Notizie

“Lavoriamo con la Cina”,
nuovi test del Pentagono
contro i missili di Kim




Tra i tanti motivi che hanno impedito a Donald Trump di “punire” la Corea del nord con i bombardamenti riservati (il 7 aprile scorso) alla Siria c’è la sostanziale impreparazione dell’apparato militare statunitense a difendere efficacemente le sue forze armate e i paesi alleati nel Pacifico da un eventuale attacco missilistico in arrivo da Pyongyang.

Oggi la Cnn rivela che, proprio per migliorare le capacità di respingere una minaccia proveniente da quell’area, il mese prossimo il ministero della difesa statunitense condurrà due importanti test contro i missili di Kim Jong-un.

 

“Il leader della Corea del nord ha cercato di provocare qualcosa lanciando un missile – ha spiegato negli ultimi giorni il capo del Pentagono, generale James Mattis -. Non si trattava di un missile intercontinentale e il lancio è fallito: ciò dimostra che ora stiamo lavorando a strettissimo contatto con i cinesi. La Cina, gli Stati Uniti, la Corea del sud e il Giappone condividono il medesimo interesse per una penisola coreana de-nuclearizzata”.

Oggi il ministero degli esteri di Pechino si è detto “molto preoccupato” per gli ultimi sviluppi nucleari e missilistici di Pyongyang e il portavoce Lu Kang ha fatto nuovamente appello a “risolvere i problemi attraverso attraverso il dialogo e le consultazioni”.
Tuttavia gli americani si preparano anche a uno scenario di guerra.

Il primo test in programma prevede il lancio di un missile anti-missile da una nave Usa nell’ambito di un piano di difesa degli alleati Usa nella regione dai missili a medio raggio di Pyongyang.
Un seconda esercitazione, che dovrebbe avvenire alla fine di maggio, prevederà invece l’abbattimento di un missile balistico intercontinentale (ICBM) diretto verso il territorio degli Stati Uniti attraverso missili anti-missile dalla base dell’aeronautica militare di Vanderberg, in California.


Al di là di tutti gli annunci e dei tanti successivi dietrofront, quello che è chiaro è che la “politica estera” di Trump si sta configurando come un forte stimolo per il complesso militare-industriale degli Stati Uniti.

 

Nell’ultima revisione degli armamenti in possesso degli Usa operata dal Pentagono proprio i missili a lungo raggio sono stati sottoposti a severa critica. Secondo il documento del ministero della difesa Usa, il sistema a lungo raggio “ha dimostrato una capacità limitata di difendere il territorio americano da un certo numero di semplici missili a medio raggio o intercontinentali lanciati dalla Corea del nord o dall’Iran”. Di qui la necessità di ulteriori esperimenti e investimenti in uno dei settori industriali – quello della difesa – che maggiormente hanno scommesso su The Donald.



Commenti


Articoli correlati