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Venezia, a un consorzio
“sino-italiano” il progetto
per il porto offshore

Il rendering del porto offshore di Venezia

 

Un gruppo italo-cinese si è aggiudicato oggi la progettazione del nuovo sistema portuale inshore-offshore di Venezia.

Il consorzio italo-cinese si chiama 4C3, ed è costituito da 3Ti Progetti Italia, E-Ambiente e guidato da China Communication Constructions Company Group (CCCG), azienda di Stato cinese tra le più attive nel settore delle infrastrutture a livello globale.

Il consorzio ha vinto il bando di gara del valore di 4 milioni di euro per l’adeguamento del porto di Venezia, ultima tappa della storica via della Seta Marittima.

 

Venezia ha così la possibilità di rientrare a pieno titolo nel progetto di nuova Via della Seta (yi dai yi lu), che prevede una Maritime Silk Road e una Silk Road Economic Belt, la cui funzione è collegare Asia ed Europa rispettivamente attraverso Oceano Indiano e Mare Arabico l’una e attraverso l’Asia Centrale l’altra. Mentre la via della Seta terrestre comporta investimenti importanti nel sistema infrastrutturale, quella marittima prevede la creazione di “sistemi di porti”, o “cluster di porti”.

 

In questa direzione va il progetto di ampliamento e adeguamento di un cluster di porti dell’Adriatico nord-orientale, con Venezia capofila, sistema mirato a facilitare gli scambi Cina-Europa. Spedire un container via mare dalla Cina all’Europa attraverso il porto di Venezia significa risparmiare cinque giorni di navigazione rispetto a un passaggio per i porti di Rotterdam e Amburgo. Un container arriva a Venezia da Chiwan (vicino a Shenzhen nel sud-est della Cina) in 25-30 giorni, mentre da Shanghai impiega 25 giorni. Il porto di Venezia sarà dunque uno snodo fondamentale che si sposa con il concetto di “connettività”, molto promosso nell’ambito del progetto di nuova via della Seta.

 

Nel settore marittimo portuale connettività significa gigantismo navale e portuale, tendenti a escludere dal mercato dei traffici transoceanici i porti che non riescono ad adattarvisi. Porti da integrare in ampi sistemi logistici organizzati attorno a retroporti e interporti volti a smistare traffici inoltrati lungo corridoi multimodali verso ampi mercati.

 

43C si occuperà del progetto di realizzazione di un terminal offshore nel porto di Venezia che risolverà il problema dei fondali troppo bassi e della ridotta capacità ricettiva dell’attuale porto; di una banchina a sviluppo modulare con gru e sistemi ad alta automazione; e del collegamento del porto con 4 terminal di terra. L’opera verrà realizzata grazie a una combinazione di investimenti privato-pubblico del valore approssimativo di 2,1 miliardi di euro.

È questo il primo progetto che porta operativamente l’Italia nell’iniziativa OBOR (One Belt One Road), aprendo probabilmente la strada a una serie di altre possibilità di ingresso di attori italiani pubblici e privati nel grande progetto strategico a guida cinese. Nello stesso tempo si rafforza la posizione dei sempre più numerosi investitori cinesi desiderosi di giocare un ruolo di primo piano nel nostro mercato.