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Pechino la censura? Google
investe nel mercato
dello streaming cinese




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Google ha annunciato di aver investito nella startup cinese Chushou, specializzata in videogiochi sportivi trasmessi in streaming su internet, molto gettonati nella Repubblica popolare. Chushou ha raccolto finora 120 milioni di dollari, compresa la quota di Google (della quale non è nota l’entità).

 

La piattaforma di gaming online è stata fondata nel 2015, e attira ogni giorno 8 milioni di giocatori che danno vita a 250.000 stream delle loro sfide.

 

Per Google – bloccato dalla censura di Stato cinese dal 2012 – l’investimento in Chushou rappresenta soprattutto un’altra tappa nel tentativo di accedere a uno dei mercati internet più ricchi del mondo (1 miliardo di utenti nel 2017), appannaggio finora quasi esclusivamente dei giganti nazionali Tencent, Baidu, Alibaba. Nel 2015 Google aveva già investito nella startup cinese Mobvoi (intelligenza artificiale). Il mese scorso, il direttore esecutivo di Google, Sundar Pichai, ha partecipato a Pechino a una conferenza internazionale organizzata dalla Cyberspace Administration of China, l’organismo statale che sovrintende alla censura.

 

Secondo Frank Lin, che si occupa dell’espansione di Google in Asia settentrionale, “Chushou ha costruito una piattaforma notevole, con una base dedicata e in rapida crescita di creatori e consumatori di contenuti e progetti di espansione intelligenti”.

 

Il 2017 è stato un anno record per gli investimenti nelle compagnie tecnologiche cinesi (big e startup), con 58,8 miliardi di dollari raccolti da investitori di tutto il mondo. La scommessa principale – 5,5 miliardi di dollari – è stata quella in Didi Chuxin, startup che si occupa di tecnologie per l’intelligenza artificiale.



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