home chi sono archivio



One Belt One Road,
Atene ri-guarda a oriente

6046824400_28c502606f_b

Piraeus, Greece (August 15, 2011), Mehran Khalili

 

Sembrano passati anni luce dal gennaio 2015 quando, subito dopo lo storico successo elettorale che l’ha portata al governo, Syriza prometteva di fermare la dismissione del principale scalo marittimo della Grecia. Un anno e mezzo dopo, il 30 giugno scorso, il parlamento ellenico ha dato l’ok (con 223 sì su 300 deputati) al passaggio del 51% del pacchetto azionario dell’Autorità portuale del Pireo (OLP) nelle mani del colosso di Stato cinese COSCO Shipping Corporation.
Alla fine, le necessità finanziarie di un piccolo paese travolto dalla crisi e usato da Bruxelles come cavia per fallimentari esperimenti di “austerità” si sono “incrociate” con il disegno economico-politico del presidente cinese Xi Jinping, che con la sua “One Belt One Road” promette di collegare Asia ed Europa attraverso una serie di progetti infrastrutturali “win-win”, vantaggiosi per tutti i contraenti, secondo lo slogan caro ai cinesi.

 

Per Atene si tratta della seconda grande rinuncia a un asset statale (dopo la cessione dell’aeroporto della capitale greca alla tedesca Fraport nel gennaio scorso) nell’ambito del programma sottoscritto nel 2010 con la Troika (Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale, Commissione Ue), in cambio dei prestiti per 85 miliardi – che finora ha portato nelle casse dello Stato solo 3,5 miliardi di euro. E non sarà certamente l’ultima, con Pechino che già punta al porto di Salonicco.

 

 

Il futuro dello scalo che Temistocle fece fortificare nel V secolo a.C. dal 2 al 6 luglio 2016 è stato al top dell’agenda del viaggio del premier greco Alexis Tsipras a Pechino, in occasione del decimo anniversario dello stabilimento della “partnership strategica Cina-Grecia”. Nella capitale cinese a Tsipras e alla sua folta delegazione di imprenditori è toccata l’accoglienza riservata ai migliori amici del Partito comunista cinese (Pcc): il premier greco è stato ricevuto sia dal primo ministro Li Keqiang, lunedì scorso, sia, il giorno seguente, dal presidente Xi.

Pechino considera il Pireo una “importante porta d’accesso all’Europa” per la quale ha già investito – con l’accordo siglato nell’aprile scorso e ratificato il 30 giugno dal parlamento di Atene – 368,5 milioni di euro. In base all’intesa, la Cina avrebbe dovuto spendere altri 350 milioni in infrastrutture nei prossimi cinque anni. Mercoledì scorso COSCO ha annunciato che questo ulteriore investimento salirà a 500 milioni: per costruire un porto per ormeggiare navi da crociera e un grande terminal in grado di ospitare fino a 10.000 passeggeri, oltre ai già previsti lavori di ampliamento e ammodernamento della parte commerciale dello scalo.

 

La Cina vuole rafforzare il suo pacchetto azionario nel Pireo, portandolo al 67%, in anticipo sui tempi stabiliti dall’accordo. Xu Lirong, il presidente di COSCO, ha promesso durante il sopralluogo di Tsipras al quartier generale di COSCO a Shanghai che la nuova gestione del Pireo (in concessione ai cinesi per i prossimi 36 anni) creerà 31.000 posti di lavoro in Grecia e che nel lungo periodo i ricavi dalla logistica saliranno per Atene dagli attuali 400 milioni a 2,5 miliardi di euro. “Altre attrezzature come nuovi attracchi e banchine dove costruire le navi ed effettuare lavori di ingegneristica offshore, così come nuove aree di parcheggio – ha assicurato Xu – aiuteranno la Grecia a migliorare la sua capacità manifatturiera e il Pireo a diventare uno dei maggiori terminal del Mediterraneo”.

