Società

Hukou, dov’è la svolta
sui diritti dei migranti?




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Ode to Migrant Workers, Jens Grabenstein

 

Lo hukou – il sistema cinese di registrazione delle famiglie – viene spesso criticato, perché ostacola la libertà di movimento dei lavoratori e crea diseguaglianze. Negli ultimi anni lo hukou è stato sottoposto a una significativa riforma. Basteranno le modifiche varate a invertire l’andamento delle diseguaglianze tra le diverse aree del Paese?

 

In sostanza, lo hukou è un sistema di registrazione della popolazione utilizzato dal governo per pianificare le spese per la fornitura di servizi sociali. Il diverso trattamento associato ai differenti tipi di hukou si ripercuote sulla finanza pubblica e sull’assicurazione sociale. Le fonti di finanziamento del sistema sono organizzate a livello locale (provinciale o municipale), a seconda dei servizi o dei benefit.

 

Nel 2003, la Cina ha interrotto la pratica di sfrattare i migranti non registrati. Tuttavia da allora i servizi sociali offerti ai migranti sono stati gradualmente ridotti.
Prima del 2014, la maggior parte della copertura di servizi sociali era legata al tipo di hukou: dunque, anche se i lavoratori migranti pagavano le tasse in città, essendo registrati in base al loro hukou come “residenti rurali”, non era loro possibile accedere ai servizi pubblici e al welfare nelle metropoli. Per le province che tradizionalmente esportano manodopera – che spesso sono quelle meno sviluppate – ciò significava che questi lavoratori pur non pagando le tasse a livello locale tornavano a casa per accedere al welfare. In questo modo, non soltanto le parti più povere del paese soffrivano per la fuga di cervelli, ma sussidiavano anche le zone più ricche, pagando il welfare e i servizi sociali per la forza lavoro migrante.

 

Per anni i governi delle aree sottosviluppate si sono lamentati di questo trattamento ingiusto e hanno richiesto l’introduzione di un sistema di sicurezza sociale nazionale. Tuttavia ciò è più facile a dirsi che a farsi.

 

Redditi e costo della vita sono molto diversi da regione a regione e persistono grosse differenze anche tra centri urbani e zone semi-periferiche, per non parlare di quelle, a livello nazionale, tra le città più ricche e le zone rurali più povere.

 

In Cina è tecnicamente impossibile elaborare un sistema pensionistico universale che offra gli stessi benefici a livello nazionale. Come soluzione di compromesso, alcune grandi città come Shanghai e Guangzhou hanno introdotto sistemi di contribuzione e assistenza differenziati, attraverso i quali i migranti in possesso di hukou rurale possono versare meno contributi, ottenendone in cambio prestazioni inferiori.

Hukou, i migranti meritano di più →

 

In base alla riforma del 2014, queste diverse opzioni non dipendono dai differenti hukou, ma tutti residenti devono poter scegliere tra differenti pacchetti di social security. Nelle varie province si ritiene sempre più che non ci sia alcun bisogno di sviluppare un modello unico di assicurazione sociale nazionale. Un sistema di registrazione dei contributi portatile, accordi sui programmi di assistenza trans-regionali – che non trattengano il denaro guadagnato dai migranti col loro duro lavoro – sono considerati più funzionali.

 

Prima della riforma del 2014, il sistema dello hukou favoriva le città nei confronti dei villaggi, le aree costiere su quelle interne, le città più grandi rispetto a quelle più piccole. In questo modo servizi sociali come l’istruzione e l’assistenza sanitaria si sono concentrati nei maggiori centri urbani, mentre le aree rurali e remote, ma anche i centri urbani minori, non offrono tutti i servizi sociali di base richiesti da chi abita nelle grandi città.

 

Queste differenze rendono le grandi città attraenti agli occhi dei migranti che vogliono coglierne le opportunità, per loro stessi e per i loro bambini. Il rapido aumento dei residenti ha spinto in su i prezzi degli appartamenti nelle città cinesi. Tuttavia la gente ritiene che nelle città più grandi sia molto più facile accedere al benessere. Di conseguenza, aumentano le persone che vogliono trasferirsi in questi grossi centri nella speranza di poter godere di uno stile di vita migliore, di accumulare ricchezza rapidamente e garantire un futuro migliore ai loro figli.

 

In questo momento, Pechino e Shanghai hanno già una popolazione pari quasi a quella dell’intera Australia. Queste città, nonostante il rigido controllo sui residenti, si trovano ad affrontare problemi di governance tra i più complicati al mondo.
Il governo cinese ha provato a bloccare o addirittura a invertire questa tendenza alla concentrazione di popolazione nelle maggiori città, soprattutto mediante un rigido controllo dei flussi migratori in queste metropoli. La riforma dello hukou del 2014 in parte è stata elaborata proprio per centrare questo obiettivo, raggiungendo finora discreti risultati a Pechino e Shanghai, ma non a Guangzhou e Shenzhen. Il governo si è inoltre impegnato a sviluppare nuove grandi città che siano egualmente o più attraenti di quelle che attualmente vanno per la maggiore, così come città satellite ben servite e adiacenti alle metropoli preesistenti.

 

Nel 2015, all’inizio del 13° Piano quinquennale, l’obiettivo di una “vera urbanizzazione” rappresentava una delle priorità dell’agenda governativa. C’erano grosse speranze per una riforma dello hukou. Tuttavia le politiche applicate finora si sono rivelate meno efficaci del previsto. E nelle maggiori città come Pechino e Shanghai ottenere lo hukou è diventato ancora più difficile.
Il governo spera che migliorando servizi e prospettive nelle altre città, sarà più facile implementare un controllo più rigido dello hukou nelle maggiori metropoli. Ma di politiche di successo per una “vera urbanizzazione” ancora non se ne vedono.

 

 

Tratto da EASTASIAFORUM

Bingqin Li è Associate Professor e direttore del Chinese Social Policy Program presso il Social Policy Research Centre della University of New South Wales



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