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MES alla Cina?
Sì di Merkel, che rivendica
“maggiore spazio
per le banche tedesche”

Angela Merkel

 

Sulla concessione alla Cina dello status di “economia di mercato” da parte dell’Unione europea “sono convinta che possiamo trovare una soluzione in linea con quanto promesso 15 anni fa”, ha dichiarato oggi a Pechino Angela Merkel.
Nel 2001, al momento dell’ingresso della Repubblica popolare nell’Organizzazione mondiale per il commercio (WTO), nel trattato di adesione fu inserita una clausola che – secondo l’interpretazione di Pechino – le garantisce “automaticamente” la concessione di fatto di quello status, dopo quindici anni. Altri membri della WTO, tra cui Stati Uniti e Giappone, interpretano diversamente il testo dell’accordo e insistono nel non considerare la Cina una “economia di mercato”, mantenendo tutti gli strumenti anti-dumping per bloccarne alcune esportazioni.

 

La cancelliera tedesca, a margine del quarto incontro intergovernativo Cina-Germania, ha aggiunto che “la Germania si è sempre dimostrata un mercato aperto agli investimenti. Ci aspettiamo reciprocità da parte cinese”. La leader democristiana ha detto chiaramente cosa interessa al suo governo: “Presteremo particolare attenzione alla reciprocità nel settore finanziario, più che nell’industria classica”, ha aggiunto Merkel facendo riferimento al limite del 20% posto finora dai cinesi all’acquisto di azioni delle loro banche da parte degli istituti di credito tedeschi.

 

Dalle frasi pronunciate in conferenza stampa dalla leader tedesca sembra prende corpo uno scambio tra la concessione del MES alla Cina (sulla quale a decidere, entro l’11 dicembre prossimo, dovrebbe essere, a norma di legge, la Commissione europea) e la penetrazione della finanza (dopo la grande industria) tedesca nella seconda economia del Pianeta.
Le banche tedesche – tra le principali “vittime” nonché avversarie del quantitative easing della Banca centrale europea che ne ha azzerato i tassi – cercano nuovi sbocchi per i loro capitali.
Non è la prima volta che la cancelliera tedesca, in visita ufficiale a Pechino, parla da capo dell’Unione europea difendendo però interessi nazionali tedeschi.

Del resto sono gli stessi leader cinesi a vedere in Angela Merkel il vero leader “politico” dell’Ue e ad aver costruito negli ultimi decenni un rapporto simbiotico con Berlino e con la sua industria, che sarà il perno anche del tentativo di aggiornamento della manifattura nella Cina di Xi Jinping.

 

Questa volta però la posta in gioco è particolarmente delicata perché un’apertura di Berlino a Pechino “senza condizioni” (a vantaggio dell’Europa) – secondo industriali e sindacati – colpirebbe in particolar modo il settore manifatturiero italiano, riducendo la possibilità di ricorso a misure anti-dumping contro l’importazione di prodotti cinesi a basso costo. A essere colpiti in Italia potrebbero essere soprattutto la siderurgia, il settore della carta, delle piastrelle e delle biciclette.

 

 

Nel corso del vertice tra i due governi al completo – un “privilegio” che Pechino, tra i paesi occidentali, riserva solo alla Germania – il premier cinese, Li Keqiang, ha mantenuto ferma la posizione della Cina: “La Cina ha sempre rispettato i suoi obblighi in seno alla WTO. Ora gli altri membri devono rispettare ciò che hanno promesso”. “Non vogliamo combattere una guerra commerciale, dalla quale nessuno trarrebbe benefici”, ha aggiunto il numero due del Partito comunista cinese.

Durante la permanenza del governo tedesco nella capitale cinese – riferisce l’agenzia di Stato Xinhua – sono stati siglati 96 accordi economici per un valore di 15 miliardi di dollari.

 

13 giugno 2016