Partito

Meno Stato più mercato,
ri-svolta al Congresso?




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18th CPC Congress Beijing Nov 2012, Remko Tanis

 

Quest’anno, in occasione del XIX Congresso del Partito comunista cinese (Pcc), si registreranno importanti cambiamenti nella leadership politica del Paese. Quaranta organismi di selezione hanno intrapreso nel novembre scorso la nomina di 2.300 delegati, a livello nazionale, in rappresentanza degli 89 milioni di iscritti al Pcc, che dovrebbe essere portata a termine entro la fine di giugno 2017.
I delegati si riuniranno a Pechino – in date non ancora annunciate – per approvare la nuova leadership del XIX Comitato centrale, il Politburo e il Comitato permanente del Politburo (PSC). A nuovi leader del Pcc verranno affidati incarichi chiave nelle principali organizzazioni statali e militari.

 

Il XIX Congresso del Pcc è il principale evento politico in Cina dal 2012, e segna l’inizio del secondo mandato del presidente Xi Jinping. La nuova leadership centrale del partito governerà la Cina nei prossimi cinque anni, un periodo cruciale per concretizzare l’idea di sviluppo della Cina che Xi si è prefissato.
Il “Sogno cinese” di Xi prevede che il Pcc raggiunga due traguardi in occasione di altrettanti centenari. Il primo è di raddoppiare il reddito pro capite cinese del 2010, rendendo il Paese una società “moderatamente ricca” entro il 2021, anniversario della fondazione del Pcc nel 1921. Il secondo mira a fare della Cina “un paese socialista forte, democratico, civilizzato, armonioso e moderno” entro il 2049, un secolo dopo la fondazione della Repubblica popolare.

 

Per quanto riguarda la politica interna, la maggior parte del mandato di Xi si è concentrato sulla riorganizzazione del Partito-Stato: contrasto alla corruzione, centralizzazione del potere politico, imposizione dell’auto-disciplina di Partito, applicazione di regole di condotta severe per i leader di Partito di ogni livello. La campagna anti-corruzione di Xi è stata essenziale per il raggiungimento di questi obiettivi. Quando Xi afferma che “per essere un buon fabbro c’è bisogno di un fisico forte”, intende dire che il Partito-Stato era debole, che al suo interno la corruzione era dilagante, che la burocrazia era incompetente e la leadership frammentata. Il partito-Stato aveva bisogno di una accurata ripulita per evitare un’implosione come quella che si verificò nell’ex Unione Sovietica.
La spinta di Xi verso la centralizzazione del potere ha tentato di superare la frammentazione al vertice e, alla base, di migliorare l’attuazione delle politiche. Alla fine del 2016, Xi è stato nominato “cuore” della leadership del Partito, ottenendo in questo modo l’ultima parola su importanti questioni di Partito e di Stato. Anche la presidenza che gli è stata attribuita in comitati chiamati a decidere su importanti questioni ha rafforzato il suo ruolo.

Xi come Mao e Deng, la leadership ha un cuore →

 

In definitiva, la leadership di Xi mira a inserire il potere in una gabbia istituzionale, cosicché i funzionari governino in base alle regole e alle leggi del Partito-Stato e che l’esercizio del potere avvenga sotto rigida supervisione istituzionale. Questo almeno è l’obiettivo.

Il XIX Congresso appoggerà con decisione la “linea politica” di Xi, come ha già fatto finora il Partito. Si tratta di una strategia complessiva con quattro ramificazioni che mira a: dar vita a una società “moderatamente ricca”; approfondire le riforme; promuovere in Cina una governance basata sulla legge; rafforzare l’autodisciplina di partito.

 

Tutti i membri del Partito dovrebbero allineare le loro posizioni a questo progetto, che si sta provando anche a promuovere nell’opinione pubblica mainstream attraverso il rafforzamento del controllo sui media e mettendo a tacere punti di vista discordanti.

Il Pcc negli ultimi decenni ha elaborato regole e procedure sulla selezione, la nomina, il pensionamento e la sostituzione dei leader. Si tratta di procedure spesso informali, in evoluzione e non sempre rispettate alla lettera, tuttavia queste norme sono in grado di presiedere all’avvicendamento durante le transizioni di leadership. Durante il XIX Congresso è prevista la sostituzione di fino a cinque dei sette membri del Comitato permanente del Politburo, della metà dei componenti del Politburo e di un gran numero di membri del Comitato centrale.

 

La portata del cambiamento nella leadership del Pcc e la sua importanza non può essere ingigantita: rappresenta sia una possibilità di iniettarvi nuova linfa, sia di promuovere membri della classe politica fedeli alla leadership. Tra gli insider della politica cinese c’è chi sostiene che Xi stia giocando una grande partita, avendo un progetto che mira in alto. Tutto ciò che implicazioni avrebbe sulle riforme politiche?
Xi ha respinto qualsiasi cambiamento politico che implicasse una separazione di poteri in grado di indebolire la leadership del Pcc, ma è impegnato a limitare istituzionalmente il potere. Un potere giudiziario indipendente non viene nemmeno preso in considerazione, ma la leadership del Partito e i suoi funzionari, non importa quanto alti in grado, dovranno obbedire alle leggi scritte dal Partito. L’istituzione – voluta da Xi – della State Supervision Commission che pone l’utilizzo del potere nel Partito-Stato sotto il rigido scrutinio istituzionale esemplifica questo modello. Ed è proprio questo che distingue il percorso politico cinese da quelli seguiti in Occidente o in Unione Sovietica.

 

Xi ristrutturerà in maniera sostanziale il potere nelle sfere più alte del Pcc, abolendo il Comitato permanente del Politburo e diventando il presidente (e non più una sorta di primus inter pares all’interno del Comitato permanente, ndt)? Soltanto il tempo ce lo dirà. Ma ciò che è sicuro è che il suo obiettivo prioritario è rafforzare il Partito e renderne più efficiente la leadership.

 

Il XIX Congresso rappresenterà un punto di svolta, con le riforme di mercato – ferme negli ultimi anni – che faranno un ritorno sulla scena?
Ciò dipende da quale sia l’origine del problema. La riforma delle aziende di Stato (SOE) non ha prodotto quasi nessun risultato, ma perché? Forse il progetto del terzo Plenum conteneva troppe indicazioni contraddittorie. Forse la riforma delle SOE non intendeva superare certi limiti. O forse gli interessi consolidati hanno avuto la meglio sulla riforma.
Il consolidamento del potere decisionale di Xi mira a indebolire la resistenza degli interessi consolidati e a rendere più semplice l’attuazione delle politiche. L’obiettivo del primo centenario si sta avvicinando rapidamente, e con esso la necessità di riformare e performare.

 

 

Tratto da EASTASIAFORUM

Dong Dong Zhang è National Government Fellow presso la Crawford School of Public Policy della Australian National University



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