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Lo Stato islamico mette “in vendita” ostaggio cinese

 

Lo Stato islamico (ISIS) ha pubblicato le immagini di un ostaggio cinese e uno norvegese, messi “in vendita” con tanto di recapito a cui spedire il denaro di un eventuale riscatto.

 

Fan Jinghui, cinquantenne “consulente freelance” di Pechino, e Ole Johan Grimsgaard-Ofstad, quarantottenne di Oslo, sono ritratti in tenuta da carcerati gialla su Dabiq, la rivista pubblicata su Twitter dai fondamentalisti che controllano un’ampia porzione di territorio tra la Siria e l’Iraq, i quali forniscono un numero di conto corrente per “chiunque voglia pagare il riscatto per la liberazione e il trasferimento”.

Nel messaggio di rivendicazione, postato ieri, lo Stato islamico accusa i governi cinese e norvegese di aver “abbandonato” i loro cittadini.

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Il premier norvegese Erna Soldberg, nel corso di una conferenza stampa nella capitale norvegese, ha confermato che uno dei due sequestrati è un quarantenne norvegese catturato in Siria e ha ribadito la posizione del suo governo, che “non paga riscatti”.

Le autorità cinesi finora non hanno dato ancora alcuna risposta ufficiale alle “richieste” dello Stato islamico, mentre alcuni media locali si sono limitati a riprendere la notizia dalle agenzie di stampa internazionali.

 

Nel suo consueto stile propagandistico, nel comunicato su Dabiq lo Stato islamico avverte che quella per la liberazione dei due ostaggi rappresenta una “offerta limitata”.

 

Il gruppo fondamentalista si fa sempre più spavaldo, per il radicamento che ha nelle tribù sunnite nell’area di confine tra Iraq e Siria e per il successo della sua propaganda jihadista, fatta di spettacolari quanto crudeli video clip di esecuzioni e brutalità varie messe in rete e destinate all’indottrinamento di jihadisti fai da te all’estero.

 

10 settembre 2015