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Traffico di organi umani,
in Vaticano Pechino mostra
i successi nel contrasto




2015-07-18-niles-d

 

Il 7 e l’8 febbraio scorso si è svolta in Vaticano la conferenza sul traffico di organi umani e il turismo dei trapianti, organizzata dalla Pontificia accademia delle scienze.

Al summit ha partecipato una delegazione cinese guidata da Huang Jiefu, ex vice- ministro della Sanità della Repubblica popolare cinese e attuale presidente del Comitato nazionale cinese sulla donazione e il trapianto di organi, e Wang Haibo consigliere del Declaration of Istanbul Custodian Group.
Il convegno ha offerto a Pechino la possibilità di mostrare – di fronte a una platea internazionale – i progressi fatti nel contrasto alla tratta illegale di organi umani, definita dal Papa “una forma di schiavitù”.
Al termine della due giorni di conferenza, la delegazione cinese, la Santa Sede e tutti i paesi partecipanti hanno sottoscritto una dichiarazione finale, che secondo Huang “svolgerà un ruolo fondamentale per uno sviluppo etico della pratica del trapianto di organi umani”.

 

 

Il Summit si è svolto in un clima amichevole, che sottolinea il costante riavvicinamento tra le autorità di Pechino e il Vaticano, divisi dalla questione di Taiwan (riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa cattolica) e dalla “Chiesa patriottica”, unica rappresentante dei cattolici cinesi secondo Pechino, che ne nomina i vescovi. Huang ha definito “saggia” la scelta del Vaticano di voler dialogare con tutti, Cina inclusa, e di dar modo al governo di Pechino di esprimersi e “dissipare sospetti” sul traffico di organi e il turismo di trapianti.
La delegazione ha concluso il suo viaggio, come da tradizione cinese, invitando la Santa Sede a visitare la Cina e ha omaggiato Papa Francesco e il cancelliere Marcelo Sorondo di un timbro in pietra con i loro nomi scritti in caratteri cinesi.

Nel pomeriggio di ieri, la delegazione cinese, assieme al professor Fraser Campbell dell’Università di Griffith, ha tenuto una conferenza stampa – presso la sala stampa dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese a Roma – per illustrare la direzione delle riforme volute da Pechino contro il traffico di organi umani e i progetti di cooperazione a cui la Cina sta prendendo parte, grazie anche ad una stretta collaborazione con la Croce Rossa.
Il professor Campbell, che monitora da anni il fenomeno, ha definito “eccellente” il “lavoro svolto dalle autorità cinesi” in collaborazione con la comunità internazionale.

 

I Paesi invece, in cui la situazione è tutt’oggi critica sono – secondo Campbell – l’Egitto e il Pakistan. In Egitto, il problema si lega inoltre alla questione dei rifugiati che, spesso, vendono i propri organi per guadagnarsi una somma per poter espatriare.

 

 

La cooperazione internazionale è essenziale – ha spiegato il professor Campbell – se si vuole davvero porre fine al traffico illecito di organi e al turismo di trapianti, poiché numerosi sono gli ostacoli da superare: dalle barriere culturali, alla situazione di povertà ai bassi regimi di controllo governativi. L’alternativa sta nell’incrementare la vendita etica di organi e creare una cultura comune, internazionale sulla donazione volontaria.
La Cina di oggi è un paese molto diverso da quello che aveva reso legale l’espianto di organi dai prigionieri condannati a morte, pratica vietata dal governo di Pechino fin dal 2015. In Cina si stanno compiendo sforzi per promuovere l’idea della donazione volontaria e adeguarsi agli standard internazionali. Nel 2016, riporta Wang, in tutto il Paese si sono registrati circa 4.080 casi di donazione volontaria, rendendolo il secondo al mondo per numero di donazioni (anche se va ricordato che la Cina è lo Stato più popoloso del Pianeta).

I progressi, dichiarano i due portavoce della delegazione cinese, sono stati fatti anche a livello di tecnologia e know-how. Attualmente, la tecnica chirurgica di trapianti è particolarmente avanzata e sono 169 gli ospedali in Cina in cui è possibile sottoporsi a questo tipo di operazione.

L’alto numero di cittadini cinesi è anche fonte di difficoltà poiché – continuano i due esperti – ciò rende difficoltoso un controllo capillare sul territorio. Nonostante si registri un netto miglioramento, il fenomeno dei trapianti illegali persiste. Nessun paese – ha sottolineato Wang – ha un controllo pieno in materia, “ed è proprio per questo che si è svolto il summit: per incoraggiare una governance di tipo globale, e la cooperazione internazionale”.



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