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Investimenti cinesi
negli Usa mai così giù
dal 2009, ma il decoupling
non è ancora realtà

Gli investimenti diretti all’estero (Ide) cinesi negli Stati Uniti sono crollati al livello più basso dal 2009, mentre quelli americani nella Repubblica popolare rimangono sostanzialmente stabili.

 

Già nel 2019 – l’anno segnato dall’esplosione della guerra commerciale-tecnologica tra Washington e Pechino – gli Ide cinesi negli States erano scesi da 5,5 a 5 miliardi di dollari, mentre quelli Usa in Cina erano saliti a 14 miliardi di dollari.
Nel primo trimestre di quest’anno, le compagnie a stelle e strisce hanno annunciato investimenti in Cina per 2,3 miliardi di dollari (leggermente al di sotto della media del 2019), mentre quelle cinesi hanno previsto Ide negli Usa per soli 200 milioni di dollari, contro una media di circa 2 miliardi di dollari a trimestre nel 2019. Nel periodo gennaio-marzo 2020, gli Stati Uniti non sono mai stati così poco attraenti per la Cina dal 2009.

 

 

I dati contenuti nell’ultimo report di Rhodium Group e del National Committee on U.S.-China relations evidenziano una serie di tendenze.

 

Anzitutto i mercati cinesi – in previsione dell’aumento del potere d’acquisto della classe media locale – restano per le corporation a stelle e strisce di primaria importanza.

Al contrario, Pechino disinveste dal nordamerica per un serie di fattori concomitanti: la pandemia che sta avendo effetti devastanti sull’economia americana; l’aumento di controlli e divieti sull’acquisizione di tecnologia Usa; le restrizioni da parte delle autorità di Pechino su investimenti “irrazionali”.

 

Le tendenze sopra descritte lasciano in sospeso il giudizio sul cosiddetto “decoupling”, la tendenza alla separazione tra l’economia statunitense e quella cinese a causa dell’avanzata di quest’ultima, che ora insidia il primato della prima: se è vero che si conferma un generale disinvestimento (soprattutto da parte cinese), le due economie restano significativamente interconnesse.