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Hong Kong, gli studenti boicotteranno la cerimonia del 1 ottobre

 

Gli studenti che occupano le strade di Hong Kong nelle ultime ore sono diminuiti visibilmente (riducendosi a qualche migliaio), e i leader della protesta stanno annunciando i prossimi appuntamenti del movimento sceso in piazza per protestare contro la riforma (approvata il 31 agosto scorso dal Parlamento cinese) per la prima elezione a suffragio universale, nel 2017, del chief executive, il “governatore” dell’ex colonia britannica tornata sotto amministrazione cinese nel 1997.

Oscar Lai Man-lok – portavoce di “Scholarism”, uno dei gruppi più radicali della contestazione – ha annunciato che domani, in occasione del 65° anniversario della fondazione della Repubblica popolare cinese – porterà gli studenti a Golden Bauhinia, per boicottare la cerimonia dell’alzabandiera. Oscar Lai ha precisato che se, come prevedibile, i poliziotti bloccheranno l’accesso alla piazza di Hong Kong, i giovani rimarranno in silenzio all’esterno, con le loro magliette bianche con i fiocchi gialli, uno dei simboli della protesta per chiedere a Pechino che la scelta del prossimo “governatore” sia completamente democratica e non avvenga in seguito a una pre selezione dei candidati da parte del Partito comunista cinese, come prevede il piano varato da Pechino.

Gli studenti – che rappresentano la stragrande maggioranza del movimento sceso in strada lo scorso fine settimana – hanno bisogno di trovare nuove forme di lotta, anche perché affiorano i primi segni di stanchezza e la loro presenza nelle strade si sta assottigliando. Il quotidiano hongkonghese South China Morning Post riferisce che i ragazzi (studenti delle superiori e universitari) si sono ritirati da molte aree del centro, rimuovendo le barricate che avevano eretto mettendo assieme blocchi di transenne, e si sono concentrati nell’area commerciale di Admiralty.

La polizia, approfittando del diradarsi degli occupanti, sta chiedendo loro di lasciare libero il passaggio in alcune strade del centro di Hong Kong. Tutto per ora, come del resto nella giornata di ieri, si sta svolgendo in maniera pacifica.

La prossima, potrebbe essere la terza e ultima notte passata in strada da migliaia di studenti, che poi manifesterebbero i maniera diversa il loro dissenso nei confronti di Pechino.

E questa mattina CY Leung, il “governatore” di Hong Kong di cui tutto il movimento nelle ultime ore aveva chiesto a gran voce le dimissioni, ha parlato in pubblico per la prima volta dall’inizio della crisi.

Leung ha respinto la richiesta di fare un passo indietro sostenendo che “qualsiasi cambiamento prima dell’applicazione del suffragio universale vorrebbe dire che Hong Kong continuerebbe a scegliere il suo leader (non a suffragio universale ma) secondo l’attuale meccanismo del Comitato elettorale”.

Leung ha inoltre invitato gli hongkonghesi a non credere alle voci secondo le quali l’esercito popolare di liberazione o poliziotti inviati da Pechino sarebbero pronti a reprimere la protesta. Nello stesso tempo il chief executive di Hong Kong ha ammesso che il movimento di contestazione non è destinato a rappresentare un evento passeggero.

“Sappiamo che Occupy Central (il gruppo più riconosciuto del movimento) non sarà questione di giorni – ha detto Leung – ma durerà per un periodo relativamente lungo. Il suo impatto sulla vita quotidiana delle persone, sulla loro sicurezza in caso di emergenze, sullo sviluppo economico della città, così come i costi in termini della sua immagine internazionale saranno sempre maggiori. Spero che rifletteremo su questi problemi”.

 

30 settembre 2014