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A Hong Kong diventa
reato fischiare l’inno
nazionale cinese




Anche a Hong Kong, fischiare l’inno nazionale cinese sarà reato, punibile col carcere fino a 15 giorni.

 

L’Assemblea Nazionale del Popolo ha infatti approvato l’introduzione nella “costituzione” dell’ex colonia britannica della Legge sull’inno nazionale in vigore nella Repubblica Popolare Cinese dallo scorso 1 ottobre.
Secondo la norma, chiunque modifichi il testo o suoni o canti la “Marcia dei Volontari” in “maniera distorta o irrispettosa in pubblico”, può essere condannato a una pena fino a 15 giorni di detenzione.

 

Sempre oggi, il Parlamento di Pechino ha approvato anche una legge che punisce col carcere fino a tre anni chi – quest’altra norma con effetto, per ora, solo nella Repubblica Popolare – dissacri la bandiera e altri simboli nazionali.

 

 

La Hong Kong Football Association aveva già subito un severo richiamo da parte della Asian Football Confederation dopo che, il mese scorso, tifosi hongkonghesi avevano esposto striscioni e intonato canti indipendentisti.

 

Hong Kong è tornata alla Cina nel 1997, in base a un accordo definito “Un paese due sistemi” che garantisce all’ex colonia un’ampia autonomia. Ma negli ultimi anni movimenti separatisti hanno accentuato la retorica anti-cinese, facendo leva sulle differenze etniche e linguistiche con la Cina continentale.

 

Alla fine del 2014, il movimento “Occupy central” ha bloccato per 79 giorni il centro della metropoli finanziaria asiatica per chiedere l’introduzione della piena democrazia nelle elezioni per il parlamentino di Hong Kong.



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