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Taiwan perde un amico,
anche Panama si piega
a “una sola Cina”

 

La Repubblica di Panama ha annunciato di aver tagliato i rapporti diplomatici con Taiwan.
“Alla luce degli interessi e delle aspettative di entrambi i popoli, la Repubblica di Panama e la Repubblica popolare cinese decidono con la firma di questo documento il riconoscimento reciproco e di stabilire rapporti diplomatici, istituendo le rispettive ambasciate” si legge nella nota ufficiale pubblicata ieri a Panama City.

 

Panama “riconosce che nel mondo esiste una sola Cina” e che, dunque, Taiwan – dove dopo la vittoria dei comunisti guidati da Mao Zedong si rifugiarono i nazionalisti del Kuomintang dando vita alla “Repubblica di Cina” – è parte inalienabile del territorio della Repubblica popolare cinese.

 

Secondo la nota panamense, i nuovi rapporti con Pechino e la conseguente cessazione di quelli con Taipei decorrono a partire dal 12 giugno 2017.
A riconoscere Taiwan – guidata dalla presidente “indipendentista” Tsai Ing-wen – restano 19 Stati più la Santa sede. Nel dicembre scorso, anche il paese africano di Sao Tomé e Principe aveva tagliato i rapporti con Taipei in favore di Pechino.

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In campagna elettorale la signora Tsai aveva promesso di battersi per una maggiore autonomia dalla Cina (con la quale le aziende taiwanesi negli ultimi decenni hanno intessuto stretti legami), ma Taipei si ritrova sempre più isolata a livello internazionale, mentre è improbabile che la sua economia possa fare a meno di intense relazioni con la Repubblica popolare.

 

Nelle ultime settimane (in seguito a un accordo siglato nel 2016, del valore di circa 1 miliardo di dollari), le aziende di Stato cinesi hanno avviato la costruzione di un terminal per container e di infrastrutture energetiche nella provincia di Colon, nel nord dell’isola centroamericana, impianti che dovrebbero servire a soddisfare l’aumento di traffico a base di maxi navi atteso con l’ampliamento del Canale di Panama.
Le navi cinesi rappresentano ormai la metà del passaggio complessivo attraverso il Canale, principale fonte di entrate nel piccolo Stato.

 

 

Indignate le reazioni da Taipei, che manteneva relazioni diplomatiche con Panama da 105 anni e che all’Isola centroamericana aveva fornito finora milioni di dollari di assistenza economica.

“Le mosse delle autorità di Pechino non soltanto sono sbagliate”, ma rischiano di “trasformare in scontro le relazioni attualmente pacifiche tra le due sponde dello Stretto” di Taiwan, ha dichiarato oggi il segretario generale dell’ufficio presidenziale Joseph Wu.
David Lee, ha criticato quella che ha definito “diplomazia del libretto degli assegni” che Pechino utilizzerebbe per sottrarre alleati a Taiwan. “Noi siamo in grado di aiutare i nostri alleati, ma non ricorreremo alla diplomazia del denaro”, ha dichiarato il ministro degli esteri di Taipei.