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Veto su investimenti
cinesi in Europa,
Merkel apre a Macron




macron

 

Angela Merkel apre per la prima volta esplicitamente alla possibilità di bloccare in alcuni casi gli investimenti cinesi nell’Unione europea.

 

“Da Pechino, l’Europa sembra più una penisola asiatica – ha dichiarato oggi la cancelliera tedesca a WirtschaftsWoche -. Ovviamente, noi abbiamo un punto di vista diverso”. Secondo la leader democristiana che spera di ottenere il quarto mandato consecutivo vincendo le legislative del settembre prossimo, è arrivato il momento di proteggere dalle acquisizioni cinesi industrie considerate “strategiche” dall’Ue.

 

Lo scorso fine settimana, Emmanuel Macron – il neopresidente francese con il quale Merkel intenderebbe ridare vita a un vero e proprio asse franco-tedesco per riformare l’Ue – aveva avvertito che “siamo di fronte al disordine della globalizzazione e alle sue conseguenze nei nostri paesi”. “Sono in favore del libero commercio ma contro l’ingenuità” aveva aggiunto Macron. Tuttavia il documento conclusivo del summit dei 28 pubblicato venerdì non includeva riferimenti specifici alla Cina, con la quale si erano già manifestate evidenti frizioni nel corso dell’ultimo vertice Ue-Cina.

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L’Ue è attualmente il primo partner commerciale della Cina, mentre per il blocco dei 28 paesi comunitari la Cina è il secondo partner commerciale. Nel 2016, la Cina è diventata per la prima volta il partner commerciale numero uno della Germania (che esporta sempre più in Asia e meno in un’Unione europea impoverita dalle politiche di austerità sostenute strenuamente da Berlino).

Nell’ambito di una campagna di acquisizioni che ha avuto al centro proprio la tecnologia tedesca, nel 2016 gli investimenti esteri diretti cinesi nell’Ue sono aumentati del 77% rispetto all’anno precedente, toccando quota 35.000 miliardi di euro.

 

Nell’intervista pubblicata oggi dal settimanale economico tedesco Merkel ha insistito che “l’Europa deve lavorare duro per difendere la sua influenza e soprattutto per parlare alla Cina con una sola voce. Dobbiamo affrontare le rivendicazioni e le richieste della Cina in maniera tale che si verifichi uno sviluppo armonioso a vantaggio di tutti”.

La cancelliera ha spiegato che nonostante l’economia cinese e quella europea siano collegate in maniera sempre più stretta, “se paesi come la Cina vogliono, utilizzando sussidi statali, comprare in blocco ciò che abbiamo costruito, allora dobbiamo reagire”. Allo stesso modo, “dobbiamo permettere ai cinesi di partecipare alle gare di appalti pubblici in Europa, ma in senso opposto dobbiamo avere accesso ai loro appalti pubblici”.

 

 

Richieste nette e precise che certamente non faranno piacere a Xi Jinping, il presidente cinese atteso al prossimo G20 di Amburgo del 7-8 luglio che si è fatto precedere da un paio di panda giganti spediti allo zoo di Berlino come ulteriore segno della decennale, sempre più stretta relazione sino-tedesca.
Nella loro rivendicazione di “reciprocità” nei confronti di Pechino, i leader di Francia, Germania (e Italia) dovranno fronteggiare anche un’opposizione interna, quella di paesi come Grecia, Portogallo e Spagna – che negli ultimi anni sono stati tenuti in piedi anche dagli investimenti cinesi – e di quelli ultra liberisti, come la Svezia, contrari a qualsiasi forma di protezionismo.



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