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Finanza, Pechino annuncia
liberalizzazioni a vantaggio
degli investitori stranieri




La Cina concede un’altra parziale apertura del suo settore finanziario in espansione agli investitori esteri.

 

Ad essere investiti dalle liberalizzazioni annunciate oggi a Pechino dal vice ministro delle finanze, Zhu Guangyao (le maggiori da quando, nel 2007, fu permesso alle banche straniere di operare in Cina) saranno i settori bancario, assicurativo, azionario, dei futures e dei fondi.

 

La tempistica non è ancora del tutto definita, ma Zhu ha assicurato che il suo governo “sta elaborando un calendario e un piano d’azione per riformare e aprire il mercato finanziario” della seconda economia del pianeta nella quale – secondo la nuova politica – il tetto nella partecipazione degli stranieri alle joint venture nelle società di future, security e fondi, aumenterà dall’attuale 49% al 51%. Dopo tre anni dall’entrata in vigore del nuovo tetto, dovrebbe cadere ogni limite.

 

Pechino promette di far cadere anche il tetto del 20% di partecipazione straniere a una banca commerciale o a una compagnia di asset management cinese e quello del 25% complessivo da parte di più investitori esteri.

 

Per quanto riguarda le joint venture nel settore delle assicurazioni sulla vita, il governo cinese ha fornito tempi precisi: aumento al 51% entro i prossimi tre anni, e rimozione totale nel giro di ulteriori cinque.

 

Il nuovo trattamento di cui potranno godere tutte le compagnie finanziarie straniere, incluse quelle europee, è stato annunciato in occasione dell’ultimo incontro tra il presidente cinese, Xi Jinping, e il suo omologo statunitense, Donald Trump, in visita ufficiale in Cina.

 

“Si tratta di un passo nella giusta direzione: dovremo studiare le nuove norme nel dettaglio… ma l’aumento del tetto massimo è benvenuto”, ha commentato Ken Jarrett, presidente della Camera di commercio statunitense di Shanghai.

“Da un punto di vista simbolico, è una mossa molto importante, che dimostra che, dopo il XIX congresso del Partito, la leadership è ancora impegnata nell’apertura e nella liberalizzazione finanziaria”, ha dichiarato Jianguang Shen. Secondo il capo economista di Mizuno Securities per l’Asia e Hong Kong, “ciò potrà anche alleviare la pressione da parte del governo statunitense, perché quella dei servizi finanziari è l’area per la quale gli Usa facevano pressione sulla Cina da anni”.

 

Nel giugno scorso, l’ex governatore della Banca centrale cinese (PBoC), Zhou Xiaochuan, aveva avvertito che la mancanza di competizione internazionale aveva reso “pigre” le istituzioni finanziarie della seconda economia del Pianeta.

Dopo la crisi finanziaria del 2008, colossi come UBS, Citygroup, Goldman Sucks, Bank of America hanno disinvestito massicciamente dalla Cina.

 

Secondo il quindicinale economico Caixin, le nuove misure “non mirano soltanto a portare in Cina la competenza degli investitori stranieri, ma a distribuire le risorse in maniera più efficiente e a migliorare la capacità del mercato di finanziare lo sviluppo della cosiddetta economia reale, cioè del settore che produce beni e servizi”.

 



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