Economia

Scambi, dopo Trump
chi detta la linea?




8418180775_b01914e414_k

Globalization, Lars Plougmann

 

La spinta della Cina all’apertura degli scambi internazionali è stata messa in discussione dopo che ieri il presidente eletto, Donald Trump, ha annunciato che ritirerà gli Stati Uniti dal trattato sul commercio globale Trans Pacific Partnership (TPP).

Con un video Trump ha spiegato le mosse che farà l’anno prossimo nel suo primo giorno alla Casa Bianca, tra le quali appunto l’uscita degli Usa dalla TPP. Questa significativa intesa commerciale era stata raggiunta l’anno scorso da 12 paesi dell’area Asia-Pacifico, inclusi Giappone e Australia. La Cina – che per l’area propone un altro accordo, la Regional Comprehensive Economic Partnership, RCEP – era stata esclusa dalla TPP.
Secondo Zhao Minghao – ricercatore del Chongyang Institute for Financial Studies dell’Università Renmin di Pechino – la “morte” della TPP avrebbe sulla Cina “un duplice effetto”. “Da un lato in Cina molti saranno felici di vedere la RCEP prendere slancio. D’altro canto dobbiamo essere consapevoli dei rischi che l’affossamento della TPP può comportare per il complesso degli accordi commerciali nella regione”, ha aggiunto Zhao durante il seminario intitolato “The Shifting Global Economic and Political Landscape: Integration or Fragmentation”, ospitato dall’Accademia cinese di scienze sociali di Pechino.

 

Durante l’ultimo vertice APEC (Asia Pacific Economic Cooperation) in Perù, la Cina ha riaffermato il suo impegno a sostenere il libero commercio e ha rinnovato il suo appello a dar vita a un’area di libero scambio della regione Asia-Pacifico.
A margine del seminario pechinese, l’autorevole scienziato politico statunitense Ian Bremmer ha dichiarato a China.org.cn di essere dispiaciuto del fallimento della TPP, aggiungendo che nel complesso la strategia statunitense del “Pivot to Asia”, “che si era già indebolita durante l’ultima fase della presidenza Obama, con la presidenza Trump è sostanzialmente a un punto morto”. Il cosiddetto “Pivot to Asia” è una strategia complessiva sull’Asia proposta dall’amministrazione Obama che prevede, tra le altre, politiche commerciali e di sicurezza.
Bremmer ha aggiunto che “la capacità statunitense di proiettare la sua influenza e di ispirare fiducia nei suoi alleati è già stata colpita nel corso degli ultimi dieci-quindici anni, e questa elezione in particolare la danneggerà in maniera significativa”.

 

 

 

Alcuni esperti ora invitano la Cina ad assumere la leadership del libero commercio globale, una prospettiva che secondo Bremmer difficilmente si realizzerà.
“La Cina – secondo lo scienziato politico Usa – avrà un ruolo sempre più importante a livello regionale, contribuendo alla costruzione di infrastrutture del commercio, ma la Cina si sta proiettando all’estero in funzione strettamente economica” e non è né la principale potenza militare, né diplomatica, né di soft power, inoltre il paese ha molti problemi da affrontare all’interno dei suoi confini.

 

Siamo entrati nella terza settimana dopo l’elezione di Trump ma il significato di quest’evento dev’essere ancora digerito. Gli esperti di Cina discutono su quale potrà essere la politica di Trump nei confronti della seconda economia del Pianeta, avendo il Presidente eletto dichiarato in campagna elettorale che bollerà la Cina come “manipolatrice della moneta” e che imporrà una tassa del 45% sulle merci importate negli Usa dalla Cina.

 

Secondo Bremmer le relazioni tra Usa e Cina sono “incerte” e possono prendere entrambe le direzioni.
“Il rischio principale – ha aggiunto lo scienziato politico Usa – è che Trump decida di insultare la Cina. Se un intemperante e inesperto Trump decidesse di usare la Cina come un nemico, ciò sarebbe pericoloso per le relazioni tra i due paesi”.
Bremmer sottolinea che è ormai riconosciuto da tutti che da un punto di vista economico Cina e Stati Uniti sono interdipendenti, ma “potrebbero verificarsi pressioni attraverso lo spionaggio industriale, scontri sulla proprietà intellettuale e tante altre questioni”.

 

Commentando la posizione isolazionista di Trump sulle questioni globali e il crescente coinvolgimento internazionale della Cina, Bremmer ha sostenuto che “una ragione di ottimismo è dovuta al fatto che la Cina sta diventando una potenza in favore dello status quo e io ritengo che nel medio periodo questo ruolo e la volontà della Cina di diventare uno stakeholder responsabile, come ama definirsi, in questo momento possa rivelarsi molto costruttivo e favorire una collaborazione più stretta con Usa ed Europa”.

 

 

Tratto da China.org.cn



Commenti


Articoli correlati