Nel faraonico progetto di Xi Jinping il porto del Pireo funge da hub attraverso il quale unire la via della Seta marittima alla via della Seta del XXI secolo, le rotte del commercio cinese che dai Balcani portano a est a quelle che da Atene conducono in tutto il Mediterraneo

 

“Il principale porto ‘cinese’ in Europa finora è quello di Rotterdam”, spiega Alberto Bradanini, presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea (CSCC). Bradanini, ambasciatore italiano a Pechino dal 2013 al 2015, è convinto delle potenzialità del Pireo: “Si tratta di uno hub: da lì i container cinesi potranno dirigersi in tutto il Mediterraneo e il Pireo potrà essere collegato con i Balcani e l’Europa orientale”. Questa strategia eurasiatica della Cina venne delineata durante il vertice “16+1” (16 Stati dell’Europa centro-orientale + la Cina) del dicembre 2014 a Belgrado, al quale Atene ufficialmente non partecipò, per non rischiare di irritare i partner dell’Ue. Pechino – che nel 2010, nella fase più acuta della crisi del debito, avrebbe acquistato bond ellenici per circa 5 miliardi di euro – ha auspicato negli ultimi giorni l’ingresso di Atene nel “16+1”.

 

Dalla Cina Tsipras ha annunciato la costruzione di parchi industriali, centri di logistica e autostrade che collegheranno il Pireo all’Europa orientale. E, incontrando martedì il premier greco, Xi ha confermato che “la Cina spera di lavorare con la Grecia per trasformare il Pireo nel maggior porto di trasbordo di container nel Mediterraneo e nella testa di ponte per il trasporto terra-oceano, un sostegno per l’iniziativa di cooperazione One Belt One Road”. Nel progetto faraonico grazie al quale la Cina di Xi Jinping mira a esportare in Eurasia una parte della sua sovraccapacità e, nello stesso tempo, a intessere rapporti di amicizia sempre più stretti con i paesi attraversati dalla OBOR, la Grecia ha una posizione strategica: è il paese di passaggio dalla via della Seta marittima alle rotte ferroviarie e autostradali che dovrebbero distribuire le merci cinesi in europa orientale e centrale.

Secondo quanto riportato dall’agenzia Xinuha, Tsipras ha affermato che “la Grecia è pronta a integrare la sua strategia di sviluppo con la One Belt One Road initiative cinese e a giocare il ruolo di hub tra occidente e oriente in settori come energia e trasporti”.
Da Bruxelles filtra una certa delusione perché, di fatto, uno dei maggiori porti europei è passato in mani cinesi. Un rammarico paradossale, dal momento che l’Ue non ha una politica comune sui porti e che Atene è stata costretta dalla stessa Unione a vendere i gioielli (di Stato) di famiglia. Da un punto di vista storico, la Grecia umiliata dall’Unione europea – come dimostrerebbero recenti accordi con Russia e Iran, oltre quelli con la Cina – forse si riprenderà il suo tradizionale ruolo di paese a cavallo tra oriente e occidente.

 

Nell’agenda di Tsipras – che a Pechino ha siglato accordi commerciali con il gigante del Commercio elettronico Alibaba e con il colosso delle telecomunicazioni ZTE – c’era anche il turismo: domenica scorsa il leader di Syriza ha incontrato Wang Jianlin, uno degli uomini più ricchi della Cina e proprietario di Wanda group (colosso immobiliare che negli ultimi anni ha effettuato investimenti miliardari nell’industria dell’intrattenimento, in pieno boom in Cina), per parlare proprio della promozione del turismo di massa in Grecia tra la classe media cinese (che, nel medio periodo, potrebbe riportare su i valori immobiliari). “L’anno scorso, abbiamo accolto 6 milioni di turisti stranieri – ha dichiarato Tsipras – ma quelli cinesi costituivano solo una piccola fetta di questa cifra. Speriamo che il turismo in entrambe le direzioni venga rafforzato da misure come voli diretti tra i due paesi”.