Metropoli, Società

Nozze per amore e divorzio lampo: è la generazione post ’80




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indepensense, giuseppe mastromatteo

 

Stando alle ultime statistiche, tra la Cina e l’Occidente sembrerebbe emergere un ulteriore elemento di avvicinamento: la crisi, sempre più profonda, dell’istituzione del matrimonio.

Da un decennio ormai i tassi di divorzio nella Repubblica popolare sono in costante crescita. Solo nel 2013, si sono registrati oltre 3 milioni di divorzi, e questa cifra, considerato il trend degli ultimi anni, pare destinata a crescere. Sebbene a livello internazionale, col suo 2.20%, la Cina sia da considerarsi ancora un Paese con un numero di divorzi relativamente basso (57° al mondo), il fenomeno sta diventando sempre più rilevante, soprattutto nelle grandi aree metropolitane. È la capitale Pechino (dove nel 2013 hanno divorziato 55.000 coppie) la città che presenta il più alto tasso del paese (39%), seguita da Shanghai (38%) e Shenzhen (36%).

 

Il governo pronto a proporsi come mediatore tra le coppie in crisi

Dati che non hanno mancato di destare l’attenzione delle autorità, preoccupate per la sopravvivenza di quello che rappresenta uno dei capisaldi della società cinese: stando a quanto riportato dal China Daily, il governo starebbe considerando l’idea di varare misure ad hoc, per provare a salvare i quasi 10.000 matrimoni che ogni giorno finiscono nel Paese. L’idea è quella di realizzare un servizio di consulenza e di mediazione per le coppie in crisi, per facilitare la comunicazione tra marito e moglie e il superamento dei problemi coniugali.

Quanto ai motivi che spingono sempre più coppie a porre fine al proprio matrimonio, le letture possono essere diverse. La spiegazione più ovvia riguarda i rapidi cambiamenti – economici e culturali – da cui la società cinese è stata scossa negli ultimi decenni, mutamenti che hanno portato con sé nuovi valori e nuovi stili di vita, di stampo sempre più occidentale.

Modificazioni delle abitudini e degli stili di vita che sono particolarmente evidenti nella cosiddetta generazione post ’80 (八零后), quella figlia delle riforme economiche e del post-maoismo, giovani per molti aspetti “diversi” rispetto alle generazioni precedenti. Se per queste ultime, infatti, le nozze rappresentavano un contratto sociale piuttosto che un evento appartenente alla sfera privata e sentimentale, oggi sembra vero il contrario, con l’affermazione di una visione più romantica e individualista che, da un lato, porta sempre più coppie a sperimentare un periodo di convivenza prima di compiere il grande passo e, dall’altro, rende i coniugi meno restii a troncare un legame “infelice”. In questo mutato contesto socio-culturale interviene poi la sempre maggiore indipendenza economica delle donne, che si traduce in un minore timore di affrontare la vita e lo status di divorziata, anche se con figli a carico.

Secondo alcuni analisti, inoltre, un ruolo di primo piano nella crescita del fenomeno è giocato dalla legislazione sui matrimoni e sui divorzi, che negli ultimi decenni ha subito alcune importanti modifiche e revisioni, snellendo gradualmente le procedure burocratiche e giuridiche necessarie. Secondo altri, a incidere sulla crescita del fenomeno sono anche i cosiddetti shanhun (闪婚, “matrimoni lampo“), cioè quelli che iniziano dopo un brevissimo periodo di frequentazione (pochi mesi e in alcuni casi pochi giorni) e finiscono con altrettanta rapidità.

 

Infedeltà e violenza domestica in testa tra le cause dei crack matrimoniali

Un sondaggio realizzato all’inizio del 2013 dall’Università Qinghua (清华) e dalla rivista Xiaokang (小康) ha tentato di andare più a fondo, sottoponendo a un campione di coppie una serie di domande riguardanti la propria vita a due e in generale la propria idea dell’amore e del matrimonio. L’indagine è stata condotta su coppie – sposate e non – provenienti da 287 città sparse in tutte le province del Paese. Gli intervistati avevano età diverse (dai più anziani, nati dopo il 1950, ai più giovani nati dopo il 1980).

Stando alle loro risposte, sembra che la principale ragione che porta le coppie a separarsi sia l’infedeltà, seguita – con un distacco del 17.5% – dalla violenza domestica. Quanto ai fattori che più influenzano la vita matrimoniale, essi sarebbero in ordine di importanza: i sentimenti reciproci, la comunicazione, la volontà e capacità di comprendersi a vicenda, la lealtà, i figli, seguiti dalle condizioni economiche, dalla vita sessuale, dal rapporto tra suocera e nuora, dalle relazioni con il resto della famiglia, dalla situazione abitativa e dalla ripartizione dei compiti domestici.

Rispetto a un sondaggio simile effettuato nel 2011, emergono alcune differenze notevoli: sembra rafforzato il valore attribuito alla comunicazione, ai sentimenti e alla lealtà all’interno della coppia, mentre nel 2011 preminente era il ruolo dello dei rispettivi stipendi e in generale delle condizioni economiche familiari.

Nonostante i dati sembrerebbero suggerire il contrario, la situazione generale non è del tutto sconfortante: la maggior parte delle coppie intervistate (59%) ha infatti definito la propria vita “relativamente felice”, mentre il 17.7% ha dichiarato di essere “molto felice”. Il 14.2% ha ritenuto la domanda “troppo difficile”, mentre solo l’8.6% ha ammesso di non essere molto felice, o addirittura di essere infelice. Le coppie più felici si sono dimostrate quelle sposate da meno di tre anni, mentre quelle più insoddisfatte quelle unite da oltre sette anni. Quasi l’80% delle coppie, comunque, ha affermato che, dovendosi risposare, sceglierebbe di nuovo lo stesso partner.

 

 



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