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Il fardello dell’acciaio
Pechino annuncia
tagli di produzione

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Il governo cinese ha affermato di voler tagliare la (sovra)produzione di acciaio del Paese.
Il presidente cinese ha dichiarato che, entro il 2020, la produzione nazionale scenderà di 100-150 milioni di tonnellate. “La Cina compirà il massimo sforzo e adotterà le misure più efficaci sull’eccesso di capacità produttiva di acciaio, manterremo la promessa”, ha detto Xi Jinping durante il suo discorso di apertura del vertice del G20 che si chiude oggi ad Hangzhou.
Secondo i dati ufficiali, nel 2015, la Cina ha esportato 103 milioni di tonnellate di acciaio (il 12,8% della produzione nazionale).
Ieri il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, aveva avvertito che è “cruciale” che Pechino istituisca un meccanismo per monitorare la sovrapproduzione di acciaio.

La siderurgia è in crisi a livello globale, ma la Cina è accusata di esportare in dumping (a prezzi più bassi di quelli di mercato) una parte della sua massiccia sovraproduzione nazionale. Nel settore, dominato dalle aziende di Stato, sono impiegati milioni di lavoratori.

I media cinesi riferiscono oggi che probabilmente il nuovo meccanismo auspicato da Juncker verrà lanciato sotto l’auspicio dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OECD).

 

L’anno scorso, nel solo settore dell’acciaio sono state aperte contro la Cina 37 procedure anti-dumping, 15 delle quali da parte dell’Unione europea.