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Il THAAD Usa è a Seoul,
mobilitati 2.800 poliziotti
I pacifisti: la lotta continua




Centinaia di sudcoreani hanno opposto per ore una dura resistenza al dispiegamento da parte delle Forze armate statunitensi in Corea (USFK) di quattro batterie del sistema antimissile THAAD.

 

 

La scorsa notte i dimostranti hanno cercato di bloccare l’arrivo dei camion che hanno trasportato nella contea di Seongju i lanciatori (prodotti da Lockheed Martin), ma sono stati infine dispersi dal violento intervento di 2.800 agenti mobilitati per difendere gli interessi statunitensi in Asia. Una trentina tra manifestanti e poliziotti sono rimasti feriti negli scontri.

 

 

Progressisti, pacifisti e ambientalisti sudcoreani da mesi si battono contro il THAAD, che considerano un pericolo per i danni che il suo radar potrebbe causare alla salute umana e alle colture, nonché per le rappresaglie ai cui espone il Paese da parte della Cina (che ha già lanciato una campagna, non ufficiale, di boicottaggio di prodotti e servizi di Seoul) e della Russia, che a loro volta temono che il sistema antimissile (mai finora provato in combattimento) sia diretto contro di loro, oltre che a proteggere la Corea del sud dai razzi del dittatore nordcoreano Kim Jong-un.

 

 

L’ambasciata di Pechino oggi ha invitato i sudcoreani in Cina a prestare massima attenzione contro eventuali attacchi da parte di nazionalisti, mentre un impianto Hyundai nella Repubblica popolare ha subito un misterioso guasto (per la seconda volta in pochi giorni) che lo ha costretto a fermare la produzione.

 

“La Cina è seriamente preoccupata – aveva protestato ieri da Pechino Geng Shuang – e chiede agli Stati Uniti e alla Repubblica di Corea (la Corea del sud) di rispettare gli interessi di sicurezza e i timori della Cina e di altri paesi della regione, fermando immediatamente il processo di dispiegamento e rimuovendo le batterie già installate”. “La posizione della Cina è chiara, coerente e ferma”, aveva aggiunto il portavoce del ministero degli Esteri.

 

Il governo statunitense ha approfittato prima del vuoto di potere seguito alla caduta (per impeachment) della precedente presidente sudcoreana Park Geun-hye per installare nel paese asiatico le prime due batterie di THAAD. Grazie all’escalation di tensione con Pyongyang è riuscito a vincere le resistenze dell’attuale presidente, il pacifista Moon Jae-in, completando l’opera con le restanti quattro.

 

Dopo l’armistizio nella Guerra di Corea (1950-1953), a sud del 38° parallelo sono stanziati 28.500 soldati statunitensi.

Con sei lanciatori in loco e il radar, già arrivato da tempo, il sistema ora è completo, anche se il governo sudcoreano informa che una decisione “definitiva” sul THAAD verrà presa al termine di valutazioni di impatto ambientale, per le quali potrebbe essere necessario oltre un anno.

 

 

I residenti della contea di Seongju, nel sud del Paese, assicurano che continueranno la loro battaglia contro il THAAD.

“Il presidente Moon non ha mantenuto la sua promessa di chiedere la ratifica dell’Assemblea nazionale prima di decidere se installare il sistema antimissile che avrà un profondo impatto sulla popolazione locale. Non abbiamo altra scelta che continuare le manifestazioni”, hanno spiegato ai media sudcoreani i manifestanti.

 

La protesta della scorsa notte è esplosa dopo che, il 6 aprile scorso, 2.550 persone avevano presentato un ricorso alla Corte costituzionale sostenendo che il dispiegamento delle batterie THAAD “danneggia il loro diritto alla felicità e a una vita pacifica salutare e in accordo con la natura”.



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