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Rapporto shock dell’Oms:
in Cina 1 milione di morti
da smog in un solo anno




Con oltre 1 milione di morti in un solo anno, la Cina detiene il tragico primato mondiale delle vittime da smog. Lo rivela uno studio dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), secondo il quale nel 2012 in Cina ci sono stati più di un milione di decessi riconducibili a malattie provocate dall’inquinamento atmosferico, contro gli oltre 600 mila in India e più di 140 mila in Russia.

 

Precedentemente la Oms aveva parlato di 3 milioni di morti all’anno complessivamente. I dati resi pubblici oggi sono i primi che fanno il punto paese per paese sui disastri causati dalle polveri sottili sprigionate dai gas di scarico delle automobili (a Pechino 5 milioni in circolazione quotidianamente), dalle fabbriche, dal riscaldamento domestico e dai cantieri edili.
Il 92% della popolazione mondiale vive in aree nelle quali la concentrazione di PM 2.5 supera il limite di 10 microgrammi per metro cubo fissato dalla stessa Oms come soglia di rischio. Ma il 90% dei decessi (causati da cancro al polmone, malattie cardiovascolari, infarto…) si verifica in paesi a reddito medio-basso.

 

Scarica il rapporto dell’Oms sull’inquinamento atmosferico →

 

Anche i paesi europei – con popolazioni molto inferiori degli 1,36 miliardi di cinesi – non sono messe bene: la Germania ha fatto registrare 26.160 morti e l’Italia 21.057, mentre nel Regno Unito il 90% della popolazione vive in aree dove il livello di polveri sottili supera la concentrazione di 10 microgrammi per metro cubo fissata come soglia di rischio.

Allo studio hanno lavorato 16 scienziati, analizzando i dati raccolti da 3.000 località utilizzando strumenti che vanno dalle colonnine di rilevamento ai satelliti. Ad essere prese in esame come causa dei decessi sono state le particelle di PM 2.5, le polveri sottili in grado di penetrare nei polmoni e nel sistema circolatorio.

 

 

Gavin Shaddick – a capo della squadra internazionale che ha raccolto i dati per conto dell’Oms – ha dichiarato al quotidiano britannico The Guardian: “A livello globale, l’inquinamento atmosferico rappresenta uno dei principali rischi per la salute pubblica e un gran numero di vite potrebbe essere salvato se i livelli d’inquinamento atmosferico venissero ridotti”.

Nel mondo la maggior parte dei decessi (due su tre) si registra nella regione compresa tra l’Asia orientale e il Pacifico occidentale (Cina, Giappone, Vietnam, Australia, Corea del sud e Isole del pacifico).

 

Dal 2012 ad oggi, la Cina ha varato una legge sull’ambiente che punisce con multe salate (e in alcuni casi con il carcere) chi inquina e si è impegnata solennemente durante il vertice di Parigi sul clima promosso dalle Nazioni Unite a ridurre le emissioni di gas serra. Favorita dal rallentamento della domanda esterna sui mercati internazionali, nella Repubblica popolare è in atto anche una riconversione “verde” degli impianti produttivi, nell’ambito del programma “Made in China 2025”, che mira a favorire una transizione dal modello industriale altamente inquinante degli ultimi decenni (tipico delle nazioni in via di sviluppo) a uno in linea con gli standard dei paesi avanzati.



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