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Libia, tutto pronto
per la seconda invasione
Francia in prima linea




Il 19 marzo 2011 la Nato scatenò una guerra contro la Libia durata 7 mesi e conclusasi con l’eliminazione fisica di Gheddafi. L’obiettivo dichiarato di quella guerra, “legittimata” da una risoluzione Onu (1973), guidata dagli Usa e fortemente sostenuta dall’Unione europea (in particolare dalla Gran Bretagna e dalla Francia), era quello di salvare il paese dalla follia omicida di un dittatore che stava soffocando nel sangue una “rivoluzione” popolare spontanea, nata a Bengasi nel febbraio dello stesso anno.

 

I media mainstream riuscirono a convincere gran parte dell’opinione pubblica che si trattasse di un nobile “intervento umanitario”. Sono passati 5 anni da quell’intervento militare. Gheddafi è morto e il popolo libico non se la sta passando per nulla bene!

L’obiettivo dissimulato di quella guerra, come si è scoperto in seguito, in realtà non aveva nulla di “umanitario”. La Nato voleva semplicemente togliere di mezzo un regime non allineato e riportare la Libia nella sfera di influenza degli Usa/Nato, vista la sua posizione geostrategica e le ingenti risorse energetiche di cui dispone, petrolio in primis.

 

 

Ma il piano è riuscito solo in parte: quella che riguardava l’eliminazione di Gheddafi. Il resto dell’operazione è stato “un fiasco”, così lo ha definito in una conferenza stampa ad Algeri il 2 febbraio scorso Alain Juppé, il quale all’inizio dell’invasione era ministro degli esteri nel governo francese e a quell’epoca, invece, la considerava un “investimento per il futuro”. Quale? Non certamente quello dei libici, che l’invasione Nato ha gravemente compromesso.

Prima di quel famigerato marzo la Libia viveva, senza dubbio, sotto dittatura. Gheddafi aveva governato per 40 anni e intendeva adottare il modello della “repubblica dinastica”, molto caro ai regimi arabi: Seif al-islam era destinato a prendere il posto del raìs. Tuttavia la situazione socio-economica dei libici non era per nulla precaria, anzi! Secondo i dati dell’Undp, l’indice di sviluppo umano (indicatore che comprende il reddito procapite, la speranza di vita e il grado di istruzione) per la Libia era 0,830 nel 2007 e situava il paese nella 54a posizione mondiale (davanti alla Bulgaria e alla Romania). Nel 2014 la Libia è precipitata al 94o° posto, con un indice pari a 0,724. Oggi il paese è al collasso, senza uno stato ed è invaso dai jihadisti come il gruppo Stato islamico (Is), che si sono impadroniti di centri strategici (come Sirte).

 

Per la Nato, oggi (come allora) la sorte dei libici è di poco conto. Quello che è importante è sottomettere il paese. Il pretesto questa volta sarebbe la “lotta al terrorismo”, che essa stessa ha favorito per eliminare Gheddafi.

È da mesi ormai che si parla di un nuovo intervento militare in Libia. I preparativi sono in corso: la Conferenza internazionale sulla Libia a Roma a metà dicembre scorso; la creazione di un governo di concordia nazionale a metà febbraio – che serve in sostanza a legittimare una seconda invasione della Libia – sono chiari segnali che una seconda invasione militare è in agenda. Si tratta solo di stabilire la data di inizio dei bombardamenti.

 

Resta ancora da capire il ruolo che avranno paesi come Francia, Gran Bretagna e Italia nello scacchiere libico. La Francia, con l’eliminazione di Gheddafi, ha scongiurato il pericolo di una moneta panafricana, che il raìs voleva creare e che avrebbe sloggiato il franco Cfa con il quale il governo francese tiene al guinzaglio da decenni le ex colonie. Il progetto monetario di Gheddafi è stato rivelato dalla corrispondenza elettronica del 2011 di Hillary Clinton, allora capo della diplomazia americana, trapelata nel dicembre 2015. Ciò spiega in gran parte il ruolo importante che Parigi ha avuto nella caduta di Tripoli. In passato, nel 1963, la decisione del presidente togolese Olympio di uscire dal franco Cfa gli costò la vita. La Francia ha intenzione di impossessarsi del sud della Libia perché strategico per continuare a controllare da vicino le sue “ex” colonie.

 

La Gran Bretagna e l’Italia (più marcatamente) dipendono dagli Usa, che hanno la cabina di regia. Il raid aereo Usa del 19 febbraio contro l’Is a Sabrata è un chiaro segnale in tal senso. Il ruolo di Londra e Roma sarà subordinato agli interessi di Washington. Questi interessi consistono nel controllo delle risorse del petrolio e della tenuta del dollaro come valuta di transazione delle materie prime e nell’impedire ai rivali russi e cinesi di mettere piede in un paese strategico come la Libia, dal quale Gheddafi aveva rilanciato la proposta della de-dollarizzazione delle transazioni petrolifere…

 

 

Tratto da Nigrizia



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