Economia

Le aziende di Stato
a lezione di mercato




4912208806_013c354e8a_b

Iowa State Fair 2010, Phil Roeder

 

È opinione comune che le aziende di Stato (SOE) dominino il mercato cinese e che ciò abbia importanti ripercussioni sull’economia globale. La US-China Economic and Security Review Commission ha affermato che “la pianificazione di tipo sovietico, dall’alto verso il basso, rimane un elemento caratteristico del sistema economico e politico della Cina”.

Nel febbraio scorso, un’audizione della Commissione a Washington ha cercato prove di “capitalismo di Stato nel contesto globale”. Tuttavia, mentre alcune aziende di Stato (SOE) cinesi sono molto grandi e potenti in patria, ad avere l’impatto maggiore sull’economia globale è il settore privato cinese.

 

Quando la Cina entrò nella WTO nel 2001, la sua porzione sul totale delle esportazioni manifatturiere mondiali era del 5%. Questa quota era salita al 18% nel 2014. Il boom dell’export cinese ha ridotto i prezzi per i consumatori di tutto il mondo e contribuito alla crescita dell’Asia attraverso l’integrazione all’interno di catene di distribuzione regionali.

 

La maggior parte dei prodotti con etichetta “made in China” non è fabbricata dalle SOE, essi sono principalmente il frutto di una “success story” del settore privato, accelerata dagli investimenti esteri che hanno introdotto capitali e tecnologia nelle province costiere della Cina. Quando la Cina aderì alla WTO, dalle SOE arrivava soltanto il 18% del valore complessivo dell’export industriale cinese. Questa cifra si è ridotta all’8% nel 2014. Una ricerca condotta nel 2009 su 430.000 industrie cinesi conferma che a dominare è il settore privato: il 69% delle entrate per risorse, manifattura e utility va a settori la cui proprietà è controllata a maggioranza da non-SOE, la maggior parte delle quali altamente competitive.

 

Solo il 16% dei ricavi industriali va a mercati concentrati e in gran parte di proprietà delle SOE – principalmente quelli del petrolio, dell’elettricità e del tabacco. Questi ultimi sono veri e propri monopoli di Stato, che non sono una caratteristica unicamente cinese. In molti altri paesi infatti il petrolio, l’elettricità e il tabacco sono stati, e in alcuni casi sono ancora, di proprietà dello Stato. Altri settori industriali dominati dalle SOE, come quelli dell’acciaio e del carbone, sono competitivi.

Tuttavia, mentre l’industria in Cina è prevalentemente privata e altamente competitiva, le aziende più grandi sono SOE. Dati i monopoli di Stato cinesi del petrolio e dell’elettricità, non sorprende che le tre principali aziende del paese sono due enormi conglomerati del petrolio e il fornitore di energia elettrica nazionale. Il fatturato complessivo di questi tre giganti nel 2013 era di 1.300 miliardi di dollari, pari al prodotto interno lordo del Messico.

Queste sono le maggiori “SOE centrali” cinesi, chiamate così perché sono dirette dalla State Assets Supervision and Administration Commission (SASAC) del governo centrale. I leader delle SOE centrali – il segretario di Partito, il general manager e, quando ce n’è uno, il presidente del consiglio di amministrazione, vengono considerati come funzionari di governo di alto livello, nominati e revocati dal centro.

 

Le SOE centrali dominano anche le telecomunicazioni e i trasporti. E, al di fuori della struttura della SASAC, il governo centrale detiene il controllo anche delle principali banche e società finanziarie, dell’industria del tabacco, dei principali media e delle poste. Complessivamente queste SOE centrali – spesso grandi conglomerati con centinaia di sussidiarie – nel 2013 producevano la metà del fatturato di 9.200 miliardi di dollari delle principali 500 aziende cinesi. Al di sotto del governo centrale, le province cinesi sono proprietarie di oltre 100.000 SOE, molte delle quali hanno joint venture con capitali privati.

 

Se prendiamo in considerazione gli investimenti, in Cina e all’estero, anche qui la porzione delle SOE sugli investimenti di capitale fisso è diminuita nell’ultimo decennio, dal 58% al 32%. I settori principali nei quali le SOE dominano ancora gli investimenti sono quelli delle infrastrutture e delle aziende di pubblica utilità. Si tratta di investimenti a sostegno del processo di urbanizzazione, che potrebbero a loro volta favorire un’ulteriore crescita del settore privato. Gli investimenti nel settore manifatturiero – 1/3 degli  investimenti complessivi in capitale fisso – sono privati per l’88%.

 

La combinazione di un settore manifatturiero privato e altamente competitivo con una politica del tasso di cambio a sostegno degli esportatori ha contribuito ai grandi surplus commerciali della Cina. E questi ultimi hanno rappresentato uno dei fattori che hanno permesso la politica cinese dell'”uscire” a caccia di investimenti esteri diretti che, inizialmente, si sono concentrati sulla fornitura di materie prime.

 

Secondo China Global Investment Tracker, il 58% dei grandi investimenti cinesi all’estero a partire dal 2005 è andato in energia e metalli. Di questi investimenti, l’80% è arrivato dalle SOE centrali, che dominano questi settori anche in Cina. Secondo l’ex capo della SASAC, quelli delle SOE centrali costituiscono il 70% degli investimenti cinesi non-finanziari all’estero.

 

Ma gli investimenti in risorse stanno diminuendo, e così si sta aprendo la strada per un maggior numero di investitori non statali. Secondo il database KPMG–University of Sydney, nel 2014 l’aumento degli investimenti privati nel settore immobiliare commerciale ha visto gli investimenti non-SOE superare quelli SOE per la prima volta in Australia. Gli investitori del settore privato cinese costituivano il 48% del valore totale e il 78% secondo un recente sondaggio.

 

 

La prominenza delle SOE negli investimenti all’estero milionari, o anche miliardari, suscita preoccupazioni per l’espansione globale del “capitalismo di Stato” cinese, nonostante la fetta di economia cinese appannaggio delle SOE si stia assottigliando.

 

Le economie avanzate, incluse quella statunitense e australiana, hanno un profondo interesse nazionale a relazionarsi alle SOE, non soltanto per avere accesso ai loro capitali. Le relazioni degli stranieri con le SOE danno alle aziende di Stato cinesi l’opportunità di sperimentare e di essere soggette – senza privilegi speciali – alla disciplina che regola mercati competitivi, all’interno di sistemi economici ben regolati.

 

Gli investimenti diretti in Cina hanno aiutato il nascente settore privato di quest’ultima ad allinearsi alle regole del commercio globale. Allo stesso modo, gli investimenti statali cinesi all’estero possono rappresentare un canale per riportare in Cina standard internazionali di trasparenza, governance aziendale e modelli di condotta di mercato.

 

 

Tratto da EASTASIAFORUM

Paul Hubbard è Sir Roland Wilson PhD Scholar at the Crawford School of Public Policy, The Australian National University. Questo articolo è un adattamento della sua audizione, il 24 febbraio 2016, davanti alla US–China Economic and Security Review Commission di Washington. Hubbard è attualmente in congedo dal ministero delle Finanze australiano e le opinioni espresse in questo articolo non sono in alcun modo riferibili alla tesoreria.

 



Commenti


Articoli correlati