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Cina-Russia, così vicine così lontane




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alyosha monument, murmansk, christopher michel

 

La relazione geopolitica tra Cina e Russia lascia intravedere all’orizzonte un cambiamento di grossa portata nelle relazioni globali? Molti osservatori sottolineano che le similitudini tra questi due paesi possono produrre una relazione sempre più stretta tra Mosca e Pechino. Tuttavia, nonostante gli aspetti comuni, è improbabile che Russia e Cina sviluppino qualcosa di più di un rapporto tattico e limitato.

 

Vladimir Putin ha impegato buona parte degli ultimi quindici anni a ridefinire il rapporto della Russia con un sistema globale dominato da stati occidentali, liberali e capitalisti. La natura cleptocratica dell’apparato russo fa sì che sia possibile una sua integrazione soltanto superficiale con questo sistema, limitata al commercio e agli investimenti connessi al settore petrolifero. Al contrario, la Cina di oggi è profondamente integrata nel sistema capitalista globale, ha un’economia competitiva a livello internazionale e un sistema politico ben funzionante.

 

Il sistema di governo sotto Putin è fondamentalmente “rapace”, poiché organizzato per generare grossi profitti per una ristretta élite. Circa il 35% della ricchezza nazionale russa è controllato da 110 oligarchi estremamente ricchi, e con rapporti molto stretti con lo Stato. Finora questo sistema ha retto grazie a un’ideologia basata su un nazionalismo fanatico e sulla xenofobia, mentre la facciata di democrazia e crescita economica si è potuta mantenere grazie agli alti prezzi del petrolio.

 

In molti evidenziano problematiche simili in Cina, ponendo l’accento sulla corruzione, sui “principini” e sull’assenza anche di una parvenza di democrazia. Ma gli aspetti più caratteristici della cleptocrazia russa presentano profonde differenze rispetto alla situazione cinese, per questo è importante fare delle distinzioni.
La Cina è sicuramente una società autoritaria, ma il suo sistema politico è diverso da quello russo. L’élite politica ed economica cinese è ampia e variegata. I membri del Partito Comunista Cinese sono reclutati attraverso standard meritocratici, nello stesso tempo il Partito si adopera per esercitare una governance efficace e capillare, fino ai livelli di Provincia, Municipalità e Villaggio.

 

È importante ricordare che il Partito Comunista Cinese, dal 1978, è artefice del periodo di crescita economica più significativo e lungo che si sia mai registrato nella storia. La mobilizzazione di capitale per investimenti su scala nazionale, la ristrutturazione dell’economia, l’esposizione agli investimenti e ai prezzi globali, e la creazione di aziende locali – sia di Stato che private – capaci di operare con successo in un contesto economico internazionale altamente competitivo, è di per sé un’impresa eccezionale. L’unico successo economico registrato dalla Russia di Putin è stato quello di vendere il petrolio a prezzi globali, cosa che, nel momento in cui questi sono scesi del 50%, ha esposto l’economia del paese a sofferenze notevoli, lasciandola con poche alternative.

 

Le due economie sono molto diverse. Entrambi i paesi si sono aperti al commercio e agli investimenti internazionali, e sono attori fondamentali di questo sistema economico globale e interconnesso, ma la Cina ha un’economia molto più ampia e complessa.

 

E mentre la Cina è destinataria del 6,8% delle esportazioni russe (seconda solo all’Olanda), la Russia non rappresenta un bacino di consumatori importante per i prodotti cinesi. Gli Stati Uniti sono il mercato più grande per la Cina, assorbendo il 16,7% del suo export. L’economia cinese è quindi molto più dipendente dagli Stati Uniti che non dalla Russia.

 

Ma esistono differenze ancora più profonde. Le imprese di Stato russe non operano nel quadro della competizione globale, cosa che è invece avviene per le aziende di Stato cinesi. Per questo, sono estremamente inefficienti e hanno bisogno di essere protette. La cleptocrazia russa impedisce lo sviluppo di imprese competitive, e questo vale soprattutto per quelle società statali che hanno legami molto stretti con il sistema.

 

L’economia russa è estremamente limitata, data la sua elevata dipendenza dal settore petrolifero e del gas naturale, e da prodotti simili. Il recente collasso dei prezzi del petrolio rende ancora più chiari questi limiti e queste dipendenze, evidenziando la necessità di austerità diffusa. Ma l’austerità confliggerebbe con il core system di governo della cleptocrazia, e dunque con lo Stato stesso. L’integrazione solo superficiale della Russia con il sistema economico globale lascia poche possibilità di adattamento a limitazioni quali le sanzioni imposte dall’Occidente e l’abbassamento dei prezzi del petrolio. L’Unione Sovietica aveva tentato di costruire un’economia completamente distaccata dal sistema occidentale, ma quell’esperimento è chiaramente fallito.

 

L’alleanza tra un’economia competitiva e una non competitiva non rappresenta una base promettente per una relazione strategica. Ma, forse che gli interessi geostrategici che si intersecano potrebbero essere una lente per leggere il rapporto tra i due paesi?

 

La politica globale è generalmente analizzata in termini di interessi strategici. Spesso è definita da nemici comuni, che uniscono le nazioni in una relazione stretta e forte. Questo paradigma può forse avvicinare Russia e Cina? Ci sono buone ragioni per dubitarne. I rapporti sino-russi, così come quelli sino-sovietici, sono stati entrambi parzialmente definiti da interessi contrastanti e da profonde ostilità, e questa è un’eredità che pesa sulla situazione attuale.

 

Nel 1969 dispute di confine di vecchia data sono culminate in un conflitto militare. Negli anni ’50, durante un decennio caratterizzato dall’alleanza sino-sovietica, i leader cinesi conclusero che i sovietici non potevano considerarsi alleati affidabili, nel caso in cui la Cina avesse avuto bisogno di essere protetta da un attacco nucleare statunitense. Alla fine degli anni ’60, Mao Zedong decise che l’Unione Sovietica era la più grande minaccia per la Cina. La “quasi alleanza” tra Stati Uniti e Cina, dal 1972 al 1991, si basava sui timori comuni nei confronti dell’Unione Sovietica.

 

Oggi siamo per caso di fronte a un cambiamento che può portare Cina e Russia ad allearsi contro un’importante minaccia alla loro sicurezza rappresentata dagli Stati Uniti?

 

 

Questa “partnership” potenziale diventa molto più chiara se considerata nel contesto della struttura mutante delle relazioni globali. Le armi nucleari hanno fatto sì che le alleanze dei secoli XIX e XX – che legavano le nazioni le une alle altre per far fronte a possibili guerre – al giorno d’oggi sono poco rilevanti. Piuttosto, le nazioni cercano di stringere relazioni tattiche per ottenere maggiore potere contrattuale. L’interdipendenza a livello globale si basa su un sistema complesso di scambi economici, norme e regole integrate, potenti organizzazioni internazionali e imprese globali. Questo sistema genera potenti incentivi affinché le nazioni evitino scontri e conflitti a livello globale. Sia la Cina che la Russia hanno bisogno di avere un accesso costante al sistema internazionale, molto di più di quanto abbiano bisogno l’una dell’altra.

 

La Russia e la Cina non possono cercare (né sarebbero probabilmente in grado di raggiungere) un’alleanza in funzione anti-Stati Uniti o contro il sistema globale che ha come perno l’Occidente. Piuttosto, sia la Cina che la Russia potrebbero tentare di agire di comune accordo per dissuadere l’Occidente dall’imporre sanzioni, nel caso in cui questi due paesi si trovassero ad agire al di fuori delle “regole” delle relazioni globali definite dai paesi occidentali. Se riuscissero in quest’operazione, sarebbero in grado di beneficiare degli utili dell’interdipendenza, evitando le conseguenze dei loro “cattivi” comportamenti, e magari addirittura riducendo gli effetti del potere strutturale statunitense.

 

 

Ma può la Russia essere un partner veramente valido per la Cina? La Russia ha una serie debolezze economiche, il suo Stato ha poteri limitati ed è potenzialmente instabile, nonché incline a un avventato revanscismo. Anche se la Cina dovesse lanciarsi in una ugualmente incauta strategia di espansione territoriale in Asia, la Russia potrebbe offrirle poco più di un supporto verbale, al costo di esporre la Cina a un potenziale conflitto tra la Russia e l’Occidente.

 

Sembra così che la combinazione tra interessi diversi, l’eredità di conflitti del passato, e l’interdipendenza globale condizioneranno e modelleranno la portata e la forza delle relazioni sino-russe. Sia per la Cina che per la Russia, avere alleati potenti è un obiettivo importante. Ma da una relazione di alleanza solida e vincolante nessuna delle due otterrebbe vantaggi sufficienti a giustificare un simile rapporto.

 

 

Tratto da EASTASIAFORUM

 

Tom Lairson è Gelbman Professor di International Business presso il Rollins College, Florida
Ilan Alon è Professore di Strategia e Marketing Internazionale presso la University of Agder, ed editor di International Journal of Emerging Markets

 

 



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