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Corsa alla grafite,
il Mozambico bonanza
per il minerale hi-tech




L’istituto statunitense di indagini geologiche (Usgs) prevede un futuro radioso per la grafite made in Mozambico. Lo pronostica come gigante mondiale nella produzione del minerale ricercato dalle industrie elettroniche e metallurgiche, oltre che dai fabbricanti di batterie al litio: produzione oggi in mano alla Cina (67%), all’India (14%) e al Brasile (7%).

 

Così il paese dell’Africa meridionale non si accontenta di essere in procinto di diventare un grande esportatore di gas (il giacimento 4 nel bacino del fiume Rovuma, gestito dall’italiana Eni, dovrebbe entrare in produzione nel 2019), ma gioca anche la carta grafite, uno dei 14 minerali che la Commissione europea definisce “critici”, temendo la difficoltà di approvvigionamento.

 

Sono alcuni anni che delle imprese australiane stanno esplorando varie aree del Mozambico e questa attività sta dando frutti. Il 16 novembre scorso, la Metals of Africa ha annunciato di avere scoperto un giacimento di oltre 6 milioni di tonnellate di grafite e 163mila tonnellate di vanadio nella concessione di Montepuez Central, nella regione settentrionale di Cabo Delgado. Resta da risolvere la modalità con cui traportare il minerale: il porto di Pemba dista 250 km e quello di Nampula è spesso congestionato.

 

Il giacimento rafforza le ambizioni di Metals of Africa che nell’agosto del 2014 ha acquisito una concessione nell’area di Balama Central (Cabo Delgado), ritenendo di poter trovare grafite in abbondanza. Non lontano, infatti, un’altra impresa australiana, la Syrah Resources, ha rinvenuto un giacimento le cui riserve sono stimate in 117 milioni di tonnellate, cioè l’equivalente delle riserve mondiali 2014, e ha stipulato un contratto triennale di fornitura con la China Aluminium International.

 

Una terza impresa australiana, la Triton Minerals, ha di recente annunciato un investimento di 8 milioni dollari per continuare le sua esplorazioni nelle aree di Ancuabe e di Monte Nicanda (Cabo Delgado) e per cofinanziare, insieme all’impresa cinese Shenzhen Qianhai Zhongjin (che mette sul piatto 200 milioni di dollari) la costruzione di un mulino che può lavorare fino a 200mila tonnellate di grafite l’anno.

Inoltre Triton ha siglato con Yichang Xincheng Graphite un contratto di fornitura per 2 miliardi di dollari: s’impegna a consegnare 100mila tonnellate di grafite l’anno per 20 anni – al prezzo minino di 1.000 dollari la tonnellata – sfruttando i suoi giacimenti in Mozambico, Madagascar, Malawi e Tanzania.

 

Il questo modo la Cina, primo produttore mondiale, anticipa il momento in cui le sue riserve, che si valuta siano la metà di quelle mozambicane, si esauriranno.

Questa accelerazione della corsa alla grafite, che segue quella del carbone e del gas naturale offshore, testimonia che le potenze economiche emergenti considerano il Mozambico un paese strategico. Non a caso India e Brasile sono in prima fila per lo sfruttamento del carbone nella regione di Moatize al centro del paese.

 

 

Tratto da Nigrizia

 

 



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