Società

Pianificazione, un addio
difficile ma necessario




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Wuhan / 武汉 | Here, take mine / 你拿我的吧, Tauno Tõhk / 陶诺

 

All’inizio del 2016 il governo cinese ammorbidì la legislazione sulla pianificazione familiare, permettendo a tutte le coppie sposate di avere un secondo figlio. La uova politica entrò in vigore a marzo dell’anno scorso, dopo la ratifica formale da parte dell’Assemblea nazionale del popolo, il Parlamento di Pechino. A un anno di distanza, quanto si sta rivelando efficace?

 

Il mese scorso, durante la XII Assemblea nazionale del popolo, Wang Pei’an, vice direttore della National Health and Family Planning Commission, ha riferito che nel 2016 le nascite registrate negli ospedali del Paese sono state 18,46 milioni e che il tasso di fertilità ha raggiunto l’1,7%, il più alto dal 2000.

Questi iniziali progressi sono il frutto del duro lavoro svolto l’anno scorso sia dal governo sia dalla società cinese.

 

Per incoraggiare le coppie ad avere un secondo figlio, nel 18° incontro del Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo è stato ritoccato l'”Emendamento alla legge sulla popolazione e sulla pianificazione familiare della Repubblica popolare cinese”. La nuova bozza sostiene la necessità di applicare una politica dei due figli onnicomprensiva e raccomanda alle coppie di avere due figli. Il governo ha utilizzato volutamente il termine “raccomandare” invece che, semplicemente, “permettere”.
Incoraggiare la natalità è diventato normale per diversi settori della società cinese. Per esempio, molti canali televisivi si stanno sforzando di promuovere il rispetto per la famiglia e per la natalità, come dimostrano i programmi mandati in onda dalla CCTV durante il Gala per la festa di primavera.

Fate un secondo figlio! Il Pcc chiede ai leader locali di “dare l’esempio” →

 

Tuttavia la nuova politica dei due figli non rappresenta certo un rimedio immediato per i problemi demografici della Cina. Secondo i dati pubblicati dall’Ufficio nazionale di statistica, la popolazione cinese ha raggiunto 1 miliardo e 383 milioni di abitanti nel 2016. L’anno scorso è aumentata di 17,86 milioni di persone, crescendo di 1,31 milioni di unità in più rispetto al 2015. Ma in alcune province del Paese il tasso di fertilità è rimasto più basso rispetto al 2015. Se la popolazione della Cina dovrà raggiungere 1,42 miliardi di unità nel 2020, essa dovrà aumentare mediamente di almeno 19 milioni di unità all’anno. Ma il tasso di crescita della popolazione è ancora tutt’altro che soddisfacente.

 

Secondo la Commissione per la sanità e la pianificazione familiare, all’inizio del 2016 in oltre la metà delle 90 milioni di coppie che potrebbero avere un secondo figlio la donna aveva 35 o più anni. Geng Linlin – vice direttore del centro clinico dell’istituto di ricerca scientifica della Commissione – sottolinea che per molte di queste donne è difficile avere un secondo figlio.

 

Inoltre, secondo le ricerche dello studioso Liang Jianzhang, il 70-80% delle coppie cinesi vuole un secondo figlio, ma soltanto il 3% è pronto ad affrontare la sfida di farlo. Nei prossimi dieci anni, calerà di circa il 40% il numero di donne nell’età del picco di fertilità. In conseguenza di ciò, è molto probabile che dopo il 2018 il tasso di natalità diminuirà bruscamente.
Nonostante il cambiamento di politica, ci sono altri fattori sociali che continuano a soffocare i tassi di fertilità. In un sondaggio condotto nel 2015 dalla Commissione per la sanità e la pianificazione familiare, gli intervistati hanno citato problemi economici, l’impegno che comporta crescere un figlio e la mancanza di persone a cui affidarlo come principali motivi per non avere un secondo figlio.

 

I fattori sociali che restringono i tassi di fertilità sono diversi: dalle discriminazioni contro le donne relative ai permessi per maternità, all’inquinamento ambientale, all’utilizzo massiccio di sostanze chimiche, e all’esposizione a radiazioni elettromagnetiche. Tutti questi fattori influenzano la capacità e la volontà di procreare. Di conseguenza, per realizzare il loro sogno di avere un secondo figlio, sempre più cinesi guardano all’estero.
Ricercatori ed esperti stanno invitando il governo a fare di più. Liang Jianzhang, ad esempio, ha sostenuto che “per realizzare un progetto ambizioso c’è bisogno di provvedimenti adeguati”.

 

Anche se una politica del secondo figlio onnicomprensiva può alleviare temporaneamente la riduzione della popolazione e della forza lavoro, il problema più complesso è rappresentato dalla necessità di rallentare l’invecchiamento e il deterioramento della struttura demografica della Cina nel lungo periodo. A tal fine, le politiche di pianificazione familiare andrebbero completamente abolite.
Nel novembre 2016, l’Accademia cinese di scienze sociali (CASS) ha pubblicato un importante documento nel quale sottolinea che i cambiamenti di stile di vita possono ritardare l’età del matrimonio e della gravidanza. Per evitare di cadere nella “trappola della bassa natalità” – con quest’ultima che declina nonostante il varo di politiche apparentemente appropriate per sostenerla – la Cina ha bisogno di allentare ulteriormente o perfino di abolire le restrizioni sulle nascite.

 

Il 5 marzo 2017, il premier Li Keqiang ha rilevato nel suo rapporto sul lavoro del governo che “al fine di applicare una politica del secondo figlio onnicomprensiva, devono essere rafforzati i servizi sanitari di sostegno alla riproduzione”. Questa indicazione sembra un passo nella giusta direzione.

 

Ma per incoraggiare le coppie ad avere un secondo figlio, il governo dovrebbe considerare di varare ulteriori misure che sostengano e sussidino le spese delle famiglie – in particolare nell’area dell’istruzione, dei servizi sanitari e di quelli per l’impiego. Ciò ridurrebbe le preoccupazioni di chi ha da crescere un figlio e aiuterebbe a riequilibrare alcuni degli oneri sociali e finanziari che attualmente turbano le giovani coppie in Cina.

 

Tratto da EASTASIAFORUM

Liu Lili è docente presso il Dipartimento di storia e cultura della Scuola centrale di Partito a Pechino

 



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