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Il premier Li: Pil a +6,5%
nel 2017. Crescita cinese
mai così “fiacca” dal 1992




 

Nel 2017 il prodotto interno lordo della Cina crescerà del 6,5%, il livello più basso degli ultimi 25 anni. A snocciolare questa e altre cifre sullo stato di salute della seconda economia del Pianeta è stato Li Keqiang, che ieri ha aperto la sessione annuale dell’Assemblea nazionale del popolo, il parlamento di Pechino. Il premier non ha nascosto le difficoltà, sottolineando che “gli sviluppi sia interni sia esterni al Paese richiedono che ci prepariamo ad affrontare situazioni complicate e pericolose”.

La fabbrica del mondo che mira a trasformarsi in centro dell’innovazione deve fare i conti – ha continuato il numero due del Partito comunista cinese – con una crescita mondiale spenta e con le spinte protezionistiche e anti-globalizzazione che si stanno manifestando in diversi paesi. Tuttavia – secondo Li – il gigante asiatico può contare comparativamente su condizioni favorevoli, che gli permetteranno di mantenere una crescita economica prolungata: fondamenta economiche solide, abbondanti risorse umane, un grande mercato e un sistema industriale completo. “La Cina possiede anche molti strumenti innovativi e opzioni politiche di regolamentazione macroeconomica”, ha aggiunto Li Keqiang.

Nel mezzo di una difficile transizione economica, l’anno scorso il governo aveva previsto per la prima volta una “forbice” di crescita: tra il 6,5% e il 7%. L’aumento del Pil alla fine si era assestato al 6,7%.

Nel 2017,il rapporto tra deficit/Pil sarà invariato rispetto all’anno scorso (3%), con un deficit fiscale di 2.380 miliardi di yuan (345 miliardi di dollari).

Secondo l’analisi del Partito comunista cinese (Pcc) illustrata da Li, il contesto internazionale è quello di una “crescita economica globale resta fiacca, mentre crescono sia le tendenze verso la de-globalizzazione, sia quelle in direzione del protezionismo. Inoltre si registrano molte incertezze sulla direzione delle politiche delle principali economie e sui fattori che potrebbero causare instabilità e incertezza stanno aumentando visibilmente”.
Domenica Li ha assicurato comunque che l’obbiettivo di crescita per il 2017 è “realistico” e che permetterà di soddisfare le aspettative di riforme strutturali.

 

Lavoro

Secondo il premier cinese, “un importante motivo per mantenere una crescita economica costante è rappresentato dalla necessità di garantire occupazione e migliorare la vita delle persone”. L’obiettivo del governo per il 2017 è la creazione di 11 milioni di nuovi posti di lavoro (1 milione in più rispetto all’anno scorso) nelle città cinesi, investite da un impetuoso processo di urbanizzazione e dove è in continuo aumento il numero di neo laureati alla ricerca di impiego e di giovani che danno avvio a nuove attività.

Riforma delle aziende di Stato

Li ha assicurato che Pechino porterà avanti il suo piano di riforma (chiusure e fusioni) delle aziende di Stato (SOE). Tra queste ultime – in un paese in cui ormai ¾ della produzione arriva dal settore privato – sono molte le cosiddette “compagnie zombie”, in perdita e tenute in vita soltanto dal credito assicurato dalle banche statali. I media ufficiali riferiscono che – entro la fine dell’anno – verrà completata la riforma che prevede la possibilità dell’ingresso di capitali privato nelle circa cento SOE “centrali”, quelle cioè controllate direttamente da Pechino e non dai governi locali.

Riduzione dell’eccesso di capacità produttiva

La National Development and Reform Commission (Ndrc) ha annunciato ieri che chiuderà o fermerà la costruzione di centrali elettriche a carbone con capacità di oltre 50 milioni di kilowatt. La stessa agenzia governativa che si occupa della pianificazione economica prevede per quest’anno tagli alla produzione di acciaio e carbone. Si tratta di decisioni non facili da far rispettare, in particolare nell’anno del XIX Congresso del Pcc che, nell’autunno prossimo, rinnoverà cinque elementi su sette (Xi Jinping e Li Keqiang esclusi) del Comitato permanente del suo Politburo, l’organismo che, di fatto, governa la Cina. “Mentre ridurremo l’eccesso di capacità produttiva – ha avvertito Li – dovremo fornire assistenza ai lavoratori licenziati”, ricordando che per il Partito l’imperativo principale resta quello della stabilità sociale.

Investimenti

La Cina investirà 800 miliardi di yuan (circa 116 miliardi di dollari) in infrastrutture ferroviarie e 1.800 miliardi di yuan in infrastrutture autostradali e marittime/fluviali. Sono previsti inoltre ulteriori investimenti per progetti di conservazione delle acque, aeroporti civili e telecomunicazioni. Denaro pubblico immesso nel sistema economico con la duplice funzione di sostenere l’economia e di dotare il Paese di infrastrutture moderne.

Politica fiscale e monetaria

Raffreddare il mercato immobiliare e rallentare la concessione di credito facile è una delle indicazioni emerse dalla relazione di Li, ma la sua attuazione dipenderà dall’andamento dei consumi interni.

Nel 2016, le banche cinesi hanno concesso prestiti per la cifra record di 12.650 miliardi di yuan. “Utilizzeremo un ampio spettro di strumenti per mantenere la stabilità nella liquidità e mantenere i tassi d’interesse a un livello appropriato e migliorare il meccanismo di trasmissione della politica monetaria”, ha dichiarato ancora il premier.

Li ha promesso una politica fiscale determinata, annunciando per l’anno in corso un taglio delle tasse per le aziende di circa 350 miliardi di yuan (51 miliardi di dollari).

Il governo assicura inoltre che favorirà una politica monetaria prudente, anche per scoraggiare gli investimenti speculativi.



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