Notizie

La Commissione europea
prova a rafforzare
le difese anti-dumping




china mes

 

È una soluzione di “compromesso” che se – come ha dichiarato il vice presidente della Commissione Ue, Jyrki Katainen – manterrà i dazi molto vicini a quelli attuali, non mancherà di irritare la Cina quella avanzata oggi dalla Commissione dell’Unione europea per risolvere il delicatissimo contenzioso sullo status di economia di mercato (Mes) e sulla modifica di dazi anti-dumping che Pechino giudica “arbitrari, ingiusti e discriminatori”.

 

Rispetto alle tre possibilità di cui si era discusso nelle scorse settimane in ambito comunitario – lasciare immutata la legislazione Ue; cancellare la Cina dalla lista delle economie “non di mercato” e applicare a Pechino i meccanismi anti-dumping standard; cambiare la metodologia anti-dumping; ha prevalso quest’ultima, che prevede l’aggiornamento dei dazi attualmente applicati ai prodotti cinesi esportati nell’Europa a 28 in regime di dumping (a prezzo più basso di quello di mercato): non più adeguandoli al prezzo di quel bene nel cosiddetto “paese di riferimento”, un paese terzo, ma alla media dei prezzi in una serie di paesi.

 

 

Questa soluzione è stata illustrata oggi in conferenza stampa a Bruxelles da Katainen e dalla commissaria al Commercio, Cecilia Malmstrom. “La Cina non è una economia di mercato – ha esordito Malmstrom -. Non le stiamo concedendo lo status di economia di mercato”.
La questione dell’eventuale concessione del Mes alla Cina da parte dell’Ue (in quanto uno dei blocchi dell’Organizzazione mondiale del commercio, WTO) verrebbe dunque messa da parte. E del resto non è a questo che la Cina puntava, insistendo invece sull’automatica decadenza de jure (il protocollo di adesione alla WTO da parte della Cina lo prevede 15 anni dopo l’accesso di quest’ultima, cioè l’11 dicembre prossimo) del meccanismo del “paese di riferimento” nella determinazione dei dazi anti-dumping.
Su questo punto la commissaria al Commercio ha annunciato che verranno presi in considerazione i prezzi internazionali prevalenti, un compromesso che non piacerà a Pechino, che rivendica il diritto di esportare i suoi prodotti a basso costo, approfittando della “decadenza automatica” del meccanismo del “paese di riferimento”.
“Non vogliamo isolare la Cina – ha messo le mani avanti la commissaria Ue -. Questa regola varrà per ogni paese. Andremo alla ricerca di distorsioni in un determinato paese o in un determinato settore. Si tratta di un nuovo approccio”.

 

La formalizzazione della proposta della Commissione ai governi dei paesi membri e al Parlamento Ue è attesa per i prossimi mesi.
In sostanza, l’Ue ha scelto di muoversi nella direzione di un rafforzamento dei suoi strumenti di difesa commerciale, un atteggiamento che a Pechino bolleranno come “protezionistico”. Nello stesso tempo – si legge nel comunicato della Commissione – “la Cina deve compiere tagli significativi e verificabili alla sua sovra-capacità industriale basati su un chiaro cronoprogramma di impegni e su un meccanismo di monitoraggio indipendente”.
Pechino non potrà che percepire la mossa di oggi come uno sgarbo da parte del suo principale partner commerciale per quanto riguarda le importazioni (nel 2015 l’Ue ha registrato con la Cina un deficit commerciale record, pari a 180 miliardi di dollari), preoccupato per un accesso potenzialmente sempre più facile ai suoi mercati da parte di prodotti cinesi di acciaio, carta, biciclette…
Attualmente l’Ue ha in vigore 59 misure anti-dumping nei confronti di prodotti cinesi e 22 delle 34 inchieste in corso riguardano la Repubblica popolare.

 

La preoccupazione per l’aumento delle indagini commerciali che coinvolgono aziende e prodotti cinesi nella prima parte del 2016 sta salendo tra i funzionari di Pechino, che denunciano un rafforzamento del protezionismo anti-cinese in occidente. Alla vigilia del dibattito sul Mes alla Commissione Europea, ieri Shen Dayang, portavoce del ministero del Commercio, aveva dichiarato che “il protezionismo si sta rafforzando”.

Da gennaio a giugno, 17 i paesi e regioni hanno lanciato 65 indagini, principalmente indirizzate a far fronte al dumping dei prodotti cinesi e a contrastare quelle aziende che si muovono anche grazie a sussidi statali. La Cina, oltre a essere presa di mira dalle misure anti-dumping in Europa, soprattutto per quanto riguarda la siderurgia, è in una posizione delicata anche rispetto al mercato statunitense, nello stesso settore dell’acciaio, secondo il portavoce del Ministero del Commercio cinese, in uno stato di “overprotection”.



Commenti


Articoli correlati