Via le bombe

La “teoria del pazzo”,
così Kim Jong-un
tiene in scacco Trump




Il lancio da parte della Corea del nord, il 29 agosto scorso, del missile a medio raggio (IRBM) “Hwasong-12” che ha sorvolato i cieli del Giappone, e il suo sesto test nucleare, il 3 settembre, stimolano importanti riflessioni sui prossimi sviluppi strategici regionali.

Al di là di quelle che potranno essere le risposte da parte di altri attori dell’area (Cina, Giappone, Russia e Corea del Sud), i riflettori sono tutti rivolti al confronto tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti e, in particolare, alla battaglia tra due protagonisti politici che sembrano incarnare la volontà di perseguire una politica estera basata principalmente sulla logica della minaccia e della prova di forza: il dittatore nordcoreano Kim Jong-un e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

 


Inoltre, tale scontro, al momento solo verbale, sembra far leva sull’imprevedibilità, strumento di deterrenza essenziale per indurre il proprio avversario a desistere dal perseguire una politica estera aggressiva. In termini tecnici, questo approccio è stato ribattezzato come “la teoria del pazzo”, meglio conosciuta con il termine inglese “madman theory”, coniato per la prima volta per descrivere la politica estera di Nixon durante la guerra del Vietnam.

Kim Jong-un sta, con molta chiarezza, adottando la teoria del pazzo, come dimostrano i vari test nucleari e missilistici sin qui condotti e la relativa propaganda che ne giustifica l’operatività. Nello specifico, la propaganda che accompagna l’avanzamento del programma missilistico e lo sviluppo spasmodico della tecnologia nucleare passa attraverso la combinazione di una retorica squisitamente difensiva contro “l’imperialismo americano” (che serve anche, e soprattutto, a rafforzare la sua leadership), con una, invece, dalle caratteristiche offensive contro le postazioni americane in Corea del Sud e Guam.

 

Il presidente Usa non è in grado di rispondere colpo su colpo al dittatore nordcoreano e in questo modo svela la natura "prudente" della strategia dell'Amministrazione repubblicana

Questa operatività militare frenetica (nel solo 2017 si sono registrati moltissimi test missilistici) ha progressivamente spiazzato molti attori (regionali, e non), riguardo alle vere intenzioni del regime nordcoreano.
Inoltre, in perfetta sintonia con la teoria del pazzo, l’ultimo test missilistico, seguito immediatamente dal sesto test nucleare, ha sortito l’effetto sperato, proprio perché il regime nordcoreano, pur rispettando la propria tradizione strategica – ossia quella di condurre i vari test in concomitanza di eventi internazionali di rilievo, così da aumentare l’attenzione internazionale nei suoi confronti –, ha ritenuto necessario alzare il tiro, affinché i leader mondiali prendano sul serio le intenzioni di Pyongyang (anche se lo scopo reale è ben diverso da quello che traspare dai test militari).

 

Inoltre, affinché la teoria del pazzo funzioni è necessario bilanciare condotte militari al limite (il lancio del missile sopra i cieli del Giappone ne è un chiaro esempio) con misure di forza invece chiare e trasparenti (come la parata militare dell’aprile scorso con i nuovi dispositivi militari messi in bella mostra di fronte all’opinione pubblica mondiale).

 

Ultimo dato che sicuramente va a vantaggio di Pyongyang è offerto dalla geografia. Kim Jong-un, infatti, sa benissimo che può spingere la teoria del pazzo un po’ oltre il limite senza causare guerre (almeno così si spera), perché protetto dalla geografia: un attacco preventivo da parte degli USA sulla Corea del Nord implicherebbe l’intervento massiccio da parte di Russia e Cina, che considerano la Corea del Nord un bastione difensivo contro l’espansionismo americano. Allo stesso tempo, Pyongyang avvierebbe immediatamente operazioni militari contro il Giappone e la Corea del Sud, i quali saranno, a loro volta, costretti a rispondere, con l’effetto immediato di scatenare un conflitto (almeno) regionale, con il coinvolgimento di alcune delle maggiori potenze mondiali, che, al momento, nessuno è disposto a combattere.

 

 

 

Esiti opposti, finora, sembrano invece aver avuto gli sforzi di Trump. Il lancio dei missili Tomahawk in Siria e della MOAB in Afghanistan dell’aprile scorso sono state due operazioni militari che non hanno portato i risultati sperati alla politica estera dell’Amministrazione repubblicana – soprattutto in relazione alla crisi nordcoreana. Ciò perché le misure militari hanno svelato, sin da subito, la loro natura “prudente”, non riuscendo ad instillare nell’avversario il timore che gli Stati Uniti stessero facendo davvero sul serio.

 

E ciò spiega il prosieguo ininterrotto dei test missilistici da parte di Pyongyang. Inoltre, affinché la teoria del pazzo funzioni, a volte gli annunci velati incidono più di quelli plateali (nel caso di Trump, l’utilizzo compulsivo di Twitter). Per quanto riguarda l’inquilino della Casa Bianca, infatti, gli eccessivi messaggi lanciati attraverso i social media riguardo ad un arsenale “locked and loaded” contro la Corea del Nord, oppure l’idea che gli USA attaccheranno con “fire and fury” rivelano, immediatamente, l’inconsistenza della retorica strategica di Trump, il quale ha alternato messaggi di attacco spropositati ad altrettanti comunicati in favore, invece, di un rapporto distensivo con il “wise guy” di Pyongyang, mettendo a nudo paradossalmente, la sua prevedibilità.

 

 

 

Infine, all’indomani delle ultime azioni militari nordcoreane, Trump non ha saputo pianificare un’adeguata azione, lasciando che da un lato l’esercitazione annuale con la Corea del Sud potesse farne le veci e, dall’altro, che le dichiarazioni della sua ambasciatrice all’Onu, Haley, tuonassero all’interno del Consiglio di Sicurezza con effetti che saranno evidenti, forse, nel lungo periodo.

 

 

Quali sono, quindi, i risultati di questa interazione strategica? Uno dei primi effetti dello scambio tra gli USA e la Corea del Nord è che la seconda sta progressivamente “vincendo” sulla prima; ossia, Pyongyang sta riuscendo nell’impresa di surriscaldare il sistema strategico-diplomatico così da indurre i principali attori a raffreddarlo immediatamente attraverso concreti tavoli negoziali che possano finalmente permettere alla Corea del Nord di ottenere il tanto agognato riconoscimento di potenza nucleare e la legittimità di possedere un arsenale atomico per una completa difesa della propria sovranità territoriale (come successo due anni fa con l’Iran).

 

 

Ciò quindi, implica che la denuclearizzazione è di fatto ormai diventato un tema superato, non più negoziabile.

 

Sfruttando ancora di più le debolezze strategiche di Trump, la Corea del nord sta inoltre riuscendo nell’impresa di allargare la spaccatura diplomatica tra Stati Uniti e Cina, visti i continui richiami di Washington affinché Pechino faccia di più per limitare l’aggressività dell’alleato storico, pena il deterioramento dei rapporti commerciali sino-americani.

 

 

I moniti americani nei confronti della Cina, infatti, dimostrano l’inconsistenza della teoria del pazzo di Trump, il quale, appunto, fa trasparire, dalla sua retorica vuota, la vera natura della sua strategia regionale, ossia la riluttanza a farsi coinvolgere in un conflitto locale, condizione che incoraggia, di conseguenza, la Corea del Nord a spingere sull’acceleratore dei suoi programmi nucleare e missilistico. Allo stesso tempo, questa evidente riluttanza, percepita da Kim Jong-un, spinge Pyongyang a mettere alla prova la tenuta dell’alleanza tra Stati Uniti e Corea del Sud.

 

 

Infine, ultimo fattore da non sottovalutare, più che l’aggressività di Kim Jong-un, è l’impreparazione di Trump a condizionare l’evoluzione dei rapporti di forza regionali. Infatti, la sua visione delle relazioni internazionali potrebbe davvero rendere schizofrenica una teoria che dovrebbe essere folle solo nel nome, e che necessita, per la sua esecuzione, una certa preparazione e sensibilità riguardo ai rapporti strategici tra gli Stati, che il 37° presidente americano – dal quale Trump ha preso ispirazione – invece possedeva in pieno.



Commenti


Articoli correlati