home chi sono archivio



Tessere di Confucio, ovvero il mosaico sbarca a Pechino

 

Collegare, mettere insieme concetti ed elementi apparentemente distanti, disporre tessere e creare connessioni. Azioni che hanno un significato chiave nella cultura cinese antica e moderna. Anche – ma non solo – per motivazioni politiche, nella letteratura come nella pittura, nel cinema e nel teatro, nella cultura e nell’arte della rappresentazione in generale, la Cina ha prodotto opere i cui messaggi sono fortemente indiretti: attraverso immagini, suggestioni, riflessi di significati. La stessa lingua cinese – definita “isolante” in quanto le parole (con l’eccezione dei pronomi personali) sono indefinite, cioè non si declinano secondo tempo, modo, numero o genere – è in fondo rappresentazione di ciò che ci circonda attraverso immagini, e il significato di una frase può essere colto solo in seguito all’associazione di concetti guidata dal contesto.

Michel Foucault, nel suo “Le parole e le cose”, fa riferimento a “una certa enciclopedia cinese” di cui scrive Jorge Luis Borges, secondo la quale “gli animali si dividono in: a) appartenenti all’Imperatore, b) imbalsamati, c) addomesticati, d) maialini di latte, e) sirene, f) favolosi, g) cani in libertà, h) inclusi nella presente classificazione, i) che si agitano follemente, j) innumerevoli, k) disegnati con un pennello finissimo di peli di cammello, l) et caetera, m) che fanno l’amore, n) che da lontano sembrano mosche”. Il sociologo francese vuole evidenziare come i misteri della tassonomia di un pensiero “altro” creino disorientamento, e possano essere svelati solo con uno sforzo interpretativo e di conoscenza che porti a cogliere il sistema di associazioni e codici proprio di una certa cultura.

Nonostante la predisposizione dei cinesi al “collegamento complesso”, realizzare e mettere insieme delle tessere, la base dell’arte musiva, non pertiene alle tradizioni artistiche del paese. Il sinologo Federico Masini legge così questa “assenza”, mettendo in relazione il mosaico e la concezione dell’architettura in Cina: “Pur non avendo fatto studi specifici sull’argomento – ci dice il professore di lingua e letteratura cinese presso “La Sapienza” di Roma -, il mio primo pensiero va ai materiali utilizzati per l’arte e l’architettura. In Cina l’arte, come l’edilizia, non era ossessionata dalla permanenza nel tempo”.

 

Riprodurre e ricostruire, l’arte in una concezione del tempo “non lineare”

Masini, che è anche direttore dell’Istituto Confucio della stessa Università, continua: “Una concezione ciclica e non lineare del tempo, molto diversa da quella occidentale, faceva sì che si pensasse a qualunque opera come destinata a essere riprodotta e ricostruita, mentre da noi il mosaico è stato un linguaggio artistico volto a ottenere manufatti imperituri, quindi di pietra, ma dotati di policromia”. Non a caso molti dei mosaici di Ravenna sono considerati veri e propri “manifesti politici” dell’epoca, in cui si afferma la supremazia del cristianesimo sulle altre fedi e il potere dei sovrani attraverso simboli e figure ieratiche che si volevano “eterni”.

Ed è proprio a Ravenna che si è formato Kostas Mountzouris, mosaicista greco che ha studiato presso il prestigioso Istituto Albe Steiner. “Sono stato contattato dall’Ambasciata cinese di Atene – inizia il suo racconto Mountzouris -, perché un gruppo di artisti aveva bisogno di un mosaicista disponibile a tenere un corso a Pechino”. “Quello che a loro interessava – prosegue l’artista ateniese – era imparare la tecnica del mosaico, per poi avviare dei corsi in Cina e proporre delle opere musive da integrare in progetti di architettura contemporanea”.

Mountzouris ha accettato la sfida, consapevole delle difficoltà e dell’impegno che il progetto avrebbe richiesto, anche a causa dell’assenza di questo linguaggio artistico nei codici culturali locali. L’architettura contemporanea cinese sta infatti rivoluzionando i canoni architettonici tradizionali, facendo emergere l’esigenza di nuovi linguaggi artistici.

“I cinesi conoscevano l’uso delle tessere perché in epoca Han (206 a.C – 220 d.C., ndr) venivano impiegate per mirabili abiti funerari imperiali,” spiega lo storico dell’arte orientale Giancarlo Calza. “Ma è evidente che non interessava loro quel tipico discorso estetico che frammenta e smaterializza la figura, e la rende incorporea – continua Calza -. I Wei settentrionali (386-535 d.C., ndr) fecero qualcosa di simile con i loro panneggi, soprattutto quelli in bronzo dorato, ma siamo lontanissimi come stile e forma. Comunque penso che un linguaggio artistico non possa mai non svilupparsi per ignoranza di conoscenza fattuale e tecnica: se un artista o un artigiano ne ha bisogno, la trova e se non la trova, la inventa”.

 

Mao_2

la composizione del mosaico di mao

 

Sull’onda di questa nuova esigenza espressiva, Mountzouris è partito per Pechino, dove ha insegnato per due mesi (6 ore al giorno) a due artisti, un regista e un pittore. “Ho voluto principalmente insegnare un metodo, una tecnica, che fosse abbastanza flessibile da permettere di compiere scelte diverse, a seconda dell’edificio in cui l’opera dovrebbe integrarsi – racconta il mosaicista greco -. Ho cercato di incoraggiare i due allievi a fare scelte nuove, a proporre le loro idee e prospettive senza paura. Ma mi hanno risposto che avrebbero seguito solamente i miei insegnamenti, perché in Cina il raggiungimento dell’eccellenza consiste nel ripetere cio’ che il maestro insegna, nel realizzare opere che siano il più possibile in linea con i principi appresi”.

Considerando che l’arte contemporanea è soprattutto sperimentazione e tensione verso l’avanguardia, questa fedeltà all’etica confuciana, che prevede il rispetto della gerarchia e la ripetizione delle azioni e degli insegnamenti del maestro, nonché l’apprendimento mnemonico e il rispetto dei canoni appresi, ha incuriosito Mountzouris. “Ho avuto alcuni problemi nella comunicazione con i miei allievi – ricorda, riflettendo tra sé e sé – : alcuni messaggi mi sono stati veicolati in modo molto indiretto, e non ero sempre sicuro di capirne il senso. Forse ci sono stati dei fraintendimenti, ma io ci ho tenuto a ripetere che in Grecia siamo molto diretti quando parliamo tra di noi, possiamo discutere e criticarci a vicenda su qualsiasi argomento, con una certa libertà, senza paura delle eventuali reazioni dell’interlocutore”.

Mountzouris non si è quindi perso d’animo e ha incoraggiato gli studenti a proporre nuove geometrie e configurazioni. “Gli allievi hanno espresso il desiderio di riprodurre l’immagine di Mao in piazza Tiananmen – prosegue il suo racconto -, e il risultato è un lavoro interessante, il cui sfondo è stato realizzato dagli studenti e il volto dal maestro. Una luce, resa in modo molto efficace dall’accostamento di tessere con diverse gradazioni di colore, incornicia il viso, mettendo in risalto l’espressione ed esaltando il messaggio ufficiale che il ritratto vuole trasmettere: la sicurezza di sé e l’intelligenza del Mao politico e del Mao uomo. Le opere a tema buddista degli studenti sono più semplici, e proprio per questo suggestive”.

 

Maoismo e buddismo…un mix solo apparentemente incoerente

Questo mix di maoismo e buddismo ci fa pensare a una certa flessibilità di pensiero, che a volte viene scambiata per pragmatismo, ma che potrebbe essere letta come maggiore apertura e capacità di mettere insieme pensieri diversi in modo più o meno coerente. Torniamo quindi alle associazioni apparentemente incoerenti della enciclopedia di Borges, che classifica gli animali secondo criteri non facili da decifrare. Forse il grande scrittore argentino voleva dire che la mente dei cinesi è più aperta e pronta a cogliere le “connessioni impossibili”?

Si può ragionevolmente sostenere che l’educazione confuciana non si presenta mai come pura, ma si integra, anche se non ufficialmente, con principi di pensieri più liberi e meno strutturati, come per esempio il taoismo. Questa abitudine all’accostamento e all’inclusione abitua a una certa elasticità mentale, e potenzia le funzioni cognitive, che si esprimono al meglio nelle scienze astratte, anche per questo gli studenti cinesi sono noti per le loro capacità matematiche. E questo Mountzouris l’ha notato: “All’inizio l’atteggiamento dei miei allievi sembrava un po’ compassato, ma ho cercato di stabilire con loro un rapporto aperto, insegnando anche la filosofia che presiede all’organizzazione di un laboratorio di mosaico, e soprattutto come il mosaico sia di fatto architettura”.

“L’opera musiva – conclude l’artista greco – si integra con la struttura architettonica e ne nasconde gli angoli, armonizzando interni ed esterni, giocando con la luce grazie al riflesso della stessa sulle tessere, posizionate con diverse inclinazioni. È evidente nel mausoleo di Galla Placidia a Ravenna, dove chiudendo gli occhi e poi riaprendoli si ha l’impressione che le figure rappresentate sulle pareti si animino, e che le immagini siano tridimensionali e vitali, in un ambiente senza angoli e spigoli. Ai due artisti cinesi ho spiegato tutto questo…e penso di aver stimolato la loro curiosità”.