America

Mr. Bannon che diavolo
ci fai a Zhongnanhai?




A Chinese policeman blocks photos being

 

Che ci faceva la settimana scorsa il leader degli ultra conservatori statunitensi, Steve Bannon, a Zhongnanhai, il quartier generale del partito comunista cinese a due passi dalla Città proibita?

Secondo il Financial Times, che ha rivelato oggi la notizia, Bannon (considerato tuttora lo “stratega” del presidente Usa Donald Trump) ha avuto un faccia a faccia segreto di un’ora e mezzo nientepopodimeno che con Wang Qishan, braccio destro di Xi Jinping in quanto a capo della Commissione centrale di vigilanza, la magistratura parallela del Pcc che – nell’ambito della campagna anti-corruzione lanciata dal presidente cinese nel 2013 – ha tagliato decine di migliaia di “mele marce” e avversari della linea uscita vincitrice dal 18° Congresso.

 

 

Rispondendo ai giornalisti stranieri a Pechino, oggi il portavoce del ministero degli Esteri, Lu Kang, ha dichiarato di “non essere a conoscenza” del presunto incontro. Una smentita che non smentisce.

 

Il faccia a faccia è tanto più sorprendente dal momento che, l’11 settembre scorso, il Quotidiano del popolo (organo ufficiale del Comitato centrale del Pcc) aveva salutato le dimissioni di Bannon dal ruolo di consigliere di Trump con un articolo dal titolo emblematico: “L’ideologia anti-cinese di Bannon appartiene al posto in cui si trova: la pattumiera”.

 

 

Non sapremo mai che cosa si sono detti Wang e Bannon (ammesso che l’incontro segreto venga confermato). Nelle ultime ore proliferano le ipotesi più bizzarre, e c’è chi si è spinto a ipotizzare che il primo abbia chiesto al secondo di mettere la sordina alle “rivelazioni” di Guo Wengui, il miliardario rifugiatosi a New York da dove da qualche mese spara accuse di ogni genere contro la leadership del Partito, alla vigilia dell’apertura del 19° Congresso (18 ottobre). Ma una mossa del genere significherebbe, da parte di Pechino, dare implicitamente credito alle parole di Guo.

 

 

Stando ai fatti, Bannon, che aveva condotto la campagna elettorale di Trump minacciando guerre commerciali e muri contro la Cina, avrebbe lanciato negli ultimi giorni segnali diametralmente opposti. Il 12 settembre scorso l’editore della galassia di siti di estrema destra Breitbart News ha tenuto a Hong Kong un discorso (a porte chiuse e vietato ai giornalisti) durante un convegno organizzato dalla società d’investimenti CLSA. In quella occasione Bannon avrebbe lodato il sistema economico cinese, ricordato le “affinità” tra Stati Uniti e Cina che risalgono alla Seconda guerra mondiale e riferito che Trump considera Xi il miglior leader del mondo. 

 

 

Il tabloid nazionalista Global Times (del gruppo del Quotidiano del popolo) commentò il giorno stesso la presunta giravolta di Bannon con questo esilarante video editoriale.

 

Logico che dopo i messaggi spediti da Bannon da Hong Kong la leadership del Pcc abbia voluto sondare il terreno, in previsione dell’attesissimo incontro che dovrebbe svolgersi nel novembre prossimo a Pechino tra Xi e Trump.


Lunedì scorso, il ministro degli esteri Wang Yi, aveva incontrato a New York il vecchio Henry Kissinger, chiedendo una mano nella gestione del rapporto con Trump all’ex segretario di Stato protagonista del riavvicinamento tra Pechino e Washington negli anni Sessanta.

Se potessero, i cinesi si affiderebbero anche alla maga Circe pur di capire cosa vuole fare quest’Amministrazione repubblicana, apparentemente senza strategia di politica estera e con idee bellicose e confuse sul suo rapporto con la Cina per quanto riguarda i temi, centrali, del commercio e degli investimenti bilaterali.

Sul fronte interno cinese è molto interessante la circostanza che a a incontrare Bannon sarebbe stato Wang, a capo dell’onnipotente Commissione centrale di vigilanza. Wang, 69 anni, secondo le regole (non scritte) di successione del Pcc, in occasione del prossimo Congresso dovrebbe ritirarsi a vita privata per raggiunti limiti di età.

Ma Wang – ufficialmente numero sei del gruppo di sette leader che, di fatto, governano la Cina – grazie alle purghe messe in atto ha accresciuto enormemente il suo potere, tanto che viene da molti considerato il vero numero due. E ora si sussurra che il Partito potrebbe mantenerlo al suo posto nella Commissione permanente del politburo e attribuirgli la gestione dell’economia, attualmente nelle mani del premier Li Keqiang.

Intanto questa settimana Wang ha incontrato Lee Hsien Loong, premier di Singapore, città Stato molto importante per l’economia e la finanza cinese.

Chen Daoyin, politologo della Shanghai University of Political Science and Law, ha confermato a South China Morning Post che “ci sono molte speculazioni sul fatto che Wang potrebbe sostituire Li Keqiang”.

Si tratterebbe di un colpo di scena clamoroso, che non farebbe più apparire fantapolitica la possibilità di un prolungamento del mandato di Xi Jinping oltre i prossimi cinque anni.

L’ordine internazionale è soggetto a crescenti tensioni, e nell’era dei nuovi nazionalismi e degli autocrati il Partito mette al primo posto la stabilità e la continuità. 



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