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Kissinger: Usa non più
centro del mondo, Trump
collabori alla via della Seta




Il centro di gravità del Pianeta sta cambiando e la collaborazione tra Cina e Stati Uniti – a partire dalla nuova via della Seta – è necessaria, altrimenti se i rapporti tra la seconda e la prima economia mondiale peggioreranno, si rischia la distruzione del mondo intero.

 

A sostenerlo è Henry Kissinger che, durante un discorso tenuto ieri alla Columbia University di New York, ha detto che “la Belt and Road iniziative cinese, che mira a collegare la Cina all’Asia centrale e all’Europa avrà l’effetto pratico di spostare il centro di gravità del mondo dall’Atlantico al Pacifico e coinvolgerà le culture dell’Eurasia, ognuna delle quali dovrà decidere che tipo di rapporto avere con questa regione, e così dovranno fare gli Stati Uniti”.

 

Secondo l’ex segretario di Stato Usa che svolse un ruolo fondamentale ne riavvicinamento tra Pechino e Washington all’inizio degli anni ’70, “mai finora una potenza era cresciuta in una regione come sta facendo la Cina e le interazioni di quest’ultima causeranno tensioni e potrebbero provocare una guerra”. Per l’anziano statista “non abbiamo la possibilità di scegliere, perché la guerra sarebbe un disastro che ridurrebbe tutto il mondo come la Seconda guerra mondiale ha ridotto l’Europa”.

 

 

Kissinger ha ricordato che “molti di noi hanno invitato gli Stati Uniti a entrare nella Asian Infrastrutture Investment Bank nel momento in cui venne proposta dalla Cina” come strumento per rafforzare le relazioni bilaterali tra Pechino e Washington.

 

Cina e Stati Uniti si trovano in una fase molto delicata delle loro relazioni bilaterali, in conflitto su questioni centrali come gli investimenti e il commercio bilaterale e la crisi nella Penisola coreana in un momento di rapida ascesa della Cina, mentre l’Amministrazione repubblicana appare senza strategia, nei riguardi della Cina e non solo. Nel novembre prossimo è in programma una visita ufficiale del presidente Usa Donald Trump a Pechino.

 
La settimana scorsa, l’ambasciatore cinese a Washington, Cui Tiankai, aveva dichiarato che “noi diamo il benvenuto alle aziende americane, perché la nostra iniziativa non mira ad ottenere vantaggi geopolitici o geostrategici”.

 

La vice premier cinese Liu Dandong, anch’ella rivoltasi alla platea di studenti americani nel corso del “US-China University Presidents Forum”, ha sostenuto che “promuoveremo la riforma strutturale dell’offerta in modo che la produzione soddisfi meglio la domanda. Volgiamo anche costruire un nuovo sistema di economia aperta e proseguire con le aperture dopo il 19° congresso del Partito. Le aperture della Cina non si fermeranno mai. La si aprirà sempre di più”.

 



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