la famosa ribellione di Baren dell’aprile del 1990, guidata da un nuovo leader, Mahsum, la quale, seppur non particolarmente significativa a livello militare, garantì all’ETIM un forte sostegno popolare, destinato a durare a lungo. Dalla fine degli anni ’90 in avanti, il gruppo ha intessuto profondi legami con altre formazioni terroristiche presenti in Asia Centrale e Medio Oriente – al Qaeda in primis – dai quali ha ricevuto risorse e addestramento alla guerra asimmetrica.

La posizione geografica dello Xinjiang ha garantito all'ETIM una grande flessibilità operativa, grazie ai confini con otto Stati, in alcuni dei quali operano organizzazioni terroristiche forti

A partire dagli anni ’90, l’ETIM cominciò a sviluppare il progetto di indipendenza della Regione autonoma uigura dello Xinjiang (XUAR), grazie soprattutto agli effetti della scomparsa dell’Unione Sovietica, che diede vita a diverse entità statuali in Asia Centrale ma non nello Xinjiang, che avrebbe desiderato – nell’ambito di quel processo – ottenere lo stesso risultato, dalla Cina.

Tuttavia, a causa della vasta frammentazione della società e soprattutto del continuo proliferare di gruppi militanti con diversi obiettivi e visioni strategiche, l’ETIM fu costretto, sin da subito, a ricercare in altri gruppi terroristici regionali il supporto necessario per la propria missione. Oltre ai già ricordati collegamenti con Al-Qaeda, il gruppo sviluppò intensi rapporti anche con l’IMU (Islamic Movement of Uzbekistan). Ciò, infatti, sin dalla prima ora, facilitò lo sviluppo della rete infrastrutturale del gruppo, dato che il fattore geografico ha garantito all’ETIM una grande flessibilità operativa, grazie al fatto che lo Xinjiang confina con ben otto Stati, tre dei quali Pakistan, Afghanistan, Uzbekistan, che possiedono al proprio interno un numero considerevole di gruppi terroristici.
Come qualsiasi altro gruppo insurrezionale/terroristico che adotta misure militari asimmetriche, il ricorso ai media – parafrasando Clausewitz – “per continuare la guerra con altri mezzi”, costituì e continua a costituire un mezzo essenziale per la propria sopravvivenza. Uno dei primi strumenti fu “Islam Awazi”, che potrebbe tradursi come “Voce dell’Islam”. Attraverso questo mezzo, l’ETIM cercò di portare avanti vere e proprie campagne di mobilitazione della popolazione, dato che, un fenomeno insurrezionale/terroristico, per sopravvivere e mantenersi operativo, necessita di un forte appoggio popolare. Lo sviluppo mediatico culminò, nel 2008, con la creazione della rivista Turkistan al-Islamiyya, attraverso la quale l’ETIM presentò il nuovo leader: Abdul Haq al-Turkistani.

 

 

Dopo aver strutturato l’organizzazione verticale e paramilitare, l’ETIM si è dedicato ad applicare misure asimmetriche, quali: azioni puramente terroristiche, attraverso l’utilizzo di esplosivi per far saltare in aria mezzi e luoghi pubblici; IED (Improvised Explosive Devices), ossia ordigni fatti in casa, utilizzati per colpire con più efficacia postazioni militari cinesi oppure uffici governativi; e attacchi suicidi, come il caso di una donna che cercò di farsi esplodere all’interno di un aereo di linea cinese nel 2008. Quest’ultimo elemento è significativo, perché dimostra l’evoluzione tattica del gruppo, il quale, dopo aver studiato l’efficacia degli attacchi suicidi effettuati da Al-Qaeda in Iraq nel 2006, decise di implementarli anche nello Xinjiang; assetto tattico che non era mai stato adottato prima.

 

Offensiva olimpica, repressione e ridimensionamento degli islamisti

 

Questa evoluzione operativa culminò nel famigerato biennio 2008-2009, periodo nel quale le operazioni asimmetriche dell’ETIM raggiungessero l’acme operativo. Questa data è particolarmente importante, proprio perché nel 2008 Pechino inaugurò le Olimpiadi estive. In quel biennio i terroristi condussero la più vasta e intensa campagna d’attacco contro i civili cinesi e contro gli edifici istituzionali, causando centinaia di morti. Nel 2009, il governo di Pechino intervenne duramente per sconfiggere il gruppo terroristico; operazioni che ridussero sostanzialmente la forza militare dell’ETIM, anche se lo sconvolgente attacco del marzo del 2014 a Kunming, capoluogo della provincia dello Yunnan, rimise tutto in discussione.

 

 

Tuttavia, ciò non toglie che l’ETIM, dal 2009 in poi, ha subito un sostanziale ridimensionamento, dovuto anche a due fattori: da un lato, la guerra al terrorismo degli Stati Uniti, che ha preso di mira anche quegli uiguri affiliati all’organizzazione, alcuni dei quali sono stati deportati a Guantanamo. Dall’altro versante, invece, la forte ingerenza del governo cinese negli affari regionali non ha garantito all’organizzazione molti margini di manovra. A causa di questa condizione, l’ETIM, per essere efficace, è stato costretto a dover operare al di fuori della Cina. La sua base operativa, infatti, tende a spostarsi costantemente verso ovest man mano che l’influenza cinese in Asia Centrale continua a crescere, al punto che il nuovo progetto infrastrutturale cinese della “One Belt, One Road” ha addirittura costretto l’ETIM a spingere il proprio centro operativo fino in Turchia.

 

 

 

L’ETIM ha rappresentato, per circa tre decenni, il gruppo più strutturato ed organizzato militarmente e politicamente per condurre operazioni terroristiche e insurrezionali contro Pechino. Tuttavia, ad oggi, il gruppo è lontano dall’ottenere risultati tangibili. Come evidenziato in una precedente analisi, l’aspetto geografico dello Xinjiang e le sue innumerevoli identità oasi non garantiscono al movimento il supporto necessario per condurre operazioni su vasta scala.
Inoltre, un elemento non di poco conto riguarda proprio la strategia del gruppo. Come evidenziato sopra, l’ETIM, pur professando la propria appartenenza al più vasto progetto della jihad islamica contro gli infedeli, combatte per ottenere l’indipendenza della regione. Di conseguenza, ciò lo pone in aperto conflitto con Al-Qaeda, che vorrebbe l’ETIM al proprio fianco per combattere, invece, gli Stati Uniti. Ciò mina il rapporto logistico e operativo tra i due gruppi terroristici, lasciando l’ETIM con pochissime risorse per la pianificazione di operazioni insurrezionali significative. Di conseguenza, a causa di questi elementi sia geografici che strategici, l’ETIM risulta, a tutti gli effetti, uno dei più deboli gruppi terroristici/insurrezionali dell’Asia Centrale.