Notizie

Washington e Pechino
subito a muso duro
sul Mar cinese meridionale




Le costruzioni cinesi su una delle isole contese nel Mar cinese meridionale

 

 

Non  si è fatta attendere la replica di Pechino alle prime dichiarazioni ufficiali dell’amministrazione Trump sul Mar cinese meridionale (MCM), dove Pechino si contende un gruppo di isole con Filippine, Vietnam, Malesia, Brunei e Taiwan

“La Cina esercita una sovranità indiscutibile sulle isole del Mar cinese meridionale e sulle acque adiacenti”, ha dichiarato oggi a Pechino Hua Chunying. La portavoce del ministero degli esteri della Repubblica popolare cinese ha aggiunto che il suo Paese è “deciso a salvaguardare i nostri diritti e i nostri interessi”.

Hua ha ribadito la linea ufficiale del Partito comunista cinese, secondo cui “gli Stati Uniti non sono parte in causa nelle dispute sul Mar cinese meridionale”.

 

Ieri Sean Spicer, aveva dichiarato che gli Stati Uniti difenderanno i loro interessi “in quelle isole” che “sorgono in acque internazionale e non fanno parte della Cina, certamente difenderemo i nostri interessi nazionali evitando che vengano prese da un altro paese”. Le parole del portavoce della Casa Bianca facevano seguito a quelle del segretario di Stato, Rex Tillerson, che, prima di entrare ufficialmente in carica, aveva paventato il blocco – da parte della marina Usa – dell’accesso al MCM.

Donald Trump, ni hao →

 

Negli ultimi mesi dell’amministrazione Obama, Washington aveva condotto in questa parte di Oceano Pacifico pattugliamenti militari, navali e aerei, più frequenti, ufficialmente per far rispettare la “libertà di navigazione”, con i quali gli Stati Uniti avevano in sostanza riaffermato la loro presenza in un’area attraverso la quale passano ogni anno commerci per un valore di 5.000 miliardi di dollari, nonché le rotte che portano il petrolio dal Medio Oriente all’Asia orientale.

L’approccio del governo di Donald Trump – almeno nelle dichiarazioni ufficiali – sembra voler essere più duro.

 

 

Intanto però gli Stati Uniti vedono sfumare il sostegno incondizionato delle Filippine – arcipelago nel cuore del MCM – che da alleato Usa “senza se e senza ma”, stanno per imbarcarsi in un’ampia cooperazione con Pechino.

 

Dopo la svolta diplomatica impressa dal nuovo presidente filippino, Rodrigo Duterte, si conclude oggi una visita ufficiale di due giorni di una delegazione di Manila a Pechino: al centro degli incontri il varo di un programma di cooperazione nei settori delle infrastrutture, dei trasporti, delle telecomunicazioni, delle autostrade e dell’irrigazione.

 

Un piano di sviluppo articolato in sei anni che dovrebbe essere siglato ufficialmente il mese prossimo a Manila. Con buona pace di chi – come i think tank conservatori che proveranno a influenzare la politica estera di Trump – vorrebbe far leva proprio sugli alleati Usa nella Regione per frenare l’ascesa della Cina in Asia.



Commenti


Articoli correlati