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Open source, a Shenzhen
una zona artistica speciale

Laura Renna, Horizon (Project digital drawing)

Laura Renna, Horizon (Project digital drawing)

 

Shenzhen testimonia la straordinaria crescita della Repubblica popolare negli ultimi quarant’anni e, con una popolazione di 12 milioni di persone, è diventata lla quarta metropoli più grande del Paese. Essa è allo stesso tempo l’espressione di un crescente fenomeno di sviluppo, un luogo chiamato “casa” da persone di tutti i ceti sociali e di tutte le province, una meraviglia urbana e soprattutto un condensato dei successi e degli eccessi della Cina contemporanea.

L’istituzione della Biennale di arte contemporanea nasce con lo scopo di dare un’identità alla città anche attraverso l’apporto artistico e culturale di artisti contemporanei provenienti da tutto il mondo. Non a caso quella che inaugurerà l’11 maggio prossimo presso il Luohu Art Museum ha come tema l’Open Source 开放源: in continuità con la precedente Biennale sull’urbanizzazione e l’architettura, non soltanto perché Shenzhen è oggi im maggior centro high-tech della Cina, ma soprattutto perché storicamente rappresenta una grande piattaforma di scambio economico, tecnologico e sociale.

L’importanza della Biennale d’arte di Shenzhen sta nel suo collegamento con la realtà circostante: Shenzhen infatti è adiacente ad Hong Kong, attualmente polo principale per l’arte contemporanea in Cina. Tra gli obiettivi degli organizzatori c’è dunque quello di porre Shenzhen quale contraltare cinese al mondo dell’arte sia in oriente sia a livello internazionale e far così aumentare lo spettro di visibilità e influenza della città stessa.

 

Per questa edizione della Biennale curata da Zehui Tang e Janet Fong tra i 21 artisti selezionati sono stati scelti anche due artisti italiani: Maurizio Donzelli e Laura Renna, che hanno progettato opere monumentali e site-specific nell’ottica di una peculiare e originale visione del tema “Open Source”. Il team curatoriale della Biennale, ed in particolare Janet Fong, si è confrontato dinamicamente per questi progetti con Alice Cazzaniga, consulente curatoriale, che ha collaborato con Marignana Arte, galleria di riferimento dei due artisti italiani in questione.

 

Maurizio Donzelli, photo by Jean Pierre Gabriel

Maurizio Donzelli, photo by Jean Pierre Gabriel

 

“È un’occasione importante poter partecipare, confrontarsi con una realtà come la città di Shenzhen, tanto nuova, e quindi foriera di potenzialità, quanto di rilievo sullo scacchiere internazionale – ci racconta Cazzaniga -. La partecipazione italiana alla Biennale di arte contemporanea di Shenzhen è stata da me fortemente voluta ed intesa come uno scambio sinergico di partecipazione attiva che guarda al futuro”.

 

La scelta dei due artisti italiani è stata fatta tenendo conto di due variabili: l’interpretazione originale di una tematica di grande interesse e l’aspetto critico-costruttivo che ne deriva. Oggigiorno la quotidianità è fortemente connessa al mondo della tecnologia, sembra essere fagocitata dal suo incessante sviluppo così come la città di Shenzhen è stata sovrastata da uno sviluppo urbano senza precedenti: è proprio in contesti come questo che l’arte ci arriva in soccorso per comunicare qualcosa di diverso, per fornire nuovi e dinamici spunti di riflessione.

 

Secondo Cazzaniga “la Biennale in questione, infatti, sebbene sia alla sua prima edizione, con tutte le difficoltà del caso, è la risposta naturale ad una traiettoria futura già in corso che vede l’asse di interesse, anche nel mondo dell’arte, spostarsi ad oriente”. “Il tema della Biennale dedicato al concetto di Open Source – aggiunge Cazzaniga – è di interesse chiave perché permette di soffermarsi a pensare il futuro con sguardo critico e creativo dall’interno delle sue contraddizioni e non in qualità di meri spettatori periferici.”

 

Dunque l’internazionalità della Biennale permette di parlare di “arte pubblica” in Cina, ma con quale accezione? Senza dubbio “pubblico” è inteso come politico, il concetto di arte pubblica dipende dalla sensibilità di chi gestisce la “cosa pubblica”, dipende da chi fa le cose e come decide di farle. A capo dell’istituzione della Biennale c’è una mecenate, la signora He Jing, sicuramente amante dell’arte e responsabile dell’approvazione del progetto iniziale ma non un’addetta ai lavori.

Alice Cazzaniga ha seguito personalmente i progetti dei due artisti italiani e, sottolinea, entrambi sono accomunati da una forte sensibilità al tema trattato e sono stati pensati per il contesto specifico ospitante: Maurizio Donzelli nella sua opera “Diorama” nel suggestivo gioco di rimandi dei suoi Mirrors, suggerisce uno spazio intimo di approfondimento dello sguardo piuttosto che di una sua dispersione e lo fa ricreando un’aura zen tipica dei valori tradizionali cinesi.

 

Laura Renna, nella sua installazione dal titolo “Horizon”, suggerisce un paesaggio spaziale particolare che esprime le potenzialità della tensione dialettica tra mondo immaginario e reale, tra ciò che è naturale – le montagne di Guilin che vi trovano rappresentazione – e ciò che, invece, è artificiale. Un paesaggio quasi ricamato quello di Laura Renna che si pone così in un autentico dialogo con la sartorialità tradizionale cinese, un’arte apparentemente desueta che trova tutt’oggi continuità in opere contemporanee come questa. Tutto ciò con chiari riferimenti alla filosofia cinese della complementarietà degli opposti yin-yang 阴阳.

 

 

I due artisti esporranno nel Luohu Art Museum di Shenzhen insieme ad altri 19 artisti a partire dall’11 maggio 2018, giornata di inaugurazione, fino al 29 luglio 2018.