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Lo status della discordia,
Pechino e l’esame del MES

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Steel, Karl Herler

 

Il futuro della relazione commerciale tra l’Unione europea e la Cina – una delle più importanti del mondo – verrà influenzato profondamente dal dibattito sulla concessione alla Cina, entro quest’anno, dello status di economia di mercato (MES). In base al “Protocollo di accesso” della Cina nella Organizzazione mondiale del commercio (WTO), i membri di quest’ultima possono trattare la Cina come “economia non di mercato” fino al dicembre 2016. Dopodiché – almeno secondo l’interpretazione cinese – i membri della WTO devono concedere alla Cina il MES.

 

Perché la questione è così importante? Se alla Cina verrà accordato il MES, sarà più difficile per l’Ue (e per gli altri membri della WTO) servirsi in maniera efficace delle normative anti-dumping per rispondere a pratiche commerciali cinesi giudicate ingiuste. “Dumping” significa sostanzialmente che un paese esporta i suoi prodotti in un altro paese tenendo i prezzi artificialmente bassi, per conquistare una fetta di mercato. Le leggi anti-dumping prevedono l’imposizione di tariffe di importazione per compensare il vantaggio derivante dei prezzi ridotti.

 

La decisione dell’Ue sul MES alla Cina sarà complicata e avrà, in ogni caso, un grosso impatto. Ma, sfortunatamente, è stata resa più complessa – e la posta in gioco si è aumentata – in seguito all’incremento delle esportazioni cinesi di acciaio nell’Unione.

A causa del rallentamento della crescita e dell’affievolita domanda interna, i cinesi hanno messo in campo politiche per sostenere varie industrie in difficoltà (tra cui quella siderurgica) che hanno determinato un eccesso di capacità produttiva. La Cina ha attualmente una sovracapicità per quanto riguarda i settori del ferro e dell’acciaio pari a 400 milioni di tonnellate all’anno. Questo è uno dei motivi per i quali le esportazioni di acciaio nel 2015 sono aumentate del 20%, registrando il record di 100 milioni di tonnellate.

 

I funzionari cinesi hanno ammesso che “una distribuzione eccessiva di risorse” e “un intervento irragionevole” da parte dei governi locali (che vorrebbero continuare a tenere attive le fabbriche nelle aree da loro amministrate) hanno reso difficile tagliare l’eccesso di capacità industriale. Questa capacità in eccesso ora sta sbarcando nell’Unione europea, proprio nel momento in cui l’Ue sta considerando la questione del riconoscimento del MES alla Cina.

 

Qual è la posta in gioco, da un punto di vista economico, per l’Ue? Uno studio recente dell’Economic Policy Institute di Washington stima che – in tutti i paesi e in tutti i settori – nell’Unione europea potrebbero essere a rischio tra 1,7 milioni e 3,5 milioni di posti di lavoro a seguito della concessione del MES alla Cina.

I sindacati del settore dell’acciaio hanno sfilato lungo le strade di Bruxelles gridando contro il MES alla Cina e chiedendo al contrario l’imposizione di imposte anti-dumping. D’altra parte la Cina ha mantenuto ferma la sua posizione secondo la quale l’accordo con la WTO richiede che l’Ue le conceda il MES entro la fine dell’anno e si aspetta che l’Unione onori i suoi impegni.

 

È in quest’atmosfera così tesa che l’Ue dovrà prendere la sua decisione, e in queste acque agitate sia l’Unione sia la Cina devono trovare il modo di portare avanti la loro relazione commerciale.

L’Unione europea dovrà formulare una decisione legale credibile sulla questione se i termini dell’accordo della WTO richiedono che alla Cina venga (automaticamente) concesso il MES entro il 2016 o se c’è spazio per altri esiti o conclusioni. Si tratta di una decisione che dovrà basarsi su fatti – entrando nel merito del caso -, non sugli slogan dei manifestanti nelle piazze.

 

Gli avvocati continuano a dividersi. Negare il MES – se esso è effettivamente previsto dall’accordo della WTO – manderebbe il segnale che i paesi sono liberi di violare gli accordi quando serve ai loro interessi nazionali. Il danno di lungo termine di un simile messaggio sarebbe molto maggiore di qualsiasi vantaggio di breve termine, soprattutto perché l’Occidente da decenni predica la necessità che la Cina “giochi rispettando le regole”.

 

È ora che Pechino si assuma le responsabilità degli attori globali

 

Concedere il MES alla Cina comunque non impedirebbe all’Ue di perseguire i casi sospetti di dumping, semplicemente lo renderebbe più complicato. Se ci saranno reclami legittimi contro la Cina, non c’è nessun motivo per cui non possano essere affrontati attraverso le misure anti-dumping. Insomma, accordare il MES non equivale a un disarmo unilaterale.

D’altra parte la Cina deve riconoscere che è diventata un membro molto importante del sistema di scambi globale. I giorni in cui Pechino poteva perseguire obiettivi di politica interna senza alcun riguardo per il loro impatto al di là dei confini nazionali sono tramontati da un pezzo. La Cina è semplicemente troppo grande e troppo importante e, anche se non ha voluto assumere le responsabilità derivanti da una leadership commerciale, queste responsabilità spettano comunque ai paesi che maggiormente hanno beneficiato del commercio.

 

 

La Cina, come qualsiasi altro paese, ha il diritto di perseguire i suoi obiettivi di politica interna, ma ormai le sue decisioni politiche devono essere considerate in un più ampio conteso internazionale. Non sarebbe dovuto essere difficile immaginare che l’eccesso di capacità nel settore dell’acciaio – rafforzato dal sostegno governativo – sarebbe finito nei mercati di esportazione e avrebbe causato accuse di dumping.

 

E sarebbe stato naif aspettarsi che la questione del MES – con milioni di posti di lavoro potenzialmente in bilico – non venisse, in tali circostanze, fortemente politicizzata. Rispetto al passato, i leader cinesi dovranno dimostrare una maggiore attenzione a questi aspetti.

Anche se la situazione è innegabilmente precaria, leader creativi e illuminati di entrambe le parti hanno ancora spazio per tracciare un percorso che rifletta ragionevolmente obiettivi domestici, senza minacciare la costruzione di una relazione commerciale condivisa e vantaggiosa per l’Unione europea e la Cina. Bruxelles e Pechino non dovranno necessariamente scontrarsi sulla questione del MES alla Cina. Ora è giunto il momento delle menti lucide e delle prospettive di lungo termine. Dobbiamo tutti augurargli buona fortuna, perché gli effetti delle loro decisioni saranno avvertiti in ogni angolo del Pianeta.

 

 

Tratto da EASTASIAFORUM

Stephen Olson è ricercatore presso la Hinrich Foundation di Hong Kong