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Huawei rischia di morire,
«Contro l’embargo Usa
rafforzare i nostri partner
e fornitori globali»

Huawei è a rischio chiusura e, per arginare gli effetti devastanti dell’embargo decretato dal presidente Usa Trump contro la compagnia cinese, proverà a rafforzare la cooperazione con i suoi partner industriali globali.

«In questo momento il nostro obiettivo principale è la sopravvivenza – ha dichiarato il presidente di Huawei, Guo Ping, durante il meeting annuale Huawei Connect 2020 che si è svolto oggi a Shanghai -. Nella prossima fase, Huawei lavorerà con i suoi partner per applicare le tecnologie ICT nelle industrie, in modo da aiutare le imprese a far crescere il loro business e i governi a centrare i loro obiettivi strategici di rafforzare le compagnie nazionali, fornire benefici ai loro elettorati, e rafforzare la governance complessiva».

 

La società di Shenzhen spera – superata l’emergenza – di essere in grado di innovare (soprattutto nel settore dei microchip, che progetta ma non è in grado di produrre) assieme ai suoi partner globali nei settori delle reti, dei servizi cloud, dell’intelligenza artificiale e dei computer. In questo modo Huawei conta di crescere insieme ai suoi fornitori e di continuare a ottenere quella core technology della quale ha bisogno per i suoi prodotti.

 

Il 15 settembre scorso sono entrate in vigore le norme volute da Trump che vietano la vendita a Huawei di microchip avanzati prodotti da aziende con sede negli States, che hanno bloccato le forniture di “componenti essenziali” per gli smartphone d’alta gamma della compagnia cinese.

Il bando Usa ha tagliato i legami tra Huawei e il suo principale fornitore, la taiwanese TSMC (con sedi negli Stati Uniti).

 

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Nel secondo trimestre 2020, Huawei ha superato Samsung diventando la numero uno per smrtphone venduti a livello globale. Nel 2019 Huawei aveva venduto nel mondo 240 milioni di smartphone.

 

L’embargo Usa contro Huawei mira a rallentare la crescita dei brand high tech cinesi (accusati dall’amministrazione Trump di spionaggio e complicità in violazione dei diritti dell’uomo) che rappresentano dei concorrenti di quelli a stelle e strisce sui mercati globali e ai quali si stanno “pericolosamente” avvicinando per tecnologia, branding, servizi post vendita…

 

Le voci sulla possibile chiusura della divisione mobile di Huawei hanno fatto schizzare i prezzi dei suoi telefoni di alta gamma (molto più economici dei principali concorrenti) fino a 75 dollari.

 

Guo ha ammesso che al momento – per effetto del boicottaggio Usa – le forniture di microchip per la produzione di smartphone Huawei non sono adeguate alla domanda: «Useremo chip Qualcomm per i nostri telefoni, se Qualcomm otterrà la licenza dal governo Usa». Le compagnie Usa starebbero avendo l’ok di Trump per vendere alla concorrente cinese chip per computer, ma non per gli smartphone, il settore che – assieme alle reti – rappresenta il business principale dell’azienda fondata dall’ex militare dell’Esercito popolare di liberazione Ren Zhengfei

 

Il mese scorso Richard Yu Chengdong – un alto dirigente di Huawei – aveva ammesso che le sanzioni Usa hanno inflitto «grosse perdite» alla compagnia cinese, che potrebbe non essere in grado nel 2021 di vendere i suoi smartphone d’alta gamma con processore Kirin.