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Trump blocca la vendita
ai cinesi del gigante
dei microchip Lattice




Donald Trump ha bloccato l’acquisto del gigante Usa dei semiconduttori Lattice da parte del fondo cinese Canyon Bridge Capital Partners per 1,3 miliardi di dollari.
Con un ordine esecutivo, il presidente degli Stati Uniti ha intimato a “Lattice e Canyon Bridge di prendere tutte le iniziative necessarie ad abbandonare completamente e in maniera definitiva la transazione proposta” entro 30 giorni.

 


L’azienda statunitense e il fondo cinese hanno entrambe annunciato oggi di aver annullato quello che Canyon Bridge aveva pubblicizzato come “un accordo eccellente per gli azionisti di Lattice e per i suoi dipendenti” che – secondo gli investitori cinesi – sarebbero potuti raddoppiare.

 

“America first!” dunque: nel settore strategico (per l’economia e per la difesa Usa) dei semiconduttori e nei confronti del principale partner-avversario, la Cina.

 

Il fondo cinese, istituito l’anno scorso, ha infatti l’obiettivo di mettere a segno acquisizioni nel campo della tecnologia, sul quale Pechino sta spingendo, nell’ambito del suo progetto “Made in China 2025” per l’ammodernamento della manifattura nazionale.

 

Ma il CFIUS (il compitato parlamentare sugli investimenti stranieri negli Stati Uniti) aveva messo sotto la sua lente l’intesa dopo che, nel novembre scorso, l’agenzia di stampa Reuters aveva rivelato che Canyon Bridge è finanziato dal governo di Pechino e avrebbe “legami indiretti” col programma spaziale della Repubblica popolare.
Dopo negoziati e pressioni durati quasi un anno, e il “no” del CFIUS, Canyon Bridge e Lattice avevano infine preso l’iniziativa di appellarsi alla Casa Bianca, che negli ultimi decenni è stata coinvolta in una manciata di occasioni in questioni simili.

 

 

Steven Mnuchin, ha dichiarato che “il CFIUS e il Presidente ritengono che la transazione presenta rischi per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”. Il segretario al Tesoro Usa ha spiegato che i pericoli in questione si riferiscono in particolare al trasferimento di proprietà intellettuale, al sostegno dato all’accordo dal governo cinese, all’importanza di mantenere interamente negli Stati Uniti il processo di produzione dei semiconduttori (settore nel quale la Cina è indietro rispetto agli Usa).

 

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“Sottoporre a scrutinio gli investimenti in settori sensibili rappresenta un diritto legittimo di un paese, ma non dovrebbe trasformarsi in uno strumento per promuovere il protezionismo”, ha replicato Gao Feng, portavoce del ministero del Commercio cinese.

L’Europa, dove negli ultimi anni si sono concentrati gli investimenti cinesi nel settore tecnologico, non ha un organismo simile allo statunitense CFIUS, del quale sono sprovvisti anche i singoli Stati. L’acquisizione l’anno scorso del colosso della robotica tedesca Kuka da parte della cinese Midea ha avviato un dibattito, partito dalla Germania, sulla necessità per l’Unione Europea di dotarsi di uno strumento come il CFIUS, per proteggersi dalla voracità cinese in alcuni settori considerati strategici per l’industria e la difesa del Continente.

 

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L’annuncio dello stop da parte di Trump alla maggiore operazione programmata dal fondo cinese Canyon Bridge arriva in un momento delicato nella relazione bilaterale tra la prima e la seconda economia del Pianeta, con le tensioni sul nucleare nordcoreano e quelle sui rapporti commerciali.

 

L’affare mandato in fumo dalla Casa Bianca segnala un atteggiamento più aggressivo da parte di Washington su commercio e investimenti con la Cina.
Derek M. Scissors, ricercatore presso il think tank conservatore “American Enterprise Institute” ha dichiarato al New York Times che la mossa di Trump lancia un segnale preciso: “Avremmo potuto far morire lentamente l’accordo, ma abbiamo scelto di ucciderlo con gran fragore”.

 

Trump dovrebbe fermarsi a Pechino durante la sua prima visita ufficiale in Asia (prevista per il novembre prossimo) e incontrare il suo omologo cinese Xi Jinping. C’è da scommettere che la Corea del nord e commercio-investimenti saranno in cima alla lista di questioni che i due leader affronteranno.

 

 

Tra le decisioni in attesa di giudizio da parte del CFIUS ci sono ancora l’acquisto da parte di Ant Financial (1,2 miliardi di dollari) della compagnia di money transfer MoneyGram International e quello da parte di Oceanwide Holdings Group (2,7 miliardi di dollari) del gruppo assicurativo Usa Genworth Financial Inc.



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