Notizie

Lavori forzati e traffico
di esseri umani, Trump
accusa la Cina, ma Ivanka…




fabbrica

 

 

Nell’ultimo rapporto annuale su traffico di esseri umani e lavoro forzato appena pubblicato dal governo statunitense la Cina è stata “declassata” a Tier 3, lo stesso punteggio (il più basso) della Corea del nord e della Siria.

 

Il documento – redatto dal dipartimento di Stato Usa sulla base di informazioni “non verificate” di organizzazioni non governative e mass media – cita casi di rimpatrio forzato di prostitute e operai nordcoreani senza riguardo per il fatto che gli stessi sono vittime di un traffico illegale di esseri umani; e di utilizzo in lavori forzati di cittadini cinesi della minoranza musulmana degli uiguri nella regione nordoccidentale del Xinjiang.

 

“Nel documento di quest’anno la Cina è stata degradata al terzo livello, perché non ha compiuto passi decisi per fermare la sua complicità nel traffico, incluso quello del lavoro forzato dalla Corea del nord che viene impiegato in Cina”, ha dichiarato ieri RexxonMobil Tillerson presentando alla stampa il report.

Trafficking in Persons Report 2017 →

 

Accanto al segretario di Stato c’era Ivanka Trump – figlia e consigliera del presidente degli Stati Uniti – il cui brand di scarpe da donna subappalta la produzione in Cina. Proprio oggi la Associated Press ha rivelato in un servizio le pessime condizioni di lavoro degli operai della Huajian International Shoe City (con sede a Guangzhou): salari corrispondenti a un euro all’ora, lunghe ore di straordinario notturno nei periodi di consegna degli ordini, violenze fisiche e verbali sui dipendenti.

 

Secondo Li Qing, fondatore di China Labour Watch (la ong che ha condotto l’indagine), quelle nello stabilimento delle calzature marchiate “Ivanka Trump” sono tra le peggiori condizioni di lavoro rilevate in oltre due decenni di inchieste sulle fabbriche cinesi.

 

Incurante della condotta imprenditoriale della figlia, il Presidente sembra intenzionato a utilizzare il “Trafficking in Persons Report 2017” come arma politica, in un momento in cui la Casa Bianca pretende da Pechino maggiore collaborazione contro il regime di Pyongyang, nel tentativo di fermarne il programma atomico e missilistico di Kim Jong-un.

 

Dopo la una sessione di dialogo su diplomazia e sicurezza Cina-Usa alla quale la settimana scorsa hanno partecipato Tillerson, Jared Kushner (marito di Ivanka e consigliere di The Donald) e il consigliere di Stato cinese Yang Jiechi, ieri il capo della diplomazia yankee ha rincarato la dose: “Il regime nordcoreano riceve (da Pechino) centinaia di milioni di dollari all’anno frutto di lavoro forzato”, ha accusato RexxonMobil Tillerson.

 

 

Secondo fonti dell’amministrazione Trump citate dai media statunitensi, lo stratega Steve Bannon e gli uomini a lui più vicini starebbero premendo per un confronto duro con la Cina, che sarebbe in realtà già partito con il tweet della scorsa settimana col quale Trump ha lamentato che “anche se ho apprezzato molto gli sforzi del presidente Xi e della Cina di collaborare sulla Corea del nord, questi tentativi non sono stati risolutivi”.

 

Il segretario del Commercio, Wilbur Ross, starebbe prendendo in considerazione l’ipotesi di ulteriori dazi sull’acciaio cinese, un’arma piuttosto spuntata dal momento che quello che finisce negli Usa rappresenta una minima parte dell’export di Pechino.

 



Commenti


Articoli correlati