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Per i nuovi sommergibili d’attacco si punta sulla “supercavitazione”

Negli ultimi trent’anni la Cina ha spinto sull’acceleratore dell’evoluzione della marina militare al fine di diventare un interlocutore forte sullo scenario internazionale. Pechino mira a trasformarsi in una potenza marittima a tutti gli effetti, al pari delle grandi potenze. Il numero di fregate, navi pattuglia e, soprattutto, sottomarini e mine, evidenziano la sua crescente operatività sui mari.

 

A partire dagli anni Novanta, la Cina ha acquistato un numero considerevole di sottomarini di fabbricazione russa, tra i quali spiccano quelli di classe Kilo – armati convenzionalmente -, denominati anche sottomarini SS (ship submersible). Nello stesso periodo, Pechino ha anche dato il via alla creazione di altri sottomarini “made in China”, dei quali si possono distinguere quattro classi specifiche e che tuttora rappresentano i punti di forza dell’assetto militare cinese in materia di sottomarini: gli Yuan, design SS (definiti anche Tipo 039A); i Song, anch’essi SS (Tipo 039/039G); i Jin dotati di missili balistici nucleari (SSBN), definiti anche Tipo 094; e infine gli Shang dotati di armi nucleari (SSN), definiti anche Tipo 093.

 

Classi che, a partire dall’era digitale, sono state progressivamente rimpiazzate da altri modelli che, pur mantenendo la stessa struttura tecnica, risultano tecnologicamente più avanzati. Ad esempio, il governo di Pechino continuerà a mantenere la classe Shang, pur sostituendo il Tipo 093 con i Tipo 095 (più sofisticato e aggiornato), senza però alterare la struttura tecnologica del mezzo militare.

 

La vera novità dell’ultimo decennio riguarda, tuttavia, la pianificazione della costruzione dei nuovi SSGN (sottomarini d’attacco con missili guidati). La loro fabbricazione garantirà alla Cina la capacità di avanzare attacchi a terra direttamente da un sottomarino, così da ricoprire, come il DF-21D, funzioni di attacco antinave (ASBM) e successivamente anche attacchi con missili da crociera antinave (ASCM).

 

 

È utile sottolineare, in questa fase, la differenza sostanziale tra un ASBM e un ASCM. Il primo riguarda l’applicazione di un missile balistico antinave, ossia in grado di colpire il proprio bersaglio dopo aver selezionato appositamente la traiettoria che separa il missile dall’obiettivo. Il secondo tipo, invece, garantisce la capacità di riconfigurare la traiettoria del missile in base agli spostamenti dell’obiettivo. Questo secondo tipo di missile, proprio per questa caratteristica, possiede una sua struttura tecnica autonoma (un motore che regola la vita e la durata del missile) proprio per garantirgli la capacità di movimento e di riconfigurazione in base alle necessità operative.

 

 

La Cina, specialmente dopo aver ideato la creazione del DF-21D, sta cercando di sviluppare un assetto militare adeguato anche per le proprie forze sottomarine. Uno di questi è l’impostazione di alcuni dispositivi che possano rendere i sottomarini assolutamente silenziosi durante gli spostamenti, così da ottenere un vantaggio strategico significativo. Al momento, i sottomarini cinesi sono molto “rumorosi”, soprattutto quelli dotati di armi nucleari. Mentre quelli convenzionali – definiti anche sottomarini diesel, per via del tipo di combustione adottato – sono molto più silenziosi. L’obiettivo finale è quindi quello di garantire la stessa efficienza tecnica anche a quei sottomarini dotati di armi nucleari.

 

Inoltre Pechino sta provando ad aumentare significativamente la velocità dei mezzi sottomarini. Dall’estate 2014, i ricercatori dell’Istituto di Tecnologia di Harbin hanno avviato ricerche che possano garantire ai sottomarini cinesi la capacità di sfruttare la cosiddetta “supercavitazione”, ossia lo sfruttamento e il mantenimento di una bolla d’aria intorno al sottomarino, così da garantirgli massima velocità.

 

Questi sviluppi tecnologici aprono importanti scenari nel contesto del Mar Cinese Meridionale e non solo. L’impiego strategico dei sottomarini garantisce, sicuramente, alla Cina la capacità di implementare una decisa difesa al largo delle proprie coste (offshore defence), spesso definita come A2/AD oppure strategia del contro-intervento (counter-intervention strategy). Ma la storia, soprattutto quella recente, ci dimostra quali sono i rischi connessi all’utilizzo dei sottomarini.

 

Nei primissimi anni del ventesimo secolo, l’impiego dei sottomarini da parte della Germania causò non poche conseguenze politico-militari, portando addirittura alla delegittimazione politica di coloro che li avessero impiegati, perché considerati massima espressione della codardia. Una delegittimazione che considerava gli attori coinvolti alla stregua di pirati; ossia non più justus hostis, bensì inimicus, un nemico da abbattere con ogni mezzo. Ciò aprì la strada a operazioni militari totali contro nemici ritenuti ormai delegittimati a causa del loro “scorretto” comportamento militare. Oggi l’assetto strategico è sicuramente cambiato; circostanza che favorisce l’impiego dei sottomarini.

 

Tuttavia, gli stessi, proprio per la loro particolarità tecnologica potrebbero portare la Cina facilmente sul piede di guerra per due sostanziali motivi: il primo riguarda l’approccio asimmetrico che il governo di Pechino è costretto a impiegare; confrontarsi con gli Stati Uniti nelle acque del Pacifico non garantisce l’applicazione di operazioni militari simmetriche, dove due stati possono confrontarsi apertamente con gli equipaggiamenti che possiedono. Tale contesto favorisce al contrario azioni asimmetriche, ossia preventive, per cercare di catturare, il più velocemente possibile, importanti vantaggi strategici.

 

Il secondo punto, legato inevitabilmente al primo, riguarda la posizione politico-militare cinese che potrebbe incoraggiare Pechino a impiegare i futuri sottomarini ad alta tecnologia, proprio per i vantaggi intrinseci che possiedono, per colpire a sorpresa e in maniera diretta qualora dovesse sentirsi minacciata in prossimità delle proprie coste.

 

Purtroppo, l’isteria politico-militare non ha mai risparmiato nessuno Stato nella storia. Bisogna solo sperare che un po’ di lungimiranza possa evitare l’avvio di operazioni militari che hanno poi inaugurato quelle reazioni a catena totalizzanti, senza via di uscita, come la Prima e la Seconda guerra mondiale testimoniano